Guareschi è l’anima della Bassa: a cinquant’anni dalla morte i suoi racconti sono ancora attuali

Cinquant’anni dopo la sua morte Giovannino Guareschi riesce ancora ad appassionare con i suoi racconti: nella Bassa parmense, sulle rive del Grande Fiume, Giovannino è l’eroe di tutti e i suoi personaggi – Don Camillo e Peppone, ma anche lo Smilzo, il Brusco e la Gina e Mariolino – sono ancora attuali. Là dove il fiume scorre lento la magia di Guareschi è rimasta intatta: la Provvidenza, a cui ancora oggi – quando le acque si ingrossano e arrivano all’argine maestro – gli abitanti si affidano è la stessa che ritroviamo nei racconti guareschiani, così come la processione al Grande Fiume, per calmarne le acque, è rimasta invariata.

Il rintocco delle campane che risuona fino all’argine del Po riporta alla mente la disputa tra Don Camillo e Peppone, che – per far suonare prima l’orario, l’uno dal campanile della Chiesa l’altro dalla Casa del Popolo – spostavano ad ogni ora le lancette indietro di qualche minuto. Due personaggi – il prete e il Sindaco – che Guareschi ha ideato prendendo spunto proprio dalla sua Bassa: Don Camillo è Don Ottorino Davighi, parroco di Polesine Parmense nel dopoguerra; mentre Peppone è ispirato a Giovanni Faraboli, consigliere comunale di Roccabianca.

Don Camillo, il pretone della Bassa con il 45 di piede e la forza di un leone

Nato a Salsomaggiore Terme, Don Ottorino Davighi, nel 1920 ha frequentato il Seminario Maggiore di Parma. Guareschi lo ha conosciuto proprio a Polesine, dove i diverbi tra il parroco e il sindaco erano all’ordine del giorno: furono proprio queste discussioni e il ben più ampio panorama politico nazionale – che vedeva contrapposte DC e PCI – a prefigurare nella mente dello scrittore di Roncole i racconti della saga di Don Camillo e PepponeLa Polesine del dopoguerra era l’esatta riproduzione dei racconti guareschiani: due squadre di calcio – la parrocchiale e quella del partito – e due cinema – quello parrocchiale e quello della casa del popolo. Il mondo piccolo di Guareschi non è dunque pura invenzione, ma racconto di un contesto reale veramente vissuto dallo scrittore.

Don Camillo è un prete gigantesco, con la mani grosse, un 45 di piede e che spesso ricorre alla forza fisica per risolvere le questioni. La sua indole è comunque buona ed umile e sono famosi i suoi dialoghi con il crocifisso della Chiesa parrocchiale, che gli studiosi di Guareschi identificano con la voce della coscienza. I suoi continui scontri con il sindaco comunista Peppone riportano alla realtà di Polesine. Caratteristica imprescindibile tra i due personaggi guareschiani è però il rispetto: a differenza di quanto accade al giorno d’oggi, i due hanno rispetto per la persona avversaria, pur non condividendone le idee politiche, e non lesinano un aiuto nel momento del bisogno.

Peppone, il sindaco comunista con un passato da partigiano che va in Chiesa di nascosto

Nato a San Secondo Parmense nel marzo 1876, Giovanni Faraboli è il sindacalista del Partito Socialista, e fondatore delle cooperative agricole della Bassa Parmense, che ha ispirato Giovannino Guareschi nella creazione del personaggio di Peppone. Faraboli inizia la sua carriera politica a Fontanelle di Roccabianca nel 1901, quando fonda la Lega dei Contadini. L’anno successivo si iscrive al Partito Socialista Italiano e da vita alle cooperative agricole. In parte suo il successo dello sciopero agrario del 1907 in Emilia, quando il movimento sindacale fece grossi passi in avanti. All’inizio della prima guerra mondiale, Faraboli si dichiara neutralista e viene eletto nel consiglio comunale di Roccabianca dove prosegue la sua attività contro la guerra e la disoccupazione. Nel 1919 a Roccabianca viene contestato il sindaco e iniziano i primi tumulti contro le cooperative socialiste. Nel 1921, dopo gli assalti alle Case dei Socialisti di Roccabianca e Fontanelle, Faraboli si trasferisce a Milano dove entra a far parte della direzione nazionale del Partito Socialista.

Con l’avvento del fascismo si rifugia fuori dall’Italia, dove rientrerà solo al termine della seconda guerra mondiale. Muore, ammalato e solo, nel febbraio del 1953 a Parma. La sua controfigura letteraria, nata dalla penna di Guareschi, è Giuseppe Bottazzi da tutti meglio conosciuto come Peppone. Bottazzi è un padre di famiglia, un artigiano che lavora nel settore della meccanica. Viene eletto sindaco di un paese della Bassa Parmense (nelle trasposizioni cinematografiche, Brescello) nella lista del Partito Comunista Italiano. Scarsamente istruito, ma straordinariamente abile nel coordinare i compagni di partito, Peppone riesce molto bene nel suo compito di amministratore, ma sempre con l’aiuto del suo avversario politico, Don Camillo. Nonostante le sue idee comuniste, Peppone è credente e, a volte, lo si vede entrare di soppiatto in chiesa per pregare o donare un cero. In più è un fervente patriota: dice di essere nato nel 1899 e di aver combattuto la prima guerra mondiale, ricevendo anche la medaglia commemorativa, la medaglia d’argento al valor militare e la croce al merito di guerra. Nel secondo conflitto mondiale, Peppone è stato partigiano, insignito della medaglia commemorativa della guerra di liberazione e del distintivo d’onore per i patrioti.

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