Volontariato, ecco come favoriamo l’integrazione – INTERVISTA

L’intervista ai giovani volontari della Assistenza Pubblica di Parma

L’intervista ai giovani volontari della Assistenza Pubblica di Parma

di Vanessa Allegri

Integrazione e volontariato – L’estate 2016 giunge al termine lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue e morte. In particolare, gli attentati terroristici hanno visto come bersaglio prima la Francia e, a brevissima distanza, la Germania. L’identikit degli attentatori? Ragazzi francesi o tedeschi di seconda generazione di origini islamiche ma nati e cresciuti in Europa. Come mai allora provano tanto odio e rabbia nei confronti dei loro connazionali e della Nazione che li ospita? Il fenomeno è molto complesso e bisogna cercare di stare alla larga dai luoghi comuni e dai giudizi affrettati.


Una prima risposta si potrebbe trovare in questa parola: integrazione. Le organizzazione terroristiche in generale vanno alla ricerca dei cosiddetti ‘lupi solitari’ per arricchire le loro fila. Persone socialmente isolate, che passano le giornate su internet senza uno scopo preciso nella vita. Non sono considerati veri musulmani da coloro che vivono nei loro Paesi d’origine e non si sentono nemmeno del tutto europei. Questa crisi d’identità li conduce alla ricerca di una “missione”, di una causa in cui credere e a cui dedicarsi per sentirsi finalmente protagonisti. A questo punto arriva lo Stato Islamico, conosciuto anche come Isis, con la sua propaganda online e un uso strategico dei social network per diffondere l’ideologia dell’odio nei confronti degli occidentali ‘infedeli’.

Per evitare tale isolamento e ciò che ne consegue quali soluzioni possiamo mettere in campo?

L’Assistenza Pubblica, in qualità di associazione di volontariato, come può fare per promuovere e favorire l’integrazione tra culture? Lo abbiamo chiesto ad alcuni militi under 30.

Alice: “Viviamo in un mondo multietnico e bisognerebbe cercare di mettere da parte i pregiudizi e aprirsi all’altro”

«La Pubblica è una realtà che può aprirsi anche agli stranieri  ̶  afferma Alice Manfredi  ̶  È un’attività che tutti possono svolgere, a patto che ci si metta volontà e passione. Inoltre, penso che nel 2016 certe differenze non vadano più fatte, viviamo in un mondo multietnico e bisognerebbe cercare di mettere da parte i pregiudizi e aprirsi all’altro».

Volontariato e integrazione; come favorirla? - INTERVISTA

Matteo: “La Pubblica non dovrebbe essere solo un ente sanitario; importante svolgere anche un ruolo sociale per favorire l’integrazione”

L’opinione di Matteo Panizzi è invece più pragmatica e propositiva: «Molto spesso il cortile della nostra associazione è adibito a feste e momenti di convivialità, come ad esempio la Settimana della Pubblica. Penso che si potrebbe utilizzare questo spazio organizzando manifestazioni che coinvolgano anche persone di altre culture (ispirandosi magari alla Festa Multietnica di Collecchio), in modo tale che l’Assistenza Pubblica non venga vista con affetto solo da chi è del posto e per far sì che non sia associata solo ad un servizio ma ad una comunità.

Sono pochi i militi con origini straniere – continua Matteo – e credo che per un immigrato arrivato da poco nel nostro Paese possa essere di conforto anche solo a livello psicologico venire soccorso da un volontario che ha le sue stesse origini. La Pubblica non dovrebbe limitarsi ad essere un ente sanitario ma dovrebbe trovare altri canali per svolgere in un certo senso anche un ruolo di promozione a livello sociale».

Volontariato e integrazione; come favorirla? - INTERVISTA

Giulia: “Le persone dovrebbero dimostrare maggiore comprensione dell’”altro”, del diverso e di chi vive situazioni difficili; l’accoglienza deve tornare un valore imprescindibile

Infine, la visione idealista e concreta al tempo stesso di Giulia Gallo: «Sicuramente quello della Pubblica può essere un terreno fertile per coltivare l’integrazione tra parmigiani e immigrati, sarebbe bello che questi ultimi venissero inseriti come volontari e che facessero il corso per aspiranti militi. In alternativa, per iniziare potrebbero partecipare ad attività sempre legate alla Pubblica ma che richiedano meno qualifiche rispetto all’ambulanza, come ad esempio il Pulmino di Padre Lino.

Così facendo  ̶  prosegue Giulia – queste persone inizierebbero a sentirsi parte di una comunità e avrebbero la possibilità di esprimersi e farsi conoscere per come veramente sono. A mio avviso il problema dell’integrazione è proprio questo: chi non riesce ad integrarsi e si sente rifiutato dalla società in cui vive manifesta il proprio malessere con atti di odio e violenza rivolti alla società stessa. Le persone che vengono in Pubblica dovrebbero avere una maggiore propensione nei confronti dell’altro, del diverso e di chi in generale è in difficoltà, dovrebbero quindi accogliere senza problemi anche coloro che non sono di origine italiana.

Si può applicare lo spirito del volontariato anche nei confronti di altri volontari. Per quanto riguarda i recenti fatti di terrorismo – conclude Giulia – penso siano frutto dell’intolleranza, e anche noi in Italia tendiamo ad essere molto diffidenti. La paura di tutto ciò che è diverso posso capirla nelle vecchie generazioni, ma purtroppo è molto diffusa anche tra i ragazzi della mia età. Non ci rendiamo che i nostri amici con la pelle di un colore diverso potrebbero essere gli stessi che stanno arrivando ora sui barconi. Siamo sul filo del rasoio, e per fare in modo che non prenda piede anche qui questo fenomeno dobbiamo evitare le ghettizzazioni e le divisioni».

Volontariato e integrazione; come favorirla? - INTERVISTA

Cosa emerge dal racconto dei giovani volontari di Parma? La parola che accomuna tutte le esperienze nel mondo del volontariato è: apertura

Non serve a nulla chiudersi a riccio e ignorare i cambiamenti che in modo irreversibile stanno attraversando la nostra società e il nostro modo di vivere. È inutile persino innalzare muri di mattoni o barriere mentali per combattere le ‘invasioni’ territoriali e culturali. Il dialogo contro la paura. L’incontro come arma per sconfiggere l’ignoranza. Anche la Pubblica può fare la sua parte e questo potrebbe essere il primo passo di un lungo cammino di solidarietà… internazionale!

Da “La Pubblica“, trimestrale della Assistenza Pubblica di Parma a cura di Mariagrazia Villa.