Il Comune di Parma si unisce all'appello al Governo:

Il Comune di Parma aderisce all’appello che Rosa Maiello, presidente dell’AIB – Associazione Italiana Biblioteche, ha fatto al Governo chiedendo la riapertura delle biblioteche di tutto il territorio nazionale. In queste ore in cui nelle biblioteche comunali si continua a lavorare con attività interne di catalogazione, riordino e inventario e i bibliotecari sono vicini ai propri utenti per dare informazioni, offrire consulenze e servizi, come lo sportello digitale per l’accesso ad Emilib, e soddisfare le richieste attraverso le proprie mail, siti web e pagine Facebook, l’assessore alla Cultura Michele Guerra così commenta l’iniziativa dell’AIB: “Il Comune di Parma sostiene e promuove con convinzione l’appello di AIB per la riapertura delle biblioteche, luoghi assolutamente sicuri e controllati, nei quali è possibile osservare con scrupolosa attenzione e responsabilità le regole del contingentamento numerico, della distanziazione tra gli utenti, della misurazione della temperatura e delle pratiche di sanificazione. Non è pensabile, a fronte del mantenimento di servizi ben più pericolosi delle biblioteche in termini di possibilità di contagio, rinunciare anche a questo presidio culturale.”

La lettera aperta dell’AIB (consultabile qui nella sua versione integrale) indirizzata ai Ministri comincia così: “Come da più parti è stato ricordato, i libri sono beni essenziali, perché sono strumenti primari di apprendimento, di ricerca, di conoscenza, perché stimolano l’immaginazione e la capacità di elaborazione critica ed espressione del pensiero, perché moltiplicano le opportunità di trovare soluzioni ai problemi propri e degli altri, perché sono compagni di viaggio che aiutano a leggere il mondo oltre l’orizzonte dell’esperienza quotidiana individuale, a non sentirsi soli, ad affrontare la solitudine, le paure, le difficoltà che oggi più che mai affliggono le nostre esistenze e che rischiano di schiacciare i destini di coloro che sono fisicamente, socialmente o culturalmente più esposti.

I libri sono tanto essenziali che il recente DPCM del 4 novembre per il contrasto alla pandemia da COVID-19 prevede che le librerie restino aperte anche nelle ‘zone rosse’, esposte al più alto rischio di diffusione del contagio. Lo stesso DPCM ha però disposto – invero con un linguaggio non comprensibile alla generalità dei lettori –la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei, delle mostre ‘… e degli altri istituti e luoghi della cultura’, e quindi anche delle biblioteche, come definite dalla lettera b) del secondo comma dell’art. 101 del Codice dei beni culturali, relativo agli ‘Istituti e luoghi della cultura’.Si tratta di tutte le biblioteche appartenenti allo stato e a organismi pubblici e di quelle private aperte al pubblico”.

Continua più avanti la Presidente dell’AIB: “[…] le biblioteche durante il primo lockdown sono state forse il settore pubblico complessivamente tra i più ‘resilienti’, più vicini ai cittadini di tutte le età e condizioni, più capace di rimodulare la propria offerta di documenti e servizi a distanza. I numeri ci dicono che si sono moltiplicate le attività di assistenza bibliotecaria personalizzata e i programmi delle biblioteche per l’information literacy e si sono moltiplicati, in certi casi raddoppiati gli accessi del pubblico alle fonti digitalizzate e a quelle digitali native acquistate e messe a disposizione dalle biblioteche. Ma durante il primo lockdown abbiamo avuto anche la prova evidente di quanto essenziale sia tuttora il prestito bibliotecario ‘tradizionale’, quanti libri disponibili esclusivamente a stampa e spesso esclusivamente in biblioteca siano necessari per soddisfare i bisogni dei nostri molteplici pubblici – dei nostri studenti, dei nostri ricercatori, dei nostri bambini, dei nostri anziani, dei nostri concittadini”.

La lettera poi prosegue: “[…] Se invece le biblioteche sono risultate essere – come noi crediamo di poter affermare – tra i luoghi pubblici più sicuri e raccomandabili dove recarsi, potremmo capire l’utilità di una indicazione prudenziale a non consentire il servizio di consultazione in sede, o a effettuare una valutazione caso per caso secondo le caratteristiche della sede e l’entità prevista dell’affluenza. Ma non comprendiamo perché impedire anche il prestito dei volumi, gestito con tutte le dovute cautele a tutela della salute degli operatori e del pubblico e ferma l’ovvia condizione che la biblioteca sia in grado di assicurarle”. E si conclude con un appello chiaro e diretto in cui si chiede, appunto, di “consentire l’apertura al pubblico delle sedi delle biblioteche su tutto il territorio nazionale, almeno perché possano effettuare il prestito bibliotecario dei libri; di adottare misure strutturali per sostenere il potenziamento dei servizi bibliotecari e la continuità del lavoro professionale dei bibliotecari, tanto in sede quanto in modalità “lavoro agile”, per la gestione delle biblioteche e dei loro servizi locali e digitali”.

Le Biblioteche Comunali stanno organizzandosi per riattivare prima possibile il servizio di prestito in piena sicurezza, e prossimamente se ne renderanno note le modalità.

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