15 milioni di vittime: bimbi, uomini e donne colpevoli solo di non avere la possibilità di difendersi dalla follia umana votata alla morte

15 milioni di vittime: bimbi, uomini e donne colpevoli solo di non avere la possibilità di difendersi dalla follia umana votata alla morte

Nel genocidio nazista il ribaltamento dell’idea per cui la storia segua un corso razionale inevitabile. Oggi, 27 gennaio, celebriamo la Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’Olocausto.

“Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale”. Secondo Hegel (1770-1831) e la sua Filosofia dello Spirito, la rivoluzione francese (1789-1799) sarebbe stata espressione di razionalità non perché i suoi attori abbiano agito in funzione della ragione, quanto perché è il percorso storico complessivo ad essere razionale, ovvero inevitabile e non attuabile in modo differente da come è stato.

Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi. Non avevano né genitori né figli. Non si vestivano come si veste la gente qui. […] Respiravano secondo le leggi di un’altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo. […] la loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro.
(Testimonianza resa al processo Eichmann a Gerusalemme)

La tragedia del genocidio pianificato ed operato scientificamente dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale (1939-1945) ci dimostra il contrario. Un ribaltamento Hegeliano del concetto secondo cui sia il processo storico ad essere inequivocabilmente razionale e non tanto l’operato umano al suo interno. Il massacro organizzato e comandato di 15 milioni di uomini, donne e bambini poiché ebrei, zingarioppositori politici, malati, anziani, disabili o omosessuali da parte dei dirigenti militari tedeschi a capo del governo nazista, ci dimostra il contrario: il genocidio durante il secondo conflitto mondiale è stata l’espressione massima della razionalità votata alla morte, all’odio e alla follia umana all’interno di un processo storico che non possiamo pensare razionale e quindi hegelianamente inevitabile.

La Shoah: la volontà razionale di distruggere un intero gruppo etnico e religioso

“Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni, è stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio”. Elisa Springer, scrittrice di origine ebraica superstite dell’Olocausto

Da parte della Germania nazista – fino al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell’Armata Rossa sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz – la macchina ella morte fu attuata con metodi scientifici, lucidi e progettuali: una caratteristica dell’immondo operato umano fu che a commettere azioni mostruose furono in larga parte persone normali, senza tratti né demoniaci né mostruosi (Hannah Arendt); proprio queste persone – le quali si giustificheranno nei processi a carico di dirigenti e addetti delle morte spiegando di rispondere semplicemente a comandi provenienti dalle alte sfere di governo – mostrarono nella pianificazione razionale dell’orrore la volontà di negare la libertà, la vita e il futuro ad altri uomini, servendosi dello strumento della guerra per condurre il processo storico verso la promozione di valori di privazione e odio verso l’uomo piuttosto che valori di libertà, uguaglianza e tolleranza.

Più di 6000 ebrei italiani furono deportati ad Auschwitz: tornarono in 363

“Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo”. Primo Levi

Lo stesso termine Olocausto, dal greco holòkaustos, bruciato interamente, di tale tragedia medio-novecentesca ne è la rappresentazione più compiuta: Se nella tradizione greca olocausto si riferisce all’oggetto del sacrificio, ancora oggi risulta molto difficile comprendere il manifestarsi, durante il Secondo conflitto mondiale, della razionalità del processo storico di Hegel. La pulizia etnica operata dalla Germania Nazista non può e non deve in alcun modo essere pensata o occasione di dibattito per scorgere in essa una possibilità di razionalità storica.

La riflessione che ancora oggi portiamo avanti nelle scuole, nelle stanze istituzionali e all’interno della società sui temi della tragedia dei campi di concentramento e dei milioni di morti durante la Seconda guerra mondiale deve servire a ricordare una cosa su tutte: la Giornata della memoria non serve solo a commemorare le vittime crudelmente e senza pietà massacrate in quegli anni, quanto anche a coltivare e diffondere valori di rispetto, umanità, uguaglianza, solidarietà e fraterneità.

Quei valori a cui Hegel pensava vedendo, nel processo storico cruento ma razionale della Rivoluzione francese di fine Settecento, la chiave di lettura per un progresso fecondo dell’umanità nella sua interezza e nella sua differenza. Cosi come Anne Frank nei suoi diari: “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo“.

LA TESTIMONIANZA: LILIANA SEGRE

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