Per Il Golfo mistico uno Speciale da New York

Per tutti i lettori del Golfo mistico una serie di interviste e reportage da una città incredibilmente fuori dal comune. Oggi ospite della rubrica una violinista di grande talento: Francesca Dardani, originaria di Fornovo che ora si esibisce sui palcoscenici di tutto il mondo. 

Francesca, violinista. Cosmopolita, solida formazione accademica e grande versatilità. Studia a Parma, Hannover, New York e ottiene il Master of Arts Degree alla Royal Academy of Music di Londra. Giovanissima ha già collaborato con alcuni dei più grandi direttori  d’orchestra del mondo tra cui Riccardo Muti, Sir Mark Elder e Robin Ticciati. Ha calcato palcoscenici leggendari quali la Carnegie Hall di New York, la Royal Albert Hall di Londra, il Madison Square Garden. Incide con i solisti dei Berliner e suona con Madonna, Stevie Wonder, Elvis Costello, Andrea Bocelli e David Guetta. Nel suo studio di Brooklyn insegna a trenta giovanissimi allievi.

“Where everything started….. Chi sceglie una professione come la tua, solitamente ricorda il momento preciso in cui ha deciso cosa e chi voleva diventare

Ho iniziato a studiare violino all’età di otto anni. A diciassette, dopo avere fatto l’esame dell’ottavo anno di conservatorio decisi di trasferirmi a New York. Avevo capito che se volevo fare la violinista, se volevo vivere di questo, avrei dovuto lasciare l’Italia e il piccolo paese dove vivevo. Un’esperienza estiva al Bowdoin Music Festival del Maine fece il resto, vidi una realtà affascinante. Negli Stati Uniti il lavoro del musicista è considerato un’attività professionale a tutti gli effetti e nessuno si sognerebbe di chiederti: “Ma il tuo vero lavoro qual è?”, come spesso succede in Italia. New York, la città dove esiste tutto ad altissimo livello era la dimensione che cercavo. Parlai con mia madre, anche lei musicista e, nel giro di una settimana, decisi di cambiare il corso della mia vita. Alla luce di tutto quello che è avvenuto negli anni successivi presi la decisione giusta.

Quanto ha contato la tua famiglia nel farti conoscere e scegliere la musica?

Mia madre registrò su videocassetta un video di Sarah Chang che suonava Paganini e decise di mostramelo. Avevo otto anni e in piedi di fronte a quello schermo rimasi ipnotizzata da quelle dita velocissime e da quell’archetto che danzava sulle corde. Vedevo  quella ragazza e il suo genio. Volevo quello strumento. Dal giorno successivo appoggiai il violino alla guancia e non smisi di suonare un solo istante della mia vita. In casa vivevo quotidianamente gioie e soddisfazioni di questo lavoro, ma anche il sacrificio, il sudore, gli ostacoli da superare. In un piccolo paese come quello dove sono cresciuta ero l’unica della mia età ad avere fatto una scelta di vita così totalizzante. Questo rappresentava di per se una sfida ma ogni anno che passava mi innamoravo sempre più di quello che stavo facendo.

Francesca Dardani, da Fornovo ai palcoscenici mondiali

Chi è stato il tuo primo insegnante?

Torniamo ancora a mia madre, non mi ha insegnato il violino direttamente ma mi ha iniziato alla musica attraverso il pianoforte. Devo dire che, a differenza di quello che spesso capita, non mi ha mai spinta, ha intuito quello che poteva essere il mio potenziale e ha rappresentato sempre il mio riferimento musicale. Se avevo un problema in un passaggio particolarmente complesso andavo da lei, mi ascoltava e mi consigliava. Mia madre mi ha fatto innamorare della musica in modo intelligente, discreto, senza inutili pressioni. Ero un ragazzina alla quale non si poteva imporre nulla, se facevo una cosa era perché la sceglievo e questo mia madre lo aveva capito benissimo.

Hai lavorato con grandi direttori d’orchestra. Puoi indicarne uno, o più d’uno, al quale è legato un tuo ricordo particolare?

Ho lavorato con  tanti direttori d’orchestra. In particolare ho un buonissimo ricordo di Robin Ticciati, Oliver Knussen e Edward Gardner. Devo dire però che i rapporti umani più significativi  li ho instaurati con i colleghi musicisti con cui ho lavorato per periodi più lunghi. Faccio parte di un’orchestra d’archi con cui nel corso di quattro anni ho inciso molte cose e collaborato a molti progetti. Di questa orchestra fanno parte le prime parti dei Berliner e il fondatore della Mahler Chamber Orchestra. È stata un’esperienza formativa molto importante, ricordo un ambiente nel quale nessuno si sentiva superiore all’altro e dove si doveva raggiungere un obiettivo comune. Per questo si lavorava fianco a fianco, senza personalismi o primedonne. Lavoro che ci ha permesso di portare a termine la produzione di un CD dal titolo “Britten”, uscito lo scorso aprile.

Tu sei giovanissima, ma hai già una carriera significativa alle spalle, qual è il compositore o quali sono i compositori che senti più tuoi?

Shostakovic, Brahms e Britten, sono sicuramente quelli più vicini alla mia sensibilità.

Francesca Dardani, da Fornovo ai palcoscenici mondiali

C’è un disco che ascolti maggiormente? anche per concederti una pausa, una sorta di “buen retiro” musicale?

Dipende dal “mood” in cui mi trovo, posso ascoltare Vivaldi come James Blake. La principale differenza tra i due ascolti è che se ascolto musica classica sono molto attenta al particolare, al tecnicismo, è un ascolto che non  permette di rilassarsi pienamente, potremmo definirlo un ascolto professionale.

Hai viaggiato molto per lavoro, c’è un’atmosfera, una città, una notte che ricordi con più emozione?

Ce n’è stata una in particolare. La serata alla Concertgebouw di Amsterdam nel 2012. Suonammo la quinta di Shostacovich con un’orchestra giovanile. Ricordo quella notte estiva olandese, un enorme prato di fronte al  teatro e tantissima gente. Percorrevo le strade di Amsterdam con negli occhi e nella mente la standing ovation che il pubblico ci aveva tributato. Ricordo il calore, il piacere palpabile di quell’applauso. L’attenzione per la cultura da parte del popolo olandese è qualcosa che mi ha sempre affascinato.

Nella tua carriera classica e pop ad altissimi livelli. Quanto sono diversi questi due mondi musicali? 

Premetto che io mi considero in primis una violinista classica, ma quando vivi in una realtà come quella di New York non puoi permetterti inutili snobismi. Da un punto di vista strettamente tecnico certamente ci sono enormi differenze, a partire dalla scrittura. Nella musica classica c’è l’aspetto virtuosistico, solistico del violino, cosa che difficilmente trovi quando fai parte di una band. Nella musica pop ti ritrovi spesso a riscrivere le parti “work in progress” per adattarle meglio alla performance e questo richiede una grande versatilità e apertura mentale. Da un punto di vista dell’impegno, personalmente, non trovo particolari differenze. Un concerto con artisti del calibro di Madonna richiede ore ed ore di prove e nulla può essere lasciato al caso. Credo inoltre che lo studio costante faccia la differenza, se si studia non può far male un po’ di  musica pop.

Francesca Dardani, da Fornovo ai palcoscenici mondiali

Che sentimento suscita tra i tuoi amici e conoscenti il fatto di lavorare con autentici mostri sacri della musica?

Molti mi dicono: “Ora sei diventata famosa” e io solitamente rispondo che non sono diventata famosa, lavoro con gente famosa. Alla fine di un concerto ritorno nella mia casa di Brooklyn e riprendo a studiare per il prossimo impegno che mi attende.

Vieni da un piccolo paese della provincia di Parma, quando fai cose straordinarie pensi mai agli affetti, alle tue origini, alla casa dove abitavi?

A volte quando mi guardo attorno, mi chiedo se questa è realmente la mia vita. Il fatto di avere vissuto in un piccolo paese e che le mie giornate fossero scandite dallo studio mi ha permesso di non crescere viziata e mi ha reso consapevole di me stessa, mi ha ancorato alla realtà. È partito tutto in quella camera della mia casa di Fornovo di Taro e se riavvolgo il nastro mi ritrovo lì, a provare e riprovare un passaggio. E quando si spengono le luci e la subway mi riporta nella mia casa di New York, prendo il telefono e chiamo mia nonna e mia madre. Una sorta di filo di Arianna mi riporta con la mente al luogo da dove sono partita.

Quali sono i tuoi impegni futuri?

Innanzitutto vorrei portare avanti l’attività di docente, ho trenta giovanissimi allievi ai quali tengo molto e che seguo con grande passione. Ad agosto sarò in Inghilterra con la BPO Orchestra diretta da Semyon Bychkov ed  eseguiremo la Sinfonia del Manfred  e il concerto n.2 per pianoforte di Tchaikovsky.