Furto dei gioielli di Maria Luigia: una “ferita” parmigiana

Trafugati al Louvre il collier e gli orecchini della Duchessa di Parma

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Un colpo al cuore della storia e dell’arte orafa europea. Il collier di smeraldi e il paio di orecchini appartenuti a Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, sono stati trafugati nei giorni scorsi dal Museo del Louvre di Parigi. Il furto rappresenta non solo un danno economico ingente, ma anche una perdita dal valore simbolico e storico inestimabile.

Maria Luigia, figlia dell’imperatore d’Austria e seconda moglie di Napoleone Bonaparte, ricevette la preziosa parure di gioielli come dono di nozze nel 1810, in occasione di un matrimonio che suggellava la Pace di Vienna e rinsaldava i legami tra Francia e Impero asburgico.


La parure imperiale

La parure, realizzata dal più rinomato orafo francese dell’epoca, era composta da cinque pezzi: un collier, un paio di orecchini, un diadema, un pettine e un fermaglio da cintura. La duchessa portò con sé questi gioielli anche a Parma, dopo la caduta di Napoleone e l’abbandono della Francia, considerandoli beni personali.

Si trattava dei gioielli più preziosi del suo corredo, sia per l’altissimo valore economico sia per la loro perfetta conservazione. La parure univa la qualità delle gemme – 143 smeraldi colombiani, 2.265 brillanti e 630 diamanti tagliati a rosa – alla straordinaria maestria orafa parigina dell’Ottocento.

Dai fasti di Parigi all’eredità asburgica

Quando, nel marzo del 1814, Maria Luigia lasciò Parigi per stabilirsi a Parma, portò con sé tutti i suoi monili personali, tra cui la parure di smeraldi e un secondo coordinato di gioielli donato dal marito. Gli altri preziosi appartenenti alla Corona vennero restituiti ai Borbone.

Alla sua morte, avvenuta a Parma nel 1847, i gioielli non furono destinati alla figlia Albertina Sanvitale. Il testamento ne assegnava infatti la proprietà al ramo asburgico della famiglia, in particolare all’arciduchessa Elisabetta di Savoia Carignano, moglie di Rainieri d’Asburgo, viceré del Lombardo Veneto.

Negli anni successivi la parure passò di generazione in generazione, fino a essere divisa tra gli eredi.

La dispersione e i pezzi sopravvissuti

Nel 1952 il ramo svedese degli Asburgo decise di vendere parte dei gioielli, in particolare il diadema e il fermaglio da cintura. Gli smeraldi furono rimossi e venduti all’asta, poi rimontati su una nuova tiara acquistata da un collezionista di Washington. Oggi quella tiara è conservata in un museo americano, insieme a un altro collier a goccia indossato dalla duchessa in diversi ritratti celebri.

Dopo quella dispersione, il collier e gli orecchini rimasti erano gli unici due elementi ancora integri della parure originale.

Il prestito al Louvre e la perdita

Nel 1962 i due gioielli vennero concessi in prestito al Louvre da un collezionista privato, poi acquistati ufficialmente dal museo nel 2004 e inseriti nella collezione dei gioielli della Corona francese. Il loro valore stimato era di circa 3 milioni e 700 mila euro.

Oggi, dopo il furto, la perdita è ben più profonda di una semplice questione economica: il rischio è che i gioielli vengano smontati e le pietre rivendute separatamente, cancellando per sempre un pezzo di storia.

Un’eredità fragile

Il furto al Louvre riporta alla luce l’estrema fragilità del patrimonio storico europeo. I gioielli di Maria Luigia non erano soltanto capolavori di oreficeria, ma simboli di un’epoca di equilibri politici, bellezza e potere. Oggi, di quella straordinaria parure, restano soltanto i ricordi, i ritratti e il sogno di poterli un giorno ritrovare.