Giuliano Giucastro, responsabile Centro antifumo Parma:
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Incoraggiare le persone a vivere senza tabacco: è questo lo scopo della ricorrenza celebrata ogni 31 maggio dal 1988. Istituita dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, la Giornata mondiale senza tabacco promuove l’astinenza per almeno 24 ore, invitando le persone a smettere completamente di fumare. La stessa OMS stima che il fumo sia la seconda causa di morte nel mondo (al primo posto c’è l’ipertensione), ma la prima causa di morte evitabile: 6 milioni di persone, ogni anno, perdono la vita a causa del tabagismo. In Italia, per renderci conto della portata del fenomeno, fuma una persona su cinque (dati ISS 2019), pari al 21% della popolazione tra i 15 e i 64 anni di età: di questi, il 28% sono uomini (7.1 milioni) e il 16,5% sono donne (4,5 milioni). Mentre gli ex fumatori sarebbero 6,3 milioni, cioè pari al 12,1% della popolazione. Se sommati, questi dati ci fanno capire che quasi il 35% delle persone nel nostro Paese ha avuto a che fare con la combustione del tabacco.

Questi dati vengono confermati anche sul nostro territorio, a Parma e provincia, infatti, il dato nazionale è ampiamente rispettato, come ci spiega Giuliano Giucastro, medico responsabile del Centro antifumo di Parma, con cui abbiamo parlato dei rischi a cui vanno incontro i fumatori, di quali possibilità ci siano per la cura di questa dipendenza e quali benefici comporti lo smettere di fumare. Ricordiamo che a Parma il Centro antifumo si trova in via Pintor 1 e l’accesso è completamente gratuito, mentre per prenotare una “visita per tabagismo” è sufficiente chiamare al numero verde gratuito dell’Ausl 800.629.444, oppure si possono avere informazioni al numero del Centro 0521.393062. In provincia invece il Centro antifumo è quello di Fidenza, situato al primo piano del corpo M dell’Ospedale di Vaio, in via Don Tincati 5, reperibile al numero 0524.515020.

Quali sono i rischi a cui va normalmente incontro un fumatore?

Bisogna precisare innanzitutto che il tabagismo è una forma di dipendenza indotta dalla nicotina presente nel tabacco. La nicotina è una sostanza psicoattiva che agisce direttamente suo nostro sistema nervoso centrale, quindi il primo danno che si ricava dal fumare è l’elevata probabilità di sviluppare una tossicodipendenza da questa sostanza. Il fumatore si trova quindi a fumare per tantissimi anni, spesso per tutta la vita, e si trova molto più a rischio nello sviluppare molte malattie come le forme tumorali che interessano l’apparato respiratorio: bronchi, polmoni, laringe e trachea. Ma non solo l’apparato respiratorio, anche l’apparato digerente, contribuendo a favorire lo sviluppo di neoplasie nello stomaco o nell’esofago; allo stesso tempo sono interessati anche reni e vescica.

Il fumo contribuisce quindi a sviluppare un gran numero di malattie tumorali nell’individuo, ma non solo. L’altro capitolo, infatti, è quello delle malattie cardiovascolari, arteriopatie periferiche ed ictus cerebrali. Infine, il fumo provoca altre malattie dell’apparato respiratorio, non tumorali, quali bronchite cronica, asma bronchiale ed enfisema polmonare. La caratteristica della dipendenza comporta il fatto che la grande maggioranza delle persone inizia con una quantità moderata di sigarette, ma con il passare del tempo il fumatore arriva a consumare una quantità che si va dalle dieci sigarette in poi, come in altre forme di dipendenza.

Oggi non tutti i fumatori sono uguali, il panorama è diventato molto variegato: oltre a chi fuma sigarette industriali, infatti, assistiamo ad un incremento di fumatori “fai da te” e , negli ultimi anni, di coloro che utilizzano apparati elettronici. Si può quindi operare una distinzione all’interno di questo quadro, anche in termini di dannosità del prodotto?

Il primo dato che posso fornire è quello per cui la grande maggioranza dei fumatori fa uso di sigarette confezionate; il 18,3% invece fuma sigarette fatte a mano, confermando un trend in crescita visto che nel 2010 solo il 2,6% privilegiava questa modalità: si tratta di una scelta anche economica, dal momento in cui il trinciato costa molto meno rispetto ad un pacchetto di sigarette confezionate. La sigaretta elettronica con liquidi a base di nicotina è utilizzata dal 4,6%, mentre la sigaretta elettronica con liquidi senza nicotina dal 3% dei fumatori; mentre le sigarette a tabacco riscaldato “eat not burn” sono usate dal 3,5%, mentre i sigari dal 2,7%.

All’interno di questo panorma si può operare una distinzione, anche se gli studi scientifici non hanno ancora raggiunto dati conclusivi in questo senso. Ci sono sicuramente opinioni di scienziati differenti in base alla propria esperienza clinica. Dal mio punto di vista, l’utilizzo della sigaretta elettronica e delle sigarette a tabacco riscaldato, è privo di tutti quei prodotti cancerogeni che si sviluppano dalla combustione del tabacco e della carta. In questi prodotti, quindi, non essendoci tale combustione non si è indotti ad inalare tali sostanze cancerogene, per cui si è portati a dedurre che questi strumenti siano meno nocivi delle sigarette, riducendo di conseguenza il rischio di sviluppare neoplasie. Tuttavia, sul fatto che sia una forma di fumo completamente innocua è ancora presto per pronunciarsi, perché gli studi non sono ancora riusciti a chiarirlo in via definitiva. Anche perché l’inalazione di nicotina fa correre il rischio di mantenere una tossicodipendenza da tale sostanza.

Il trinciato è un prodotto che può essere considerato più “sano” oppure dal punto di vista salutare non cambia nulla?

La qualità del prodotto non esula dai rischi che caratterizza la combustione del tabacco, indipendentemente dalla qualità del tabacco. Questo perché una volta avviata la combustione si liberano sempre le stesse sostanze dannose e cancerogene.

Che cosa comporta per l’organismo lo smettere di fumare?

Già dopo 24 ore dopo aver smesso di fumare si ha una regolarizzazione del battito cardiaco, dal momento in cui la nicotina è un vaso costrittore e si normalizza anche il monossido di carbonio nell’organismo, che si lega ai globuli rossi e quindi all’ossigeno nell’organismo. Chi fuma, infatti, ha prestazioni sportive inferiori. Dopo qualche giorno la pressione del sangue si abbassa, che nei fumatori è sempre più alta. Poi si possono avere miglioramenti nell’olfatto e nel gusto, sensi alterati proprio dal contatto con il residuo di fumo di sigaretta. La pelle diventa più rosa e più elastica, portando ad avere un ringiovanimento dell’epidermide. Poi si assiste ad un miglioramento della funzione sessuale, che soprattutto nei maschi è un elemento importante. Dopo un anno dall’aver smesso di fumare, il rischio di avere un infarto si dimezza.

Qual è la percentuale di fumatori che riesce a smettere?

Tra coloro che si rivolgono al Centro antifumo, a cui forniamo una terapia farmacologica di supporto, riesce a smettere il 35-40% dei fumatori. Coloro che cercano di smettere con modalità “fai da te”, senza alcun tipo di aiuto, sono stimati intorno al 4%. L’efficacia di una terapia, quindi, è circa dieci volte superiore ad altre metodologie.

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