Glifosato: demone o salvezza degli agricoltori?
Una questione delicata legata a doppio filo con un territorio come il parmense: un potente…
Una questione delicata legata a doppio filo con un territorio come il parmense: un potente diserbante come questo il compito dei nostri agricoltori, ma a quale prezzo?
@LucaConti
Il glifosato, diserbante sistemico asperrimo, è stato sintetizzato per la prima volta negli anni Cinquanta, diventando negli anni successivi il diserbante più utilizzato al mondo, soprattutto in ambito cerealicolo. Scaduto il brevetto della casa madre, molte compagnie hanno iniziato a produrre erbicidi sulla stessa base ed attualmente in Europa le aziende che producono glifosato sono ben 14.
Nel parmense questo prodotto è utilizzato prevalentemente sul mais, sul pomodoro da industria e, per quanto poco coltivata, sulla soia.
Da diversi anni la comunità scientifica e i media hanno indirizzato la loro attenzione sull’effetto che questo prodotto ha sulle colture e conseguentemente sulla nostra salute, attenzione che ė giunta al culmine con i recentissime e contrastanti report dell’organizzazione mondiale della sanità. Nel corso del 2015, infatti, lo IAARC – ente facente parte dell’OMS – dichiarava il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo“, modificando il livello di pericolosità con cui veniva classificato precedentemente negli indici internazionali. Quest’anno abbiamo inaspettatamente assistito al dietrofront dell’OMS insieme alla FAO, le quali dichiarano che i pochi studi disponibili non dimostrano nessuna associazione per nessun livello di esposizione al prodotto.
L’attenzione internazionale si è quindi concentrata su questo strano comportamento riportando alla luce alcuni dei principali casi di recenti apparsi sulle principali testate mondiali; si tratta di fotografie del documentario di Pablo Piovano sulle famiglie argentine che vivono nelle aree rurali del paese e che da anni subiscono i danni causati dal glifosato.
Nel frattempo l’Unione Europea ha rinviato per la seconda volta la decisione sul rinnovo di utilizzo per i prossimi quindici anni evidenziando così dubbi legati soprattutto all’eterno contrasto tra prospettive di ricavo e salute.
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