“Il cacciatore morto a Pellegrino potevo essere io” | EDITORIALE

L’incidente avvenuto domenica a Pellegrino ha ucciso Mattia Valdi e distrutto la sua famiglia; il commento di Luca Conti: “Poteva succedere anche a me”

L’incidente avvenuto domenica a Pellegrino ha ucciso Mattia Valdi e distrutto la sua famiglia; poteva succedere a chiunque

@LucaConti

Quanto accaduto domenica a Pellegrino è ancora da ricostruire con certezza. Quello che si sa, al momento, è che una fucilata di rimbalzo ha colpito il trentunenne Mattia Valdi di Salsomaggiore. A sparare quel colpo è stato il padre. Tra le ipotesi c’è quella che il proiettile abbia colpito un albero e che la scheggia del legno abbia ferito a morte Mattia.

Di certo c’è il dolore di una famiglia intera. La madre di Mattia ripete da giorni a tutti: “È stato un incidente, mio marito era molto prudente. Lui e Mattia avevano un rapporto speciale“. Il padre, da domenica, è ricoverato al centro Diagnosi e Cura dell’Ospedale Maggiore. Distrutto, sedato. Con dentro un dolore da cui probabilmente non si riprenderà mai più.


La passione per la caccia accomunava Mattia e il padre. Questo tipo di attività venatoria viene praticata in squadra; cosa che non è obbligatoria per altri tipi di caccia, come quella alla lepre o agli animali da penna. In una battuta di caccia ci si dispone in una determinata area, seguendo le indicazioni dei capisquadra. Quindi spesso i cacciatori si trovano nella stessa zona, a pochi metri di distanza. L’attenzione per i compagni e per ogni minimo rumore è dunque fondamentale. Anche per ragioni di sicurezza, ogni cacciatore dispone di una radio per comunicare con la squadra. Un incidente di questo tipo è molto raro. Ben che se ne dica, la prudenza dei cacciatori è sempre tanta.

Il commento

In questi giorni provo una strana sensazione. Anche questa mattina, passando davanti all’armadio dei fucili ho sentito un peso enorme. Ho pensato a quel ragazzo che a Pellegrino ha perso la vita. Allo straziante dolore del padre e dei familiari. Condividendo la stessa passione potevo essere io al suo posto.

Non ci sono parole nel sapere della morte di un ragazzo di trent’anni. Una morte causata da un tragico incidente. Ulteriormente difficile da accettare perchè giunta per mano involontaria di chi per quel ragazzo avrebbe dato la propria vita. Non desidero aggiungere parole vuote a ciò che si è già detto. Al reale svolgimento dei fatti ed all’esatta dinamica in cui si è consumata quest’ingiusta morte.

Desidero, stringendomi nel dolore ai familiari, degli amici e dei compagni di squadra, spiegare a chi non conosce la caccia al cinghiale quanto sia difficile ed improbabile un tale avvenimento. A meno che non si realizzino particolari condizioni che, purtroppo, in frangenti del genere appaiono difficili da valutare.

Ho letto e sentito diversi commenti provenienti dalle più svariate fonti che superavano i fatti accaduti aprendo il dibattito e la polemica mai spenta sull’attività venatoria

Proprio in seguito a questo ho deciso di scrivere queste poche righe per chiarire alcuni punti secondo me fondamentali. Innanzitutto non credo sia corretto aprire alla polemica spesso sterile in questo frangente, poiché non è questo l’ambito in cui bisogna discutere. È semplicemente il momento di mostrare solidarietà per chi in questo momento soffre. Tacendo ogni ideologia, come forma di rispetto e cordoglio per ciò che è accaduto.

Detto ciò, vorrei infine precisare che la caccia al cinghiale è un attività pericolosa. Di cui noi conosciamo perfettamente i rischi. Per questo cerchiamo continuamente di migliorare le condizioni in cui cacciamo e mettiamo sempre la sicurezza al primo posto. Tuttavia, come in tutte le attività ricche di adrenalina, passione e fatica fisica può capitare che per brevi attimi la propria attenzione sia volta solo ai pericoli più diretti ed all’azione di caccia. O che, presi dalla stessa tensione del momento, due persone si avvicinino troppo per la delicatezza del momento.

Concludo dicendo che quello che ho appena scritto è valido per tutte le attività che sono intrinsecamente pericolose come il motociclismo o gli sport considerati estremi e nei quali purtroppo capitano tragedie simili.

© riproduzione riservata