#GuerraDelGrano: sono 30mila le aziende emiliane coinvolte
EMILIA ROMAGNA – Coldiretti a difesa delle aziende agricole durante la protesta sulle importazioni estere; ecco di cosa si tratta
Coldiretti a difesa delle aziende agricole durante la protesta sulle importazioni estere; sono 30mila le aziende emiliane coinvolte
EMILIA ROMAGNA – La #guerradelgrano dello scorso 9 giugno ha visto che protagonisti tantissimi agricoltori alle banchine del porto di Bari. Oggetto di manifestazione e protesta l’arrivo un mega cargo con grano canadese alla vigilia della raccolta di quello nostrano; una manovra a parere dei manifestanti dal valore e dalle finalità evidentemente speculative. 30mila le aziende agricole dell’Emilia Romagna coinvolte.
A lanciare l’allarme è Coldiretti Emilia Romagna per dare sostegno a tutti i produttori di grano che hanno manifestato nel porto pugliese: “Nella nostra regione è a rischio un settore che coltiva 324 mila ettari, un terzo di tutto il terreno coltivato in Emilia Romagna“, sottolinea Coldiretti Emilia Romagna. “I prezzi pagati agli agricoltori nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati scendendo al di sotto dei costi di produzione per effetto della concorrenza sleale ed oggi con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffè“, denuncia Coldiretti.
“No speculazioni, necessaria più trasparenza“
“La situazione è aggravata dal fatto che ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute“, sottolinea l’azienda.
“I campioni risultati irregolari per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale“, continua Coldiretti. “Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno“.
“La mancanza dell’etichetta di origine non consente ancora – sottolinea la Coldiretti – di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia nazionale“.
Le istante sollevate da Coldiretti sono state raccolta positivamente dal ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che hanno avviato la procedura formale di notifica all’Unione Europea dei decreti per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta. Manovre volte, prima di tutto, a garantire maggiore trasparenza negli acquisti e impedire speculazioni.
“Educazione alla Campagna Amica di Coldiretti”: il progetto che premia le scuole

