Forest Bathing Appennino

Il Forest Bathing, in italiano “bagno nella foresta” è una pratica giapponese, che consiste nel trascorrere del tempo immersi nella natura a scopo terapeutico. Attraverso lente camminate, e soste con esercizi di respirazione. I giapponesi lo chiamano Shinring-Yoku 森林浴: cominciarono a praticarlo negli anni Ottanta, dopo che gli studiosi del Sol Levante avevano scoperto che stare a stretto contatto con il bosco giovava sia alla salute fisica che alla psiche. Iniziarono a consigliarlo abitualmente ai loro pazienti, sempre più stressati da uno stile di vita frenetico. Come molte pratiche asiatiche, anche questa affonda le proprie radici in un’idea ben precisa, ossia che l’uomo, così come gli altri animali, sia figlio della terra e che, quindi, solo il contatto con essa possa guarirlo. Quest’unione tra uomo e natura fa leva sugli istinti primari e genera un immediato rilassamento, un senso di pace ed equilibrio che, una volta tornati dall’escursione, si traduce nel bisogno fisico di partire di nuovo.

Il primo passo per approcciarsi allo Shinrin-Yoku, è ritagliarsi un momento di totale libertà da impegni e preoccupazioni. Il benessere psicologico che si avverte camminando in mezzo al verde è dato da diversi fattori, primo tra tutti gli effetti terapeutici e curativi degli oli essenziali rilasciati dalle piante in maniera naturale. I più incisivi sono quelli delle conifere, conosciuti anche come oli essenziali legnosi, che pare riducano ulteriormente il rischio di problemi psico-sociali, legati allo stress. Alcune ore di cammino, in un ambiente boschivo, permettono di entrare in contatto con moltissime altre sostanze naturali, che combinate insieme, agiscono sulla pressione sanguigna, generando un effetto distensivo e calmante. Inoltre, è indicato anche durante il periodo di recupero da un intervento chirurgico o da una malattia. Può essere utile anche per coloro che hanno problemi di sonno, in più permette di contrastare la sindrome di iperattività e l’incapacità di concentrarsi.

L’Appenino Parmense con la sua vastità di boschi, dispone di tutto il necessario per esercitare questa pratica. Sulle colline parmensi possiamo trovare diverse varietà di alberi tra cui: querce, faggi e castagni, il tutto a quindici chilometri da Parma, nei sentieri del bosco tra le valli del Taro, del Parma, del Ceno e della Val d’Enza: queste valli, una volta erano tra i luoghi preferiti della duchessa Maria Luigia. Inoltre, sono conosciute per la raccolta di funghi pregiati, ma ora anche per l’attività del Forest Bathing. Tra le possibili mete ci sono: il monte Losanna (1.856 m); il monte Marmagna (1.852 m); il monte Orsaro (1.831 m) e il monte Paitino (1.815 m), tutte all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Per non parlare del Parco Regionale dei Boschi di Carrega.

Per avere un parere più qualificato, abbiamo deciso di intervistare Francesco Meneguzzo, che da anni pratica Forest Bathing ed organizza dei corsi mirati per chi vuole iniziare questo tipo di esperienza. 

Come agisce il Forest Bathing sulla nostra salute?

L’immersione negli ambienti forestali, sia sostanzialmente libera (Forest Bathing, o bagno di foresta), sia guidata da professionisti clinici quali psicologi o psicoterapeuti (Terapia Forestale), agisce sulla nostra salute attraverso la mediazione dei sensi, in particolare vista, udito, tatto e olfatto. La visione degli elementi naturali, tipicamente ripetitivi e quindi rilassanti, a partire proprio dagli alberi, l’ascolto dei suoni forestali quando non contaminati da rumori artificiali, il tatto del legno e di altri elementi naturali, infine le fragranze dell’aria forestale e in particolare l’inalazione degli oli essenziali emessi dalle piante e dal suolo, rappresentano ciascuno, e ancora di più insieme, un complesso di fattori che porta al rilassamento psicofisico e ad altri benefici fisiologici importanti. Alla riduzione dello stress, dell’ansia, della depressione e di altri costrutti psicologici che minano il nostro benessere si affiancano infatti il miglioramento dello stato ossidativo e infiammatorio dell’organismo, il miglioramento dello stato del sonno e l’attivazione di importantissime componenti delle difese immunitarie.

È importante ricordare che soltanto sotto la guida esperta di psicologi o psicoterapeuti, in grado di condurre le persone al ritmo giusto e secondo metodi di immersione consolidati e verificati, è possibile parlare di “Terapia Forestale”, quindi di risultati statisticamente certi, di entità nota e ripetibili.

Ogni quanto è consigliabile praticare l’attività per ottenere evidenti benefici?

È utile sottolineare, e indicativo della connessione tra la salute mentale e quella fisica, che le persistenze nel tempo dei benefici psicologici e di quelli fisiologici sono approssimativamente le stesse, in dipendenza dalla durata dell’esperienza immersiva: un giorno per 20 minuti di immersione, fino a una settimana dopo un’esperienza di 2-3 ore, e fino a un mese per immersioni di 2-3 giorni oppure esperienze ripetute ogni settimana per quattro settimane consecutive. Consigliamo quindi di ripetere le esperienze di Terapia Forestale almeno una volta la settimana per alcune ore e almeno per quattro settimane consecutive, quindi di riprendere dopo un mese, oppure una volta al mese per 2-3 giorni, per esempio nel corso di un intero fine settimana ogni mese.

Si dovrebbe considerare che non esiste, e forse non esisterà mai, una terapia o un farmaco in grado di apportare, almeno nei confronti di individui “sani”, i benefici preventivi recati dalla Terapia Forestale, che tra l’altro è priva di effetti collaterali dannosi. Quindi, quello che sembra un impegno importante è in realtà un presidio fondamentale a difesa della nostra salute. Si pensi che, per esempio, gli indici di ansia, depressione e ostilità possono essere abbattuti anche oltre l’80% per il 95% delle persone.

Il Forest Bathing si pratica da soli oppure in gruppo?

Il Forest Bathing si pratica individualmente anche quando si è in gruppo, perché gli effetti benefici prescindono dalle interazioni tra persone, anzi ne sono danneggiati. La difficoltà di mantenere spontaneamente un’adeguata “distanza” interpersonale durante le esperienze di immersione in foresta costituisce un ulteriore motivo che porta ad affidarsi a professionisti clinici nella conduzione dei gruppi e quindi a praticare la vera e propria Terapia Forestale.

Quali sono le attività che vengono proposte per quanto riguarda l’Appennino Parmense?

Nel corso del progetto congiunto tra il Club Alpino Italiano (CAI), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) attraverso il relativo Istituto per la Bioeconomia, e il Centro di Riferimento per la Fitoterapia presso l’Ospedale Universitario Careggi di Firenze, insieme a medici ricercatori di Reggio Emilia, è stato qualificato il sito circostante il Rifugio Mariotti, di proprietà della Sezione CAI di Parma e situato sulle sponde dello splendido Lago Santo. Il nostro auspicio è che già nella prossima stagione di apertura regolare vi possa essere organizzato un servizio regolare e calendarizzato di Terapia Forestale, grazie ai bravissimi operatori volontari di Terapia Forestale della stessa Sezione CAI, ai meravigliosi gestori del Rifugio e alle tante psicologhe e psicoterapeute formate e ormai esperte.

Ogni quanto e dove organizzate le attività di gruppo e come si fa a prenderne parte? 

Finora sono state condotte esperienze singole o ripetute al massimo due volte per ciascun sito qualificato in tutto il centro-nord Italia, di carattere sperimentale e scientifico. Già nel corso della prossima stagione saranno attivati servizi regolari presso i siti qualificati e anche presso nuovi siti e percorsi, auspicabilmente anche nel territorio parmense, che saranno adeguatamente pubblicizzati. Contiamo anche di poter estendere l’offerta a tutto l’anno, interessando luoghi non soltanto sull’alto Appennino ma anche più prossimi alla pianura.

È aperta a tutti questa pratica? A chi la consiglierebbe in particolare?

Finora abbiamo sperimentato la pratica della Terapia Forestale con soggetti adulti e “sani” o comunque non in carico al Servizio Sanitario per specifiche patologie, cui quindi possiamo consigliarla con sicurezza. Abbiamo osservato che i benefici sono indipendenti dal genere e dalla residenza delle persone, crescono con l’età del soggetto e sono relativamente più importanti per le persone che non frequentano abitualmente ambienti naturali. In ogni caso, sempre per persone non soggette a trattamenti sanitari specifici, si tratta di una pratica consigliata per tutti.

È possibile farla in tutti i periodi dell’anno oppure solo in alcune stagioni?

Le esperienze riportate nella letteratura scientifica hanno dimostrato che la Terapia Forestale è efficace in tutte le stagioni; quindi, può essere praticata in tutti i periodi dell’anno. In inverno è probabilmente necessario permanere più a lungo nell’ambiente forestale per raggiungere benefici comparabili con quelli del periodo estivo. Per ragioni pratiche, l’alto Appennino è consigliabile dalla tarda primavera alla prima parte dell’autunno, ma in un territorio che si estende dalla pianura alla montagna sarà sempre possibile individuare siti idonei per la pratica della Terapia Forestale in ogni stagione.

Viviamo in una società inondata dalla tecnologia e dove regna la fretta di fare, perché è importante ritrovare il contatto con la natura?

L’essere umano è geneticamente strutturato per trovare il proprio ambiente ideale nella foresta, fonte di rilassamento e salute, in cui ha vissuto per la grandissima parte della propria storia, mentre l’ambiente urbano e i ritmi della vita contemporanea sono fonte di stress e di moltissimi altri disturbi psicofisici. Fortunatamente, non è necessario trasformarsi in eremiti per ripristinare il proprio equilibrio mentale e, in certa misura, anche fisico, dal momento che, come spiegato in precedenza, sono sufficienti periodi di immersione forestale di 2-3 ore alla settimana, o un fine settimana al mese.

Per quanto riguarda il nostro paese secondo lei questa pratica è poco conosciuta? Se sì, come si potrebbe diffonderla a più persone possibili?

Più che poco conosciuta, la pratica del Forest Bathing è stata spesso travisata e utilizzata a fini commerciali secondo criteri molto poco scientifici. Da parte nostra, abbiamo per la prima volta sistematizzato e ricondotto nell’ambito scientifico e sanitario la Terapia Forestale, attraverso una intensa attività di sperimentazione sul campo. Abbiamo in particolare prodotto, nel dicembre 2020, il primo libro scientifico, scritto in modo accessibile a tutti, dal titolo “Terapia Forestale“. Consigliamo la lettura di questo libro per apprendere le basi e le tecniche adeguate ai fini di risultati di valore terapeutico. Successivamente, abbiamo prodotto un importante articolo scientifico, che sta riscuotendo notevole successo a livello internazionale e anch’esso è liberamente accessibile.

Nel corso del 2021, attraverso oltre 40 campagne sperimentali e con il coinvolgimento di oltre 850 partecipanti, decine di psicoterapeuti e operatori CAI, abbiamo condotto la sperimentazione più importante finora effettuata al mondo. I risultati di questa sperimentazione, tutt’ora oggetto di analisi, costituiranno una svolta fondamentale con riflessi non solo in Italia ma a livello globale. Decisiva, infine, per la diffusione presso il pubblico più vasto sarà la costituzione di un’offerta diffusa di servizi di Terapia Forestale, presso Rifugi CAI e altri siti, per esempio sullo stile di quella attivata a Fiuggi fin dallo scorso mese di luglio, che ha seguito la nostra qualificazione dei locali splendidi boschi e che rappresenta un esempio per tutti di collaborazione tra un’Amministrazione Comunale e la locale Sezione CAI di Alatri.

Vuole dare qualche consiglio in particolare a chi si approccia per la prima volta al Forest Bathing?

Consiglio di approcciarsi alla Terapia Forestale, quindi sotto la guida di professionisti esperti, con la fiducia ispirata dalla più grande sperimentazione scientifica mai condotta nel mondo. In particolare, consiglio di affidarsi, fin dalla prossima stagione, ai servizi che saranno organizzati dal Club Alpino Italiano, coadiuvati da CNR, CERFIT e altri partner istituzionali e di provata autorevolezza scientifica e clinica. Raccomando quindi a tutti gli interessati che potenzialmente rappresentano la maggior parte della popolazione adulta di rivolgersi alle Sezioni CAI competenti per territorio o ai Rifugi del CAI che attiveranno servizi regolari di Terapia Forestale.

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