Emma Obounon, consigliera della Consulta dei Popoli:

L’ultimo anno è stato per tutta la popolazione un importante periodo di svolta e cambiamento, che tra le altre cose ha portato la nostra vita a vedersi incorniciata dentro un quadro di regole inedite. Per alcune persone tuttavia, le novità a cui abituarsi sono state molte di più. Tra loro ci sono infatti i cittadini che hanno deciso di trasferirsi o sono stati costretti a farlo. In particolar modo, secondo un report pubblicato dalla Provincia di Parma, al 1° gennaio 2021 si contavano nel territorio 68.243 stranieri, il 15% rispetto della popolazione e il 2% in più rispetto all’anno precedente. I motivi possono essere svariati e di varia natura, ma ciò su cui vogliamo concentrarci oggi è forse la conseguenza principale dell’arrivo in città di persone provenienti da altri paesi: la proliferazione di molteplici culture. Oggi 21 maggio infatti è la Giornata Mondiale della diversità culturale, dichiarata dal 2002 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a seguito dell’adozione della “Dichiarazione Universale della Diversità Culturale“. L’occasione ci porta quindi a immergersi in un paesaggio multilinguistico ed eterogeneo, un valore aggiunto per Parma e alla sua cultura.

Per questo abbiamo posto alcune domande a Emma Obounon N’taho, responsabile della Consulta dei Popoli di Parma, un organo del Comune nato con l’obiettivo di creare un legame e una rappresentanza politica della comunità straniera che vive in città. Emma vive in Italia dal 2004 e si è trasferita per congiungersi con la famiglia che già viveva in questo paese. Dal 28 gennaio 2020 è consigliera aggiunta in rappresentanza della Consulta dei Popoli, “dove non esiste più la figura del Presidente“, spiega.

Parma e gli stranieri: “Diversità culturale per abbattere gli stereotipi”

Ivoriana di origine, Emma Obounon vive in Italia da più di 15 anni e all’inizio dello scorso anno è arrivato il grande riconoscimento da parte della sua città. Obounon è stata infatti eletta come consigliere aggiunto della Consulta dei Popoli del Comune. Da più di un anno infatti Emma Obounon ha il compito di portare in Consiglio comunale le istanze e i bisogni comuni di tutte le comunità presenti sul territorio, proprio per favorire un clima in cui possano avere uguale rappresentanza le molteplici diversità culturali. Parma e la sua provincia infatti, sono una miscela multiculturale, dove alla comunità indiana e a quella musulmana, si vanno ad affiancare anche moldavi, albanesi e altre etnie dell’est, nonché una notevole presenza di africani. L’aumento di stranieri nell’ultimo anno di pandemia è spiegato dalla consigliera: “Molti arrivano a Parma perché hanno contatti con altri cittadini provenienti dallo stesso paese e trovano così sostegno e informazioni utili. La città di Parma offre l’accoglienza, il lavoro, la sicurezza, la sua bellezza, la salubrità…“.

Coloro che maggiormente vedono confrontata la propria quotidianità con altre culture sono comunque i bambini, dove a scuola hanno la possibilità di avere come compagni di classe bambini di altre culture o religioni. “Le scuole hanno progetti di accoglienza e di Intercultura, per i bambini neo arrivati è abbastanza facile inserirsi“, spiega Obounon, che però continua: “È sicuramente più difficile per chi arriva in età adolescenziale, perché le relazioni sono più mediate dalla lingua che dal gioco“. Le difficoltà però, non si limitano a problematiche legate alla comunicazione, ma anzi, rileva la consigliera, “trovare casa è molto difficile, spesso anche se si ha il lavoro non si affitta casa a persone straniere“. Inoltre, la città sarebbe “molto cara” e infine i tempi per l’ottenimento del permesso di soggiorno sono “molto lunghi“.

Una città in cui però possono susseguirsi e convivere culture diverse, ognuna contrassegnata dalla propria storia e dalle proprie abitudini, deve essere letta come un’insieme di possibilità in cui il confronto culturale porta all’arricchimento reciproco. “I pregiudizi, la paura dello sconosciuto, il razzismo, gli stereotipi possono tutti essere abbattuti se le culture si confrontano e incontrano tra di loro – spiega Obounon -; e anche la religione, quando è vissuta con rispetto e vera spiritualità, non può portare a divisioni“. Un passo importante tuttavia, spetterebbe alla legge: “Lo Ius Soli – conclude la consigliera – garantirebbe la cittadinanza a chi nasce in un paese e aiuterebbe a superare le divisioni di di razza, perché si può essere di colori diversi ma essere cittadini uguali perché nati in uno stesso paese“.

© riproduzione riservata