Il Consiglio Comunale di Felino dello scorso 28 novembre, ha evidenziato, per l’ennesima volta, la superficialità e scorretezza con cui l’attuale amministrazione conduce questo momento istituzionale così importante“, afferma Rosina Trombi e i consiglieri di minoranza del gruppo “Fare Felino”. Durante il momento dedicato alle ‘Comunicazioni del Sindaco e della Giunta’ è stato invitato il nuovo parroco di Felino, Don Martino, a portare un saluto di benvenuto. Un intervento che ha destato non poche polemiche: “Un benvenuto che il prete ha trasformato, per oltre 10 min, in un sermone politico fazioso, dichiaratamente di parte e vistosamente irrispettoso delle differenti realtà politico-sociali che i Consiglieri Comunali rappresentano all’interno della Casa Municipale“, prosegue il racconto della minoranza.

Il Sindaco, nella sua veste di Presidente del Consiglio, sempre così puntuale nel ricordare alle minoranza il rispetto dei tempi durante i loro interventi; così puntuale nel negare, a volte, la parola alle minoranze stesse, non ha ritenuto opportuno interrompere il triste spettacolo, dimostrando così di non essere il grado di farsi garante delle differenti comunità che abitano il paese, lasciando così proseguire il prete nel suo fanatico intervento politico che nulla aveva di pastorale. Da rimarcare che nessuno/a tra i rappresentanti della maggioranza ha chiesto o manifestato l’esigenza di interrompere quanto stava accadendo per riportare l’attenzione all’ordine del giorno della seduta consigliare stessa“.

Non ci esprimiamo – concludono i consiglieri di Fare Felino – qui sulle tematiche trattate durante l’imbarazzante discorso del parroco, tematiche delicate e inopportune nel contesto. Noi, Consiglieri Comunali di Fare Felino, nel nostro ruolo di minoranza, ribadiamo ormai da oltre 2 anni, il rispetto dell’Istituzione che questa maggioranza rappresenta e delle regole che la governano; critichiamo quindi in modo forte e deciso questa libera interpretazione dei regolamenti. La Casa Municipale non deve essere utilizzata come una casa privata, bensì deve essere luogo di vita civile che presuppone rispetto, confronto e impegno nella sua gestione“.