La critica è volta sia al sistema concettuale che al costo preventivato; l’ingegnere Agostino “Così le infiltrazioni non cesseranno”

Sono in corso da giugno i lavori al Ponte Romano, all’incrocio tra via Mazzini e il Lungoparma, per fermare le infiltrazioni che danneggiano la struttura: il progetto costerà 300 mila euro, ma il cantiere comprende in realtà un’area più vasta, con l’obiettivo di ristrutturare e migliorare il passeggio e il decoro in quella zona della città. Maurizio Agostino però, tecnologo del calcestruzzo e esperto in cantieri di Grandi Opere e infrastrutture, critica il progetto della ditta addetta ai lavori sulla zona interrata del Ponte Romano: “La tipologia dell’intervento è assurda, così come il costo preventivato“.

Sembra la storia infinita: il problema delle infiltrazioni è soltanto l’ultimo episodio di una lunga faccenda che non trova fine; “Da quando hanno rifatto Piazza Ghiaia nel 2013, ci sono stati continui lavori e vogliono far passare questi problemi come delle fatalità che colpiscono quel tratto di strada e il Ponte“. Agostino quindi, uno degli esperti in edilizia di Parma, punta il dito contro l’Amministrazione Comunale e sulla ditta addetta ai lavori: “Giudicando semplicemente dai risultati si sono rivelati degli incompetenti; in un cantierucolo di non più di 500 m quadrati non è permissibile fare certi errori, essendo una sciocchezza nell’usualità cantieristica“. Quello che c’è di sbagliato, continua Agostino, è innanzitutto il “sistema concettuale: viene utilizzato un sistema impermeabilizzante completamente errato, che si usava negli anni ’60 ma che ora non è più adatto per questo genere di lavori“. Dato che la struttura è composta da diversi materiali, per andare a operare, afferma l’ingegnere parmigiano, è necessario impiegare un “sistema misto, che si adatti alle diverse situazioni che compongono la zona interessata“.

Il cantiere di via Mazzini
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Agostino afferma anche che è evidente che ci saranno ancora infiltrazioni, dato che osservando le guaine e i giunti si capisce che è mancato uno studio a tavolino per il progetto: nella pratica comune, dopo aver terminato i lavori, si allaga la zona per circa cinque giorni, per controllare se il terreno sia veramente impermeabile, ma questa pratica non è stata svolta nel cantiere del Ponte Romano. “Nemmeno le indagini termografiche, che possono far trapelare dove di verificherà una perdita di acqua, sono state effettuate” continua Agostino, che afferma che a mancare sono anche buon senso e senso civico da parte dell’Amministrazione. Le giuste analisi di controllo dell’impermeabilità prima della fine dei lavori, accusa nuovamente il tecnologo, sarebbero però sicuramente presenti in un cantiere privato, non dipendente dal Comune e dal suo ufficio addetto alle infrastrutture.

Il costo preventivato infine, è incredibilmente elevato: la cifra per metro quadrato sui lavori del Ponte Romano ammonterebbe, seguendo le loro dichiarazioni, a 1000€; un costo assai esagerato, dato che la cifra effettiva comprendente tutte le operazioni sarebbe di circa 200€. Il problema di fondo però, non riguarda soltanto la questione del Ponte Romano o la Provincia di Parma, ma è una faccenda italiana: “fino a quando non ci sarà un sistema di controllo che sia indipendente dal committente, che sia il Comune, la Regione o un privato, e da chi realizza l’opera, cioè l’impresa vincitrice dell’appalto, avremo sempre questa situazione“. Manca in Italia infatti, l’ufficio di controllo, indipendente e autonomo dalle altri parti, che, come succede ad esempio in Francia, avvia i necessari controlli e provvede a intervenire in caso di problematiche. “Il Ponte Romano sarebbe quindi un esempio di una lunga lista, che andando dal Ponte Morandi alle ricostruzioni dopo i terremoti, evidenzia un sistema burocratico e di fondo da riscrivere“.

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