Fornovo: Parco Museo Mu.PE dal petrolio alle energie alternative, ecco l’ambizioso progetto
Per rinnovare l’identità storica di un territorio e immaginare un futuro di crescita per l’Appennino…
Per rinnovare l’identità storica di un territorio e immaginare un futuro di crescita per l’Appennino
Mu.PE, Parco Museo dal Petrolio alle Energie alternative, è il progetto di valorizzazione turistica e culturale di un paesaggio ricco di tipicità, per rinnovare l’identità storica di un territorio e immaginare un futuro di crescita per l’Appennino, configurando un programma di accessibilità culturale, materiale e digitale al territorio.
Mu.PE trasforma un’antica miniera di petrolio e gas oggi bonificata e immersa nel pregevole paesaggio appenninico di Fornovo Taro, in un luogo collettivo e inclusivo, dove il museo è spazio pubblico da fruire abitualmente, laboratorio di memoria e cultura locale, scuola di ambiente e access point. Il patrimonio eccezionalmente integro di reperti di un’industria mineraria che per decenni ha assicurato occupazione e che ci riporta ai metodi estrattivi dei pionieri emiliani dell’estrazione nei primi anni del 1900, oggi dà modo di riflettere sul paesaggio, sulle ricchezze della biodiversità locale e sulle nuove energie per il futuro del pianeta.
Nuovi itinerari propongono un’esperienza di scoperta del paesaggio culturale ed estendono la visita ai parchi e alle riserve naturali della Regione Emilia Romagna, grazie alla proposta di una mobilità lenta, attrezzata e digitalizzata. La destinazione ha già configurato una solida rete tra stakeholder e può attivare un potenziale turistico di grande valore culturale con significative ricadute occupazionali.
Il progetto si inserisce, come primo stralcio funzionale, nel programma di brand identity di area vasta denominato “Energie Park”, che ha come obiettivo ricucire e accrescere la fruibilità sostenibile di un patrimonio locale naturale e storico culturale di pregio, che oggi esprime soltanto in minima parte il proprio potenziale. Scopo di Energie Park è promuovere la competitività del territorio a partire dalle energie come metafora della vita. Dal dato storico delle fonti energetiche fossili che hanno caratterizzato il nostro passato, si procede verso la scoperta delle energie rinnovabili, il riciclo e risparmio energetico, considerando anche il cibo e le tradizioni agroalimentari del territorio quali fonti di energia primaria e occasioni di riscrivere una tradizione condivisa, attraverso la memoria, la crescita della densità digitale dell’entroterra e la programmazione strategica di modelli sostenibili di turismo natura e di educazione all’ambiente.
Sull’area ex mineraria di Vallezza a Fornovo è attivo dall’anno 2011 un programma di studi e indagini territoriali, storiche e scientifiche, che ha coinvolto il Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura dell’Università di Parma, con il Laboratorio di ricerca AMR – Architettura Musei Reti, e che nel 2013 ha beneficiato di un primo Finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica.
Nell’anno 2015 il Comune di Fornovo di Taro ha approvato uno studio di fattibilità, coordinato scientificamente dal laboratorio AMR, volto a realizzare un nuovo polo turistico, culturale con interessi tecnico scientifici, storici e naturalistici, sull’ambito territoriale che la normativa urbanistica storica della Regione Emilia Romagna, recepiva già negli anni Novanta come “Area Studio Museo del Petrolio”. Lo studio propone di riqualificare gli edifici ex industriali dell’antica miniera con funzioni pubbliche (museo, laboratorio, centro studi ambientali), e con servizi collettivi (auditorium, ristorante delle biodiversità, presidio food valley e parco espositivo), mentre gli edifici disabitati del borgo di Vallezza, antico villaggio dei minatori, vengono recuperati con funzioni ricettive.
Infine si prevede il recupero delle due Centrali di Pompaggio nel bosco, impianti dismessi ma ancora ben conservati, che documentano un metodo estrattivo unico in Europa, prodotto all’inizio del XX secolo dalle maestranze locali: un patrimonio tecnico da conservare e non disperdere.
L’ipotesi strategica di riqualificazione ha reso possibile, nell’anno 2016, la concessione dell’area in comodato gratuito da parte della proprietà, Società Gas Plus Italiana Srl, al Comune di Fornovo di Taro, con lo scopo di attuare un recupero del patrimonio di archeologia industriale. Un passo decisivo per la valorizzazione turistica, culturale e scientifica del territorio inteso come bene comune.
Grazie a tali favorevoli premesse il Comune di Fornovo di Taro, ancora una volta con il coordinamento scientifico del Dipartimento DICATeA, laboratorio di ricerca AMR, ha approvato nel 2016 un progetto pilota dal titolo “Mu.PE. Parco Museo dal Petrolio alle Energie alternative”.
Il recupero dell’area di archeologia industriale, ex miniera per l’estrazione di gas naturale e petrolio, interviene sui due edifici industriali definiti “Officine”, sull’area verde intorno, sull’impianto “Centrale di pompaggio n.3” e sulla rete sentieristica ciclo-pedonale che connette le ciclovie regionali dei parchi del Taro e dei Boschi di Carrega con la Riserva del Monte Prinzera attraverso l’area del Mu.PE.
Il progetto conserva e valorizza due edifici esemplari del patrimonio di archeologia industriale d’inizio novecento per l’estrazione di gas e petrolio, e vi allestisce un museo e laboratorio didattico sulle energie del passato e del futuro. Il nuovo uso degli edifici, anche nella qualità edilizia, è un modello d’intervento di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili.
Si introduce una formula innovativa di fruizione, con modalità sostenibili volte a bilanciare le esigenze di tutela e salvaguardia dei luoghi (promozione dell’educazione e comunicazione ambientale, valorizzazione delle biodiversità) e con attività progettuali necessarie a una fruibilità inclusiva e rinnovata delle risorse (museo, centro didattico, access point, e laboratorio delle energie).
Si propone un modello di spazio pubblico senza barriere nella natura, che apre la visita del museo al paesaggio culturale e alle reti d’interesse. Si supera la definizione di “barriere architettoniche” vista come mera applicazione di riferimenti normativi, per approdare aa un modello di “progettazione per tutti”, punto di forza in una attuale nozione di accessibilità e fruibilità. La composizione degli spazi privilegia il concetto di accessibilità come diritto, e lo esprime con soluzioni tecniche e compositive volte a favorire al massimo grado la fruibilità del progetto indipendentemente dalle condizioni fisiologiche dell’utenza, mentre l’architettura si fa carico di una necessaria missione di inclusione sociale.
Mu.PE si configura come una destinazione innovativa e un luogo dove provare emozioni ed esperienze ad alto contenuto simbolico. Attraverso quattro sale espositive tematiche e uno spazio di laboratorio e workshop, le energie, dai fossili alla sostenibilità, propongono esperienze creative e narrative, socialmente ed emotivamente coinvolgenti, dalla visita alla Ex Miniera, alla scoperta immersiva della Centrale di pompaggio.
Sfruttando la posizione di cerniera della nuova destinazione rispetto alle risorse naturali e culturali di pregio del territorio, si costruisce una rete di persone, infrastrutture, informazioni, per favorire la scoperta.
Si avviano capacità sinergiche che favoriscono opportunità di crescita economica: una nuova mobilità lenta, premiante in un’ottica attuale di turismo natura; l’incremento della densità digitale e l’ adozione del Wi-fi e del web come strumenti innovativi che minimizzano l’impatto sul territorio e massimizzano le interazioni sociali sia one-to-many sia many-to-many; l’attuazione di politiche e buone pratiche di coordinamento sinergico tra poli d’interesse e filiere produttive, imprenditoriali e gestionali.
L’offerta turistica, così differenziata e arricchita, grazie alle sinergie attivate, aumenta competitività e appetibilità dell’area con immediate ricadute occupazionali e con la possibilità di attivare collaborazioni e sinergie successive. Ci si attende un numero di visitatori stimato in 4000 unità/anno, con ricadute proporzionali su arrivi e presenze, influenzando in particolare i comparti agroalimentare, ristorazione e ricettività. La diffusione del brand e l’attività di promozione contribuiscono alla crescita successiva.
Comunicato Stampa Mu.Pe
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