“A meno di un mese dal voto all’interno della coalizione di maggioranza, il referendum sta assumendo i toni di un vecchio regolamento di conti tra due litiganti“
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Il Comitato per il Sì di Fare! con Tosi di Parma, ha inviato una lunga nota in rende pubbliche alcune riflessioni sul referendum del 4 dicembre. In particolare il gruppo si sofferma sull’impressione che il referendum stia diventando un indice di gradimento del Presidente del Consiglio. Nei sondaggi, infatti, sembra che sia questo l’argomento a prevalere, a scapito del sondaggio referendario.
“Non crediamo – scrivono da Fare! – di esserci discostati molto dalla realtà. A meno di un mese dal voto non si può negare che all’interno della coalizione di maggioranza, il 4 dicembre stia assumendo i toni di un vecchio regolamento di conti tra due litiganti“.
Anche il centrodestra, secondo il gruppo di Tosi, ritorna sui suoi passi. Se dieci anni fa voleva portare alle urne gli italiani per l’abolizione del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di parlamentari e la revisione delle competenze fra stato e regioni, oggi si schiera per il ‘No’. “Il pretesto? Le differenze di contorno rispetto ai temi trattati“.
La domanda che si pongono gli esponenti di Fare! è molto semplice: “Siamo certi che al centro della discussione ci sia solo e soltanto l’interesse per la nostra costituzione? Noi ne dubitiamo e non possiamo assolutamente permettercelo“. Il referendum non deve diventare una propaganda filogovernativa o antigovernativa.
“Votare ‘Si’ – spiegano – non significa essere renziani. In ballo non c’è una legislatura. C’è il futuro e una grande occasione per ripartire. Occorre un nuovo inizio, che non potrà essere dato dal sostituire il 63esimo governo in 70 anni, ma dalla volontà di cambiare un sistema che si è rivelato inefficace a partire dalle radici del parlamento. Abbiamo un disperato bisogno di riforme, ora e subito“.
Non possiamo chiedere agli italiani di aspettare ancora; non possiamo chiederlo al 40% dei giovani che non hanno un impiego
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La posizione di Fare! è chiara ed argomentata da precisi dettami. “Non possiamo chiedere ancora ai giovani – commentano – di aspettare ed essere fiduciosi nelle istituzioni. Non possiamo se le stesse istituzioni non tutelano il lavoro, gravandolo di costi per sostenere una macchina burocratica statale eccessiva e sprecona“.
“Non possiamo – continuano – domandare ai nostri pensionati di sacrificarsi ulteriormente. Dopo una vita di interi sacrifici, quando le idee e le proposte di legge a tutela dei cittadini possono rimbalzare per 20 anni tra camera e senato. Rendendo vano ogni tentativo.
“Non possiamo pretendere dai lavoratori autonomi, dai commerciati di continuare ad essere degli eroi e di lottare ogni giorno contro un cuneo fiscale asfissiante. Se i partiti restano impassibili di fronte agli appelli di Confindustria, Coldiretti e Confartigianato, che per la prima volta hanno scelto di schierarsi pubblicamente e di farlo a sostengo del referendum, ritenuto fondamentale per questo Paese”.
“Possiamo invece dare luce ad un cambiamento mettendo noi fine all’immobilismo della politica“
La via d’uscita, secondo Fare! con Tosi è scendere nelle strade tra la gente. “Lo abbiamo fatto – spiegano – perchè vogliamo uno Stato diverso. Noi diciamo si a uno Stato dove non ci siano deputati e senatori pagati per svolgere le stesse funzioni. Noi siamo coerenti. Non abbiamo mai votato la fiducia al Governo, ma abbiamo votato la riforma. Allo status quo di questo Paese, abbiamo scelto il cambiamento“.
L’errore da non ripetere è quello della bocciatura della devolution, avvenuta per fare un dispetto a Berlusconi. Per questo l’appello di Fare! va nella direzione di scegliere se si vuole o no cambiare il Paese “non votare la simpatia o l’antipatia del Presidente del Consiglio“.
“Noi diciamo si a uno Stato governabile, che non conceda alibi di sorta e che impedisca ai membri del parlamento di tergiversare e perdere tempo nel varare le leggi. Noi diciamo si a uno Stato che cominci a ridurre le poltrone, a partire da quelle di 315 senatori. Noi diciamo si a uno Stato che riduca i compensi dei consiglieri regionali e che abolisca le province. Noi diciamo si a uno Stato che chiarisca le competenze delle regioni, che eviti corsi e ricorsi storici alla corte costituzionale e che premi finalmente quelle più virtuose. Noi diciamo si a uno Stato che promuova le leggi di iniziativa popolare e che sia tenuto a discuterne concretamente nelle opportune sedi“.
La riflessione per il Fronte del ‘No’
Una riflessione va anche in direzione del Fronte del ‘No’. “Non deve essere facile – scrivono gli esponenti di Fare! – fare il politico del fronte del ‘No’. Sicuramente perché gli argomenti contrari alla riforma sono deboli. Ma c’è dell’altro. C’è dell’imbarazzo, un silenzioso e goffo imbarazzo perché la compagnia del ‘No’ include forze politiche di ogni tipo che però sembrano o vogliono far sembrare di non vedersi, semplicemente ignorandosi“.
“Berlusconi vota come l’avversario di sempre D’Alema. Che vota come Salvini che sul No la vede come Mario Monti. Che vota come Giorgia Meloni che, nonostante le radici antifasciste della Costituzione Italiana, vota come Gustavo Zagrebelsky che ha dichiarato di voler smettere di insegnare diritto costituzionale qualora vincesse il ‘Sì’. E non dimentichiamo i Cinquestelle che per ironia della sorte votano No“.
“Un mix che fa sorridere e confonde allo stesso tempo“, concludono. “Ma loro non sembrano e non vogliono parlarne, attaccati come sono alle loro ragioni. E ai nostri amici del centrodestra diciamo: vi rendete conto che votando no votate con la sinistra estrema, con la Cgil, con D’Alema e Bersani e contro Confindustria e Coldiretti? Non deve essere una gran bella compagnia…”
