Gioco patologico, non semplice disturbo ma vera e propria patologia
Il gambling disorder non è più considerato un comportamento deviante o una debolezza individuale, ma una vera e propria patologia. A ribadirlo con chiarezza è stato Federico Freni, Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, intervenuto alla settima Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, dove il tema dell’azzardo è stato affrontato insieme a quello dell’abuso degli strumenti digitali: “Il gioco patologico non è un vizio, è una malattia”.
Un cambio di prospettiva non scontato, soprattutto in un Paese dove il gioco d’azzardo viene spesso analizzato prevalentemente per il suo impatto economico e per il gettito fiscale che garantisce allo Stato. “Bisogna guardare al segmento del gambling nel suo complesso – commenta Chiara Fabiane, content writer del sito Slotmania.it – perché se da un lato è vero che il peso nella finanza italiana è sempre più importante e così l’impatto occupazionale, è altrettanto vero che non può essere messa in secondo piano l’attenzione al benessere degli utenti”. Dal punto di vista clinico, il riferimento è chiaro: nella classificazione ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono riconosciuti sia il gambling disorder sia il gaming disorder. “Si tratta di un passaggio fondamentale, che certifica come la dipendenza da gioco – continua Fabiane – analogamente ad altre forme di dipendenza comportamentale, richieda strumenti di prevenzione, diagnosi e cura specifici”. Non solo slot machine e scommesse, ma anche videogiochi sempre più strutturati come simulatori di azzardo, capaci di intercettare dinamiche psicologiche profonde e di agire soprattutto sulle fasce più giovani.
“Per questo è fondamentale il percorso di riordino del settore avviato dal Governo attraverso la delega fiscale che ha l’obiettivo di rafforzare il controllo del gioco legale, puntando su centri autorizzati e sulla formazione degli operatori”, conclude la redattrice di Slotmania.it. Controllo, prevenzione, sensibilizzazione, presenza sul territorio. Come accade nella nostra regione, dove la rete di assistenza per le persone vulnerabili è molto forte. Nel 2024 nella nostra Regione, secondo i dati riportati dall’Ausl Emilia-Romagna, circa 30mila persone si sono rivolte ai Servizi per le dipendenze patologiche della regione. Di queste, 1.462 – pari al 4,9% – lo hanno fatto per problematiche legate al gioco d’azzardo. Un dato reso ancora più significativo dal fatto che quasi la metà, 718 persone, rappresenta nuovi accessi, segnale di un fenomeno tutt’altro che in regressione. La regione si colloca inoltre tra quelle con la più alta raccolta da gioco, sia fisico sia online. Sempre nel 2024, la raccolta pro capite ha raggiunto i 1.132 euro per ogni maggiorenne residente.
Numeri che hanno messo subito in moto la regione, che è stata brava a costruire una rete articolata di prevenzione e cura: un Osservatorio regionale, gruppi di lavoro multidisciplinari nelle Ausl, strutture residenziali dedicate, unità di strada nei luoghi di aggregazione giovanile, un numero verde regionale e una collaborazione costante con Comuni e associazioni di auto-mutuo aiuto. A questo si affianca la nuova campagna di comunicazione “Io non azzardo”, che punta ad aumentare la consapevolezza sui rischi del gioco patologico e a far conoscere i percorsi di supporto disponibili.
Un messaggio chiaro: il gioco deve rimanere tale.