Il WWF dice no al piano per l’abbattimento dei lupi: eccone le motivazioni
Il WWF non approva il piano proposto dall’Unione Zoologica Italiana, ecco la situazione e le ragioni del no

È di qualche giorno fa la notizia che l’Unione Zoologica italiana sta scrivendo per conto del Ministero dell’Ambiente un piano per poter mantenere la popolazione del lupo in una condizione tale per cui l’attività umana e quella animale siano in armonia. Il piano è stato illustrato a Cuneo il 22 Gennaio, in un incontro con il professor Luigi Boitani (ordinario di Zoologia all’Università la Sapienza di Roma, uno dei massimi esperti mondiali del lupo) durante la Conferenza organizzata da LifeWolfalps, il Progetto Europeo di studio sul lupo in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente. In questa giornata si è analizzata la situazione del lupo in Italia, facendo delle stime sul ripopolamento di questo animale sia sulle Alpi che sugli Appennini. In questi si arrivano a stimare uno o due migliaia di esemplari, mentre in quelle 150 circa.
Sebbene il numero sia abbastanza esiguo, sulle Alpi, si ritiene che l’animale sia una minaccia per il bestiame e quindi, nella relazione, è prevista una deroga alla direttiva europea che protegge il lupo. La misura permetterebbe l’abbattimento dei lupi e sarebbe necessaria – secondo questo studio – per ridurre un conflitto in atto fra lupo e allevatori. Il piano non è ancora stato approvato e spetta al Ministero delle Politiche Ambientali e alle regioni coinvolte farlo, ma se così dovesse essere si potrà valutare l’ipotesi di abbattere alcuni esemplari, valutando caso per caso se sarà doveroso agire in questa direzione. La misura pare che abbia scontentato tutti, ambientalisti e interventisti, e proprio per questo il professor Boitani ritiene di aver fatto un buon lavoro.
Il timore, al di là delle competenze dello stimato professore, è che si possa dare adito a fenomeni di bracconaggio, favorendo azioni private di persecuzione contro gli animali o, ancora peggio, ad azioni illecite che vadano a minare la sicurezza del lupo nel suo habitat. Proprio per questo il WWF si è dichiarato fortemente contrario ad uno scenario di questo tipo, asserendo che “sebbene la popolazione nazionale del lupo possa essere in rapida ripresa, non esistono ancora dati scientificamente robusti sulla distribuzione ed abbondanza del carnivoro in Italia che attestino il raggiungimento di una sua condizione sicuramente favorevole nel lungo periodo” specificando poi che proprio sulle Alpi “il lupo è ancora lungi da essere fuori pericolo [estinzione ndr]. Ciò è dovuto anche al pesante impatto del bracconaggio e di altre cause di morte come le collisioni con autoveicoli”.
Le motivazioni di questo rifiuto stanno nel fatto che sicuramente si andrebbe a minare la conservazione della specie di questo affascinante quanto temuto predatore, sfavorendo però allo stesso tempo gli stessi allevatori che ne denunciano la pericolosità, visto che la fauna selvatica presente sul territorio perderebbe l’unico predatore naturale della catena, contribuendo così ad aumentare esponenzialmente i danni alla fauna domestica. Ed è lo stesso WWF a spiegarne i motivi, “diversi studi internazionali recenti, condotti in aree dove il lupo è cacciato, confermano che uccidere degli esemplari può comportare per i sopravvissuti, oltre alla destrutturazione del branco a cui appartengono, anche la perdita della capacità di predare in gruppo la fauna selvatica, specie il cinghiale, con conseguente rischio di aumento degli attacchi alla fauna domestica”.
La soluzione secondo la nota organizzazione di salvaguardia della natura, potrebbe essere quella di integrare nella lotta metodi e strumenti sperimentati con successo, quali la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardia come il pastore abruzzese-maremmano, l’introduzione di recinzioni fisse o mobili elettrificate. Infatti la combinazione di questi elementi ridurrebbe il rischio di un attacco di gran lunga, permettendo a questo animale di sopravvivere senza essere braccato, in armonia con l’uomo.
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