La Fiera di San Terenziano non delude: ecco la quattro giorni ad Isola di Compiano

Tradizione, storia, buon cibo e soprattutto comunità. Queste le parole d’ordine di una fiera che si rinnova ormai da sempre con precisa cadenza annuale allo scadere dell’estate valtarese. Siamo a Isola di Compiano, alle porte del famoso Castello per raccontare l’appena conclusa Fiera Millenaria di San Terenziano, appuntamento che, a cavallo tra agosto e settembre, raccoglie ogni anno migliaia di persone in una quattro giorni capace di unire tradizione locale e enogastronomia, ma anche storia, musica e intrattenimento.

Nell’edizione 2019 corrono in tandem consueti appuntamenti liturgici e mondani, in un’armonia d’intese che racconta di vallata e una comunità capaci di rinnovarsi con dinamismo e al passo coi tempi. Nelle quattro giornate (29-30-31 agosto e 1 settembre) mercato per le vie del paese e mercatino medievale, mostre di mezzi e strumenti d’epoca ma anche d’arte e artigianato con spazio bimbi e laboratori. Non da meno l’esibizione con moto da trial su ostacoli artificiali e le dimostrazioni di volo con rapaci. Poi musica e buon cibo in ogni serata, fino alla grande conclusione di domenica 1 settembre con giocoleria di fuoco e sputafuoco prima e spettacolo pirotecnico poi.

LA STORIA

Ma quando nasce il culto di S. Terenziano nell’alta val Taro? Esso risale al periodo della seconda evangelizzazione del territorio appartenuto al municipio romano di Velelia, che si estendeva in val di Taro ed apparteneva fino dal tempo della prima evangelizzazione, databile dal quarto secolo, alla Diocesi di Piacenza. Il secondo annuncio del Vangelo nel territorio piacentino avvenne nei secoli VI – VII ad opera dei Longobardi e, nella montagna, soprattutto ad opera dei monaci di S. Colombamo.

Secondo Piero Bognetti, acuto conoscitore della storia del Longobardi, (nel suo studio I “Loca Sanctorum”, e la storia della Chiesa nel Regno dei Longobardi, in «Rivista della Chiesa in Italia», 2(1952), pp. 165-204) Terenziano sarebbe uno dei santi da lui definiti “dei presidi”. I duchi che governavano il popolo di Alboino erano soliti porre a presidio dei loro confini soldati non del luogo, ma provenienti da altri ducati, perché non legati agli abitanti indigeni e […] continua a leggere

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