Un successo il “Grande Teatro del Mondo” in scena alla Pilotta: location, attori e musica stupiscono il pubblico parmigiano

PARMA | Metti una sera in Galleria Nazionale e Teatro Farnese, aggiungi le interpretazioni teatrali e la musica del clavicembalo: ciò che ne esce è pura magia. Oppure è il Grande Teatro del Mondo, l’opera di Calderòn de la Barca che è stata messa in scena dalla Fondazione Lenz la scorsa settimana a Parma. Un susseguirsi di emozioni, un viaggio itinerante alla scoperta della verità che ogni personaggio nasconde per poi fermarsi alla tavola dell’Autore, che tutto sa e tutto decide. 

Sullo scalone che porta all’ingresso del Museo Archeologico e della Galleria Nazionale risuonano solo i passi degli spettatori che, in silenzio, si avvicinano all’ingresso monumentale del Teatro Farnese. Aspettano in piedi, mentre una proiezione li intrattiene, che dalla porta della Galleria esca l’Autore. Quando la porta si schiude si trovano davanti un bambino, in tunica bianca con un paio di scarpone il cui rumore riecheggia nel corridoio: è lui, l’Autore. E aspetta il Mondo, che esce dal Teatro, di rosso vestito. Il dialogo tra i due è concitato: il teatro del mondo deve iniziare, i personaggi avere i loro ruoli ed interpretarli bene affinchè l’Autore ne sia soddisfatto. 

Il passaggio successivo è la Galleria Nazionale: affiancati dal colossale Eracle proveniente dai Giardini Farnesiani di Campo Vaccinio e controllati dallo sguardo della Maria Luigia d’Asburgo in veste di Concordia scolpita dal Canova, gli spettatori assistono all’assegnazione dei ruoli dei personaggi che faranno parte del Mondo. Allegorie della condizione sono il Re, il Contadino, il Povero, la Bellezza, la Discrezione e il Bambino mai nato. 

Teatro Farnese: il trionfo del legno 

Il fulcro dello spettacolo si svolge all’interno del Teatro Farnese, con la musica dei clavicembali che accompagna le battute degli attori mentre l’Autore – sempre di bianco vestito – guarda tutti dall’alto delle gradinate. È il trionfo del legno: quello delle colonne da cui i personaggi vanno e vengono al centro della scena; quello dei cavallini a dondolo che occupano parte del pavimento e quello dell’imponenza della struttura del teatro, illuminato con luci soffuse che creano ombre maestose dalle statue equestri di Alessandro ed Ottavio Farnese. 

Tra i più emozionanti il dialogo tra il Re e il Contadino, uno dei personaggi probabilmente meglio riusciti dello spettacolo; e il Povero e il Bambino Mai Nato. I primi si scambiano i ruoli e mettono in luce la profonda diversità sociale di chi ha il potere e di chi, invece, lavora la terra duramente; i secondi stupiscono per la loro semplicità ed umiltà: il povero che cerca una monetina, perchè non ha più nulla nemmeno il cavallo che tanto amava e il bambino che, dondolando su uno dei cavalli a dondolo, racconta di non avere nulla e di non conoscere nulla perchè passato dal buio della pancia della madre all’oscurità della tomba. 

L’Autore che tutto vede e tutto sa

Nel mentre il Mondo continua ad accumulare sacchi sul palco: contengono le caratteristiche dei personaggi che, alla fine, saranno spogliati di tutto. Alcuni anche dei vestiti. Sarà poi il giudizio dell’Autore, che tutto ha visto e che tutto conosce, a sancire chi potrà sedersi a tavola con lui “perchè ha interpretato bene il suo ruolo“. 

Un’interpretazione ben riuscita del Lenz che ha saputo mettere sul palco la commedia (o la tragedia) della vita, senza tralasciare i particolari. Uno spettacolo che deve essere seguito con attenzione, per cogliere ogni aspetto non sempre immediato ed intuitivo. Azzardata, ma azzeccata la scelta di un Autore bambino: è qualcosa che non ti aspetti, ma che non delude. 

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