Lo stilista parmigiano Filippo Alpi si racconta tra moda, arte e curiosità | INTERVISTA

Filippo Alpi, lo stilista che ha reso Parma famosa in tutto il mondo e che nei suoi capi “cuce” anche la storia

Immaginatevi una nuvola, un po’ nebbiosa, malinconica ma al tempo stesso felice, che tramite ricordi rievoca una Parma culturale, attiva, ricca di stile, opere liriche. Una città che era crocevia di un pellegrinaggio culturale di altissimo livello con pittori, cantanti, scrittori e intellettuali che venivano nella Piccola Parigi per assaporare quell’allure magico e incantevole che da sempre la contraddistingue. Parma una città che ha fatto del suo provincialismo un ottimo punto di forza e partenza per far si che oggi diventasse la Capitale della Cultura 2020, vestendosi così di quella visone internazionale di tutto rispetto che si merita.

In Vicolo Sant’Ambrogio 4/B, seduto su una seggiola di pelle bordeaux, tra il fumo di una sigaretta mista al profumo di patchouli, c’è Filippo Alpi stilista, artista e intellettuale che nella sua lunga carriera ha “cucito” un po’ della nostra città nei suoi abiti facendoli girare in tutto il mondo. Per questo nel 1988 è stato insignito dal Comune di Parma dell’attestato di Civica Benemerenza con la seguente motivazione “A Filippo Alpi per aver esaltato nei prodotti del suo lavoro il gusto, la genialità della nostra gente”. Ha fatto del suo stile un linguaggio chiaro, riconoscibile, inimitabile e indimenticabile che ha segnato la storia della moda, lavorando attivamente all’affermazione del Made in Italy negli anni ’70 e ’80 al fianco di nomi divenuti importanti nell’attuale fashion system come Armani, Ferrè, Verace e Krizia che si incontravano a Milano per la settimana della moda.

Con maestria ed estro ha cucito nei suoi abiti tradizione, portamento e classe facendo si che tra quelle cuciture vi entrasse il bel canto verdiano, una pala del Correggio e le palette colore della nostra città. Filippo Alpi è  senza dubbio maestro e intellettuale della stoffa, delle cromie e di uno stile inimitabile fatto di grandi pullover a rombi e cappotti impunturati. Oltre alla moda la sua carriera è delineata da innumerevoli quadri e dipinti dove l’immaginazione e l’utilizzo delle tinte diventano l’elemento distintivo delle sue opere astratte ma che si legano a rimandi cubisti e a volte surrealisti. Se gli si chiede com’è nata la sua creatività lui risponde senza dubbio: “E’ nata quando sono nato io, la creatività è talento, si nasce con il talento, non c’è nessuna scuola che ti insegna la creatività, a disegnare bene sì, ma lo stile no. E’ una cosa innata che nasce dentro di te e con te. Se la hai potrai fare grandi cose” – e poi aggiunge – “è stato senza dubbio mio padre che ha tirato fuori il mio talento facendomi viaggiare prima in Inghilterra e poi in Francia, e tutto questo mi ha aperto la mente e così che ho potuto ammirare lo stile, la formazione e la bellezza.” Negli anni francesi conosce anche il fotografo di moda Richard Avedon e il filosofo Jean-Paul Sartre.

Dopo questa esperienza torna a Parma dove da prima apre  un negozio e successivamente nel 1978 fonda il suo omonimo marchio di moda con diverse linee: Filippo Alpi uomo e donna, Filippo Alpi Pelle, Equipo, La Champagnerie, Viola e Filippo Alpi Junior. Disegnate insieme alla moglie Rita e un grande gruppo di lavoro, capace, competente e attento alla clientela che voleva capi sartoriali, inimitabile e dotati di una raffinatezza che guardava ai film della Nouvelle Vague o del Neorealismo Italiano ma anche al rigore inglese sia sartoriale che equestre mischiato a punte d’orientalismo. Filippo Alpi è un uomo intelligente, irriverente, con la battuta pronta e le idee chiare. Appassionato di cinema, letteratura, teatro e politica sul loro stile dice “Non ne parliamo, sono tutti vestiti di blu! Con camice bianche, pantaloni senza forma e i loro cappottini striminziti, la cravatta azzurre e per lo più lucide. Una volta c’erano politici eleganti come Roosvelt, Kennedy per non parlare di Wiston Churchill, oggi invece siamo passati alla felpa slogan, sarà stile?

Quello stile identitario parte da una foto e da una grandissima intuizione che lega la sua famiglia ad Attilio Bertolucci, “Un giorno andando in casa di mio zio Maurizio Alpi,  famoso medico della nostra città, fratello di mio padre, ho visto tra le sue cose questa foto dove i protagonisti sul molo di legno di Forte dei Marmi nel 1935 erano il poeta Attilio Bertolucci, la sua futura moglie e la sorella di lei, in compagnia di mio zio. Ho scelto questa foto per far si che diventasse l’identità del mio marchio, che ha fatto la storia, perché rappresenta me, la mia famiglia e la mia memoria”. Un manifesto pubblicitario che entra nella storia della comunicazione la sua autenticità e inimitabilità, che altri hanno provato ad emulare senza però cogliere il segno e la profondità del legame che la rappresenta. Le sue collezioni parto sempre dalla ricerca del tessuto, dai colori e dalle composizioni e soprattutto da una immaginazione veloce e travolgente – “le mie più belle sfilate sono nate tutte in macchina, in viaggio, da un getto e da un’ispirazione veloce e dinamica, questo non succede solo per la moda ma anche nelle mie opere d’arte, è una sensazione che ti senti scorrere veloce nelle vene e così il tutto si compone velocemente

Nel rievocare Parma ci regala anche un ricordo che lo lega a Bernardo Bertolucci, suo amico: “Avevamo sedici-diciassette anni, era l’ultimo dell’anno e per noi era una giornata malinconica piuttosto triste, verso le dici di sera mi ha telefonato e ci siamo visti in centro per fare due passi, successivamente abbiamo cenato al Gallo D’oro raccontandoci diverse cose,a notte fonda sono entrati Vittorio Gassman e Annette Stroyberg che venivano dal Teatro Regio, erano meravigliosi, bellissimo, giovani, eleganti e io e Bernardo in un qualche moda li abbiamo “invidiati” per la loro felicità e la loro bellezza. Anni dopo quando ci incontravamo ricordavamo questo aneddoto per rievocare quello che eravamo per poi arrivare al successi per lui 11 premi oscar e per me i successi nel mondo della moda” 

Quando gli si chiede cosa pensa del fashion system attuale la riposta è molto chiara e diretta “purtroppo oggi si parla di moda non di stile, perché aimé quello non c’è quasi più. La rovina è il consumismo, la velocità, questo succede ovunque anche nel modo delle automobili, devi fare in maniere che tutto sia veloce, pronto e immeditato che porta al trionfo della volgarità, dell’omologazione e dell’uguaglianza spero si torni a parlare di stile e di eleganza quello senza tempo” e poi si lascia andare ad una confessione sul suo marchio: “Sarà sicuramente mia figlia Viola a traghettare nel futuro il mio marchio con la sua creatività, il suo talento e forse userà la potenza di internet e di tutti i nuovi mezzi per far conoscere il mio stile di nicchia

Si può dire che Filippo Alpi è un intellettuale dello stile, genio delle sue più grandi creazioni e artista a tutto tondo, che grazie alla sua creatività riesce a dar vita alla materia più semplice come il tessuto o la tela bianca donandogli un’anima e uni stile senza tempo formando così una filosofia del bel vestire.

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