E’ stato pubblicato dalla prestigiosa rivista di medicina Lancet lo studio The Lancet Regional Healt Europe 2021 promosso dalla Regione Emilia Romagna e condotto in tutte le principali strutture cardiologiche ospedaliere da Piacenza a Rimini che ha evidenziato due risultati di fondamentale importanza: non è aumentata la mortalità in ospedale dei pazienti infartuati rispetto al triennio precedente; la riduzione dei ricoveri per infarto è stata molto più contenuta rispetto ad altri territori. L’Emilia-Romagna ha, infatti, visto un calo del 20% mentre in alcuni Paesi in Europa si è arrivati anche al 50%. In linea con la media nazionale l’aumento della mortalità cardiaca extra-ospedaliera – che ha raggiunto il 17% in Emilia-Romagna – è dovuta al timore dei cittadini di accedere al Pronto soccorso durante la pandemia, e non ad un calo delle prestazioni.

L’esito di questo studio ha quindi dimostrato che la Rete per l’assistenza all’infarto ha retto alla prima ondata di pandemia e i pazienti con infarto miocardico hanno continuato, anche durante il lockdown a ricevere le migliori cure possibili. La paura di un contagio all’interno delle strutture ospedaliere è uno degli effetti indiretti del Coronavirus, ed è questo che ha portato i cittadini, di fronte ai primi segnali di un ipotetico infarto, a non ricorrere alle prestazioni sanitarie necessarie, dando come risultato finale un aumento nella media nazionale della mortalità cardiaca extra-ospedaliera. In Emilia-Romagna, la Rete regionale per l’assistenza all’infarto include nella sua organizzazione il servizio emergenza 118, i Pronto soccorso, gli ospedali spoke e gli ospedali hub con laboratorio di emodinamica, i quali hanno garantito adeguata assistenza e tempestivo trattamento.

L’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, ci tiene a sottolineare l’importanza dello studio svolto: “In primo luogo dimostra che un ‘effetto collaterale’ molto temuto del lockdown, e cioè l’aumento della mortalità per le altre patologie acute, non si è verificato, almeno per l’infarto. Certo un calo degli accessi al Pronto soccorso per le emergenze cardiache si è verificato, ma grazie alla fiducia nelle nostre strutture anche in momenti critici e alla preparazione dei nostri operatori e professionisti, questo non si è tradotto in un aumento di mortalità. Rappresenta un ulteriore motivo di soddisfazione che una rivista prestigiosa come Lancet l’abbia pubblicata: un riconoscimento per quei professionisti che nei momenti più bui non si sono mai risparmiati. Dobbiamo ribadire ai nostri cittadini che gli ospedali rimangono un luogo sicuro dove patologie tempo-dipendenti possono ricevere le cure necessarie”.

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