I giovani delle Alte Valli: storie di aziende agricole sull’Appennino parmense | PARTE 2

di Andrea Adorni e Greta Magazzini

Si parla spesso della fuga di cervelli dal nostro Paese, ma (forse) ci si occupa troppo poco di coloro che scelgono di rimanere. Se è vero che in dieci anni il numero di espatri è triplicato – secondo il rapporto annuale del 2020 condotto da Fondazione Migrantes -, passando dai circa 40mila del 2009 ai 130mila del 2019, è altrettanto vero che ci sono giovani che resistono e che decidono di fare impresa in Italia. Di questi, una parte lo fa in siutazioni di difficoltà maggiori, portando il loro bagaglio di conoscenza al servizio di un territorio marginalizzato, ma di sicuro più salubre e meno frenetico rispetto alla vita in città. È il caso di quattro aziende agricole gestite da giovani ragazze e ragazzi del nostro territorio, che racconteremo sulle pagine de ilParmense in due episodi. In questa seconda pubblicazione (qui è possibile recuperare la prima) parleremo di due aziende situate nel Comune di Bardi: si tratta dell’Agri Val Lecca, a Santa Giustina di Bardi all’ombra del Monte Ragola e dell’Agriturismo Podere Barzia, in una posizione più centrale rispetto al paese.

Il contesto di riferimento è quello di un territorio incontaminato e votato all’agricoltura, inserito in quello che a febbraio dello scorso anno è diventato il Bio-Distretto montano più grande d’Europa. Intorno al Monte Penna, infatti, cinque valli e 25 Comuni situati in tre Regioni differenti, hanno costituito una rete di aziende agricole giovani e non coordinate dal Consorzio Alte Valli, che producono secondo metodologie che oggi definiamo “biologiche”, ma che da sempre caratterizzano questa porzione di territorio appenninico.

L’Agri Val Lecca di Marco, Matteo e Vittorio: “Ci auguriamo che le nostre api contribuiscano a non far morire questo territorio”

Marco e Matteo, rispettivamente di 22 e 20 anni, con l’aiuto del papà Vittorio, si sono lanciati in un’impresa davvero coraggiosa. Animati da una fortissima passione per Santa Giustina di Bardi, in Val Lecca – ultimo baluardo della provincia di Parma, che si affaccia sulla provincia di Piacenza, da una parte, e sulla Liguria, dall’altra -, un paio di anni fa hanno deciso di investire nell’apicoltura. “Abbiamo ereditato questa casa con il terreno – ci spiega Vittorio -, mentre Marco ha iniziato a studiare all’Università Tecnologie Alimentari; da lì è partito lo spunto per avviare il progetto. Tutti e due i ragazzi sono coinvolti: Marco ha aperto l’azienda, mentre Matteo ha effettuato tutti i corsi per diventare apicoltore“. L’idea di valorizzare questo territorio montano, posto ad 800 metri sul livello del mare, è nata grazie agli studi di Marco. Si tratta però di un’evoluzione del progetto iniziale, che ha visto la famiglia coinvolta nella creazione di un frutteto.

Abbiamo piantumato 350 alberi di mele – specifica papà Vittorio -, e abbiamo fatto tutto da soli. Dopo aver creato questo piccolo frutteto ci siamo adoperati con 700 frutti di bosco, principalmente more e lamponi. Però abbiamo avuto tantissimi problemi derivati dalla fauna selvatica: caprioli, cinghiali, istrici e uccelli ci continuavano a devastare il raccolto“. Difficoltà, questa, che ha portato ad un cambio di direzione, nonostante il frutteto sia ancora presente, ora l’attenzione dei tre è rivolta pricipalmente alle api, che assicurano un “raccolto” proporzionato alla resa e creano minori problemi di gestione. “Questa attività ci permette di valorizzare il nostro lavoro – assicura Marco –, e siamo in costante crescita, anche con il numero di arnie. Produciamo circa 20 quintali di miele, con tutte le tipologie di miele che il nostro territorio permette: iniziamo con l’acacia a maggio, per proseguire con tiglio, castagno, melata e due millefiori, che si diversifica in una tipologia chiara di luglio e una più scura di fine agosto-inizio settembre”.

In Val Lecca, Marco, Matteo e Vittorio non stanno tutto l’anno. Residenti a Noceto, si trasferiscono in loco da maggio a settembre. Il progetto viene portato avanti parallellamente agli studi universitari dei due ragazzi, per questo è Vittorio a curare le api in inverno; mentre dalla primavera all’inizio dell’autunno si trasferiscono tutti a Santa Giustina, dove c’è molto da lavorare. “Conosciamo quanto questo luogo abbia da offire – ci confessa Marco –, proprio per questo ci siamo uniti anche al Consorzio delle Alte Valli. Vorremmo far risaltare la qualità di questi posti, che noi conosciamo benissimo, perché si tratta di una seconda casa per noi”. Ma è papà Vittorio a custodire la memoria di questa qualità: “Si tratta di una vallata incontaminata, mi piange il cuore vedere l’abbandono che negli anni l’ha colpita. Anche per questo abbiamo voluto avviare questo progetto, con la speranza di fare qualcosa che possa valorizzarare proprio il territorio“. Un prodotto locale, quindi, che viene venduto direttamente su prenotazione, ma anche nei negozi del territorio, nei supermercati, ma che viene fornito anche a pasticcerie, panifici e ristoranti.

Il Podere Barzia di Bardi ha tanti progetti: “Dal parmigiano all’agriturismo con prodotti a Km 0, tutto biologico e prodotto in famiglia”

Nell’Appennino montano parmense, a Bardi, spunta immerso nella natura il Podere Barzia, dove Gisella e suo marito gestiscono un’azienda per la produzione di latte. “Mio marito ha ereditato il podere dai suoi nonni, mentre io sono entrata in azienda da un paio di anni grazie all’inquadramento dei giovani imprenditori”, spiega Gisella. Nel podere di famiglia, in cui lavora anche un dipendente nella stalla, si trovano quasi un’ottantina di bovini, quaranta in lattazione e altrettanti da rimonta. “Il latte che produciamo lo consegniamo al caseificio Ca’ Bozzuffi di Bardi, dove producono il parmigiano – spiega Gisella – ma per adesso le mucche sono legate, e abbiamo in programma di modificare la stalla”.

Grazie infatti al PSR (Programma di Sviluppo Rurale), Gisella e suo marito hanno ottenuto un bando per la miglioria delle attività agricola: “Con questi fondi abbiamo molti progetti. A breve infatti inizieremo i lavori nella stalla per rendere le vacche libere. Poi d’estate dovrebbe partire anche l’agriturismo”. Oltre infatti alla convezione con il caseificio, il Podere Barzia si occuperò della somministrazione diretta dei suoi prodotti: “Covid permettendo, dovremmo partire tra qualche mese, per adesso siamo in fase di pittura. All’agriturismo impiegheremo i nostri ortaggi e faremo anche la pasta, ma grazie al Consorzio Alte Valli acquisteremo tutti prodotti della zona”. L’agriturismo del Podere Barzia quindi offrirà prodotti biologici e a Km 0: “Sarà un po’ di nicchia e con offerte particolari, ma l’obiettivo è di riuscire a fare tutto noi. Stiamo cominciando a tenere anche qualche bovino per l’accrescimento e la produzione della carne”.

Gli obiettivi dei giovani agricoltori di Bardi sono ben chiari e la loro voglia di continuare ad ingrandire l’azienda non si è fermata nemmeno durante la pandemia. Tuttavia, Gisella confessa: “Noi avendo un canale di vendita con un grossista non abbiamo subito un grande colpo. Forse il problema più grosso l’hanno avuto i produttori più piccoli che magari avevano un loro caseificio e non erano pronti a una vendita online”. Le norme Covid comunque hanno influenzato il progetto per il nuovo agriturismo: “Faremo pochi coperti per garantire il distanziamento e me ne occuperò io da sola, per il momento, dato che ho alle spalle esperienza nella ristorazione. Mio marito continuerà invece con la stalla e gli animali”. Un progetto in itinere, dunque, che prenderà forma anche grazie alla loro passione.

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