Negli ultimi mesi il nostro territorio è stato caratterizzato da alcuni eventi di piena che hanno coinvolto i principali fiumi e torrenti del Parmense: l’Enza, in particolare nella zona di Sorbolo; il torrente Parma, la cui forza è stata arginata dalla cassa d’espansione; il Taro, che ha eroso alcuni tratti di strada nella zona di Medesano. In considerazione anche dell’incremento dei fenomeni temporaleschi, di grande entità, che hanno coinvolto il nostro territorio provinciale e che hanno dato luogo a smottamenti e frane in Appennino, abbiamo intervistato l’assessore regionale Irene Priolo per fare il punto sulla situazione.

Tra le questioni affrontate quella della cassa d’espansione sul torrente Baganza, principale responsabile dell’alluvione del 2013; ma anche la possibilità della realizzazione di un invaso a monte sul torrente Enza ed – infine – le criticità dettate dall’attività di alcune frane storiche, come quella di Berceto, che si sono rimesse in moto in seguito alle abbondanti precipitazioni di queste ultime settimane

Le ultime piogge hanno portato ad alcune alluvioni nel modenese; la situazione a Parma e Provincia è rimasta sotto controllo, grazie anche alle manovre effettuate nella Cassa di Espansione del torrente Parma. Come Regione avete in programma investimenti per migliorare la tenuta del bacino idrografico di questa parte del territorio? Quali le criticità nell’attuale gestione? 

Anche durante l’ultima ondata di maltempo che ha colpito tutta l’Emilia-Romagna, le piene dei corsi d’acqua parmensi e reggiani, compreso l’Enza che ha superato la soglia 3 di criticità, sono state gestite con efficacia da Aipo e da tutti gli Enti regionali e locali del sistema di Protezione civile che come sempre ringrazio per la capacità di intervento e l’importante lavoro di squadra. Come giustamente ricordato, la cassa di espansione del Parma è stata utilizzata tramite le paratoie con manovre di regolazione da parte di Aipo tenendo sotto controllo la situazione, ma anche le casse dell’Enza sono risultate parzialmente invasate. Sono stati interessati da fenomeni di piena anche il Rovacchia, che ha superato il livello 3 di criticità e il Crostolo che ha raggiunto il livello 2, tutti attentamente monitorati. Inoltre sul torrente Parma vengono regolarmente effettuate le opere di manutenzione sul corso d’acqua e nella cassa di espansione, oltre naturalmente gli interventi d’urgenza ogni volta che è necessario. 

Dopo l’alluvione del 2013, si è iniziato a parlare concretamente di Cassa di espansione per il Baganza: a che punto è oggi il progetto?

Su questa opera siamo a buon punto. Il progetto esecutivo è stato adeguato a tutte le prescrizioni della Direzione Dighe del Ministero delle Infrastrutture e a breve verrà sottoposto alla sua approvazione definitiva. Entro la primavera Aipo pubblicherà il bando di gara per l’appalto dei lavori, dal valore complessivo di 61 milioni. A questi si sommano altri 6 milioni: è il valore di 1,8 milioni di metri cubi di terra e della ghiaia estratti per realizzare l’opera che non saranno reimpiegati nel cantiere. La Regione li mette a disposizione per ulteriori opere pagate in compensazione, cioè con la cessione del materiale a chi svolgerà i lavori. La Cassa occuperà un’area di 8,6 ettari – in parte terreni di una cava già esistente – nei territori dei Comune di Parma, Sala Baganza, Felino e Collecchio. Potrà raccogliere fino a 4,7 milioni di metri cubi di acqua. Per realizzarla serviranno 5 anni di lavori: è l’intervento di sicurezza territoriale più rilevante ad oggi previsto nella programmazione regionale.

Due dei punti critici, nella nostra Provincia, sono il ponte sull’Enza a Sorbolo e il passaggio del torrente Parma nell’abitato di Colorno. Due situazioni diverse, ma che richiedono un monitoraggio costante e interventi mirati: ci sono in programma azioni della Regione per evitare che possano ripetersi queste criticità? Si è parlato più volte di un’ulteriore cassa d’espansione per l’Enza a monte, ritenete possa rivelarsi utile?

Riguardo al ponte sull’Enza, è noto che in quel punto c’è una strettoia del torrente che costringe alla chiusura del ponte stradale quando il livello raggiunge gli 11 metri, per ragioni di sicurezza. Le restanti criticità vengono affrontate con il massimo impegno, grazie alla collaborazione tra tutti gli enti e i gruppi di volontari; in particolare è molto positivo il coordinamento che avviene tra AIPo, Consorzio di bonifica e Comune perché anche il reticolo minore attorno a Sorbolo, con questi livelli di precipitazioni, può rappresentare un pericolo. Riguardo a Colorno, la cassa di espansione del Parma, le manutenzioni lungo il corso d’acqua e, in futuro, la cassa del Baganza sono fattori che contribuiscono a prevenire il rischio di esondazioni, insieme naturalmente a un’accurata previsione dei fenomeni avversi, al monitoraggio sulle opere idrauliche e alla prontezza nell’effettuare eventuali interventi emergenziali in corso d’evento. Riguardo all’Enza, da parte di Autorità di bacino – a cui compete la pianificazione in merito agli interventi necessari sul reticolo idrografico sono in fase di studio ulteriori opzioni di intervento, quali arretramenti arginali, adeguamenti di aree golenali e ulteriori volumi di laminazione a valle delle casse.

Le grandi piene che si sviluppano a valle sono ovviamente rinforzate dall’acqua proveniente dalla montagna e dai corsi minori, come quelli della Val Cedra e della Val Taro. Nella fascia appenninica sono previsti interventi che diminuiscano il rischio a valle?

È vero che nel parmense sono emerse criticità sui corsi d’acqua minori come Rovacchia, Recchio, Cinghio e Termina così come sulla rete minuta a monte di Parma, in particolare sul canale Baganzale e sul Maretto. Le cause sono note: la crescita dei centri urbani e la riduzione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua che si sono verificate nel tempo. Anche sul torrente Baganza abbiamo assistito ad una fortissima riduzione delle aree golenali, quasi il 50% negli ultimi 150 anni, come mostrano interessanti studi su carte catastali e topografiche.  Per diminuire i rischi che derivano da questa situazione – in un territorio come questo che in Italia registra un indice di franosità secondo solo a Lucca – abbiamo messo in campo risorse e aperto cantieri di difesa del suolo.

Cito, ad esempio, quello su Baganza, a salvaguardia della città, oggi in via di conclusione: con un finanziamento di 700mila euro sono state realizzate la sottofondazione del muro ottocentesco nella sponda destra a valle del ponte della Navetta, oltre a due soglie e difese laterali sul corso d’acqua a ulteriore protezione del tratto urbano. Altro esempio: circa 25 chilometri più a monte, a Calestano, in un’area demaniale non più colpita da piene stiamo terminando un intervento strutturale per permettere al fiume di abbassare naturalmente la portata. Si sta anche movimentando il materiale ghiaioso da riutilizzare per il riempimento delle sponde erose nel tratto vallivo del centro di Calestano. Per tutti gli altri torrenti richiamati, sono in corso interventi mirati a recuperare aree demaniali e non solo non interessate dalle piene per allargare l’alveo.

Dal punto di vista del dissesto idrogeologico, ci sono situazioni di criticità che state monitorando e per le quali sono previsti interventi, nel territorio della provincia di Parma?

Cito un dato molto significativo. Nel 2020, anno del Covid, in provincia di Parma sono stati programmati in tutto oltre 200 interventi di sicurezza del territorio e protezione civile per oltre 105 milioni di euro. Un impegno consistente e a 360 gradi, nel quale si iscrive anche l’ultimo intervento avviato a inizio anno, quando a causa delle precipitazioni e delle forti nevicate si è riattivata la frana in località Vaccarezza di Castellonchio, nel comune di Berceto, che ha ormai raggiunto il letto del Torrente Baganza. La Regione ha disposto un intervento urgente di 100mila euro che si affianca alle attività di osservazione del fenomeno per tenere costantemente monitorata la sezione di deflusso del torrente e intervenire in caso di eventuali invasi d’acqua potenzialmente pericolosi per le aree a valle.

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