“Non basta un aumento”: farmacisti in sciopero: contratto scaduto, tutele ferme
“Oggi il farmacista è un punto di riferimento sanitario sul territorio, un professionista laureato che svolge un ruolo sempre più vicino a quello del medico di base nella relazione con il cittadino. Eppure, questo non trova alcun riconoscimento concreto né economico nel rinnovo contrattuale”
Oggi in tutta Italia circa 60 mila farmacisti dipendenti delle farmacie private convenzionate con il servizio sanitario nazionale incrociano le braccia per uno sciopero di 24 ore, lanciato dalle sigle sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, in risposta al blocco delle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da tempo. Al centro della vertenza vi è una proposta di aumento salariale – poco più di 180 euro lordi in tre anni – respinta dai sindacati come insufficiente. Le parti segnalano posizioni lontane: i sindacati rivendicano un riconoscimento della professionalità e del ruolo strategico delle farmacie come presidio sanitario territoriale; la controparte, Federfarma, risponde che ogni ipotesi deve essere sostenibile per tutte le farmacie, grandi e piccole.
Sul fronte locale, la mobilitazione assume un profilo concreto anche in Emilia-Romagna. Nella provincia di Reggio Emilia, circa 92 farmacie private e circa 650 addetti sono coinvolti nello sciopero di giovedì 6 novembre, con un presidio convocato davanti alla Prefettura in Corso Garibaldi dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Alla manifestazione confluiranno anche lavoratori delle province di Parma e Piacenza. Con questa articolazione territoriale, la vertenza contrattuale – nazionale nei termini, locale nelle ripercussioni – assume una dimensione operativa che coinvolge direttamente le comunità e le catene della distribuzione farmaceutica in Emilia-Romagna, rafforzando la pressione su Federfarma affinché torni a negoziare in modo significativo.
I sindacati: “Riaprire la trattativa sul contratto”
Abbiamo parlato con Roberta Nicoletti, sindacalista della Fisascat CISL di Parma e Piacenza, per comprendere le ragioni dello sciopero e fare chiarezza su un contratto che, secondo i lavoratori, presenta non solo debolezze economiche, ma anche una scarsa valorizzazione del ruolo dei farmacisti all’interno del sistema sanitario. Tra i problemi sollevati da numerosi farmacisti che operano sul territorio di Parma c’è anche la necessità di adeguare il nuovo contratto a quello della sanità, poichè molti dei servizi che oggi vengono offerti in farmacia sono da paragonarsi a servizi di tipo sanitario (ad esempio le prenotazioni CUP). “Lo sciopero di oggi nasce dalla necessità di rinnovare questo contratto, scaduto da agosto dello scorso anno. Gli aumenti salariali proposti non coprono il costo dell’inflazione e mancano strumenti adeguati per la formazione continua, la regolamentazione dei turni, la classificazione del personale e le maggiorazioni. In sostanza – spiega Nicoletti – chiediamo un contratto che rispecchi davvero la realtà del lavoro che si svolge ogni giorno in farmacia, con le giuste tutele e il riconoscimento che la professione merita”.
Tra le rivendicazioni dei farmacisti, non c’è solo la questione salariale. Come spiega Roberta Nicoletti, il cuore della protesta riguarda il riconoscimento pieno del ruolo professionale e delle nuove responsabilità che la farmacia dei servizi richiede oggi. “Le nostre richieste puntano a dare chiarezza e valore al lavoro quotidiano dei farmacisti. Chiediamo che la formazione ECM sia garantita e retribuita: è un obbligo di legge, ma troppo spesso pesa sulle lavoratrici e sui lavoratori, sia in termini economici che di tempo personale. Serve una revisione della classificazione professionale che riconosca davvero competenze, responsabilità e progressioni di carriera. Chiediamo maggiorazioni adeguate per chi lavora la domenica, nei festivi, di notte o in reperibilità, oltre a migliori tutele per maternità, congedi e malattia, e permessi che consentano di conciliare la vita privata con i ritmi di lavoro. L’obiettivo è aggiornare il contratto, renderlo coerente con la farmacia dei servizi e con la realtà che ogni giorno affrontiamo dietro al banco”. Un contratto, dunque, che non si limita a chiedere un adeguamento economico, ma una rivalutazione complessiva della professione, oggi chiamata a essere il primo presidio sanitario sul territorio, tra cittadinanza, salute e nuovi bisogni sociali.
“Proposta di Federfarma inadeguata”
Sul tavolo delle trattative, la distanza tra le parti resta ampia. La proposta avanzata da Federfarma – un aumento di 180 euro lordi spalmati su tre anni – è stata giudicata dai sindacati “irricevibile” e sproporzionata rispetto al ruolo e alle responsabilità dei farmacisti di oggi. “L’aumento proposto non copre nemmeno l’inflazione che abbiamo già subito tra il 2022 e il 2023 – prosegue Nicoletti – e non tiene conto dell’evoluzione della professione dopo l’introduzione della farmacia dei servizi. Oggi il farmacista è un punto di riferimento sanitario sul territorio, un professionista laureato che svolge un ruolo sempre più vicino a quello del medico di base nella relazione con il cittadino. Eppure, questo non trova alcun riconoscimento concreto né economico nel rinnovo contrattuale. Chiediamo un adeguamento che rifletta la realtà del lavoro che facciamo ogni giorno e la responsabilità che ci assumiamo nei confronti della salute pubblica”.
La vertenza, dunque, non si gioca solo sui numeri ma sulla dignità professionale di una categoria che, negli anni della pandemia e oltre, ha continuato a garantire un presidio essenziale, spesso senza tutele adeguate e con un contratto fermo da oltre un anno. È qui che, secondo i sindacati, si gioca la partita più importante: riconoscere il farmacista come professionista della salute, e non solo come figura commerciale. “La nostra richiesta cambia gli equilibri del settore – conclude la sindacalista – perché riconoscere che il farmacista è un professionista significa aumentare le tutele, valorizzare economicamente le competenze e definire nuovi criteri di classificazione e formazione continua. Oggi Federfarma difende ancora una logica legata alla farmacia come esercizio commerciale, mentre noi chiediamo che venga riconosciuto il suo vero ruolo: quello di presidio sanitario territoriale, parte integrante del sistema di cura e di prevenzione”.
Un cambiamento che, se accolto, potrebbe ridefinire non solo i contratti, ma anche il modo in cui il Paese guarda al lavoro quotidiano di chi, dietro il banco di una farmacia, svolge un servizio pubblico essenziale.
La replica di Federfarma: “Trattative in corso”
Arriva la replica di Federfarma Parma, che invita a riportare la discussione all’interno del tavolo nazionale e a considerare la complessità di un comparto molto eterogeneo. “La trattativa è in corso a livello nazionale tra la rappresentanza sindacale e le organizzazioni dei lavoratori – spiega il presidente di Federfarma Parma Dottor Alessandro Merli – e l’auspicio è che si possa arrivare a un accordo equilibrato”.
Il nodo, riconosce, resta quello economico, ma va letto in un quadro più ampio. “Le nostre offerte economiche sono già state riviste al rialzo – aggiunge – ma il contratto nazionale deve valere per tutte le farmacie, che sono realtà molto diverse tra loro. È necessario trovare una media sostenibile per tutti, lasciando poi spazio a contratti di secondo livello, su base regionale, che possano introdurre strumenti di welfare o incentivi specifici”.
Il presidente ricorda anche che la categoria dei farmacisti dipendenti ha uno status particolare: “Il loro è un contratto che nasce da quello dei collaboratori, non dei sanitari, ed è l’unico che prevede 13 mensilità invece di 14. È giusto che la trattativa si concentri su aspetti economici concreti e sulla sostenibilità per l’intero settore.” Uno sguardo va anche al contesto normativo che, negli anni, ha mutato gli equilibri del comparto: “Con il governo Monti è stato abbassato il quorum per l’apertura delle farmacie, aumentando la concorrenza, e già con il decreto Bersani erano state introdotte le parafarmacie. È normale che oggi, in un mercato più complesso, si cerchi un nuovo equilibrio. I collaboratori sono la vera anima delle farmacie, non si può prescindere dal trovare un equilibrio”.
Una posizione che riporta la questione dentro i confini della trattativa, ma che lascia aperta una domanda di fondo: tra sostenibilità economica e riconoscimento professionale, quale sarà il futuro del farmacista italiano?

