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Una passione ardente. Atavica. A tratti mistica. Inspiegabile ai più. Irrefrenabile. Così potremmo sintetizzare l’andar per funghi. Una pratica che coinvolge tantissimi appassionati, se ne contano a migliaia solo nei vari gruppi Facebook, che vivono la caccia al fungo – principalmente porcino (Boletus edulis, Boletus aestivalis, Boletus pinophilus, Boletus aereus, questi i nomi scientifici delle quattro principali varietà ricercate) – allo spasimo. Nicolò Oppicelli, classe 1987, giornalista, micologo professionista e certificatore, ha incanalato lo stesso amore per i funghi in una direzione più intellettuale. Da sempre avido lettore, amante di funghi e natura, è direttore di Passione Funghi & Tartufi, una delle riviste di settore più importanti in Italia. Da fine luglio è in vendita (solo online) la sua nuova guida “Funghi in Italia”, che con 1.000 specie analizzate, 3.000 fotografie e 592 pagine, si candida a diventare un eccellente punto di riferimento per cercatori alle prime armi ed esperti.

Di che cosa si tratta? È un guida in senso stretto?

Assolutamente, sì. Sono 592 pagine di un corposo manuale di micologia, dove si tratta la materia con un linguaggio più semplice, non tecnico e alla portata di tutti. Un centinaio sono dedicate alle caratteristiche di base dei funghi, agli ambienti di crescita e ai fattori ideali per un buono sviluppo. A queste si sposano mille schede descrittive di funghi con due o tre immagini per ogni specie, prendendo in esame tutti gli ambienti di crescita: dalla montagna fino a 3000 metri di quota, all’ambiente costiero, litoraneo e marittimo. I funghi più importanti sono enfatizzati con contributi più esaustivi. La guida è studiata in modo tale che chiunque, anche chi si avvicina per la prima volta al bosco, studiando le foto, in linea di massima, possa distinguere i funghi. Ci sono anche una decina di pagine con le principali essenze arboree presenti nei boschi: gli alberi più importanti in cui si può andare alla ricerca di funghi sono indicati specificando le caratteristiche, la foglia e il tronco.

Quanto ci hai impiegato a scrivere un volume di queste dimensioni?

L’ho scritto anche nell’introduzione: ci sono oltre 15 anni di fotografie ed esperienza nei boschi, a volte anche tutti i giorni, sotto pioggia e temporali, per determinare tutte quelle specie e fotografarle nel modo corretto. Ci sono anche funghi rari che sono andato a scovare, percorrendo chilometri e chilometri, consumando a volte tre schede intere della macchina fotografica, uscendo alle 6 del mattino e tornando alle 20. Probabilmente ci vorrebbero 50 anni per fare un lavoro simile, ma io ci ho impiegato davvero tanto tempo nei funghi.

Ci dici anche dove trovarli?

Quello no (ride, ndr). Gli ambienti sono specificati. Ma non basterebbe un solo libro per segnalare i luoghi dove andare a funghi su scala nazionale.

Nel libro smentisci alcuni falsi miti…

Ad esempio il mito della luna, che chiunque voglia continuare ad interpretarla può farlo, perché è una bella favola, però non ha nessuna evidenza scientifica. Ho annotato per 15 anni fasi lunari, piogge e altre situazioni, ma nessuna corrispondenza è stata trovata. Anche se una spiegazione io me la sono data, ma non è scientificamente dimostrata.

Cioè?

Nelle notti con lune un po’ più grandi, se c’è una nascita di funghi, probabilmente il riflesso della luce del sole sulla luna (che noi chiamiamo erroneamente luce lunare) riesce a penetrare un minimo nel bosco. Magari il fungo che ha il gambo bianco si illumina leggermente e attira quegli insetti che vanno a depositare le uova al suo interno, e siccome il fungo è un organismo intelligente, si sente minacciato e accelera il processo di maturazione, quindi arrivando prima a maturazione se ne vedono di più.

Il porcino, oltre ad essere probabilmente il più ricercato, è anche un fungo particolare.

È un fungo ubiquitario nasce da 0 a 2.500 metri sotto quercia, faggio, castagno, abete bianco, abete rosso, ecc.; forse solo sotto il larice non nasce. Anche se io l’anno scorso l’ho trovato in un lariceto puro. Ci ho pure fatto fare l’esame genetico per capire se fosse qualcosa di diverso.

Cosa ne è risultato?

Porcino al 100% (Boletus edulis). Ho fatto fare l’esame perché si trattava di un lariceto puro, senza contaminazioni di altre specie arboree nelle vicinanze. Poteva essere, potrebbe anche diventare, un’evoluzione, chissà.

È la prima volte che si documenta un ritrovamento simile?

Ho foto di ritrovamenti di lettori di Passione Funghi & Tartufi, che hanno trovato porcini nel larice, ma solitamente i lariceti sono misti. A 2.200 metri nel lariceto puro c’è bisogno di un micologo che lavora in un certo modo.

Parliamo di dimensioni: spesso si fa a gara a chi trova il fungo più grosso. Ma è sempre una buona idea raccogliere esemplari maturi?

Assolutamente no. Quando vediamo un fungo nel bosco dobbiamo valutare se abbia la carne compatta e soda. Se è cedevole e molliccio non ha senso raccoglierlo, meglio lasciarlo lì a disperdere le spore: sono future generazioni di funghi che crescono. Più il fungo è maturo, tra l’altro, maggiori sono le probabilità che sia attaccato dalle larve. Se sono abbondanti è già in fase di decomposizione. Ma vale anche al contrario. Chi raccoglie un fungo sotto ai 3 centimetri penso proprio che sia un cretino. Se consideriamo che il fungo è costituito al 95% da acqua, che cosa si sta portando a casa? Quanto mangi con un fungo così piccolo?

Qual è il fungo che preferisci cercare?

Quello che devo ancora trovare. Insomma, qualcosa di nuovo. Anche se ormai sul panorama nazionale penso di aver visto tutte le specie che popolano i nostri boschi. Questo dal punto di vista scientifico. Mentre per quanto riguarda il lato più pop, direi il porcino è quello che attira più l’occhio: il Boletus pinophilus è il più bello, il più ambito e il più massiccio. A me piace cercarli soprattutto in novembre, quando nelle faggete non ci sono più cristiani e pochi funghi. In Appennino mi piacciono molto i funghi prativi ad alta quota, le cose meno scontate, insomma.

Il fungo più buono secondo Nicolò Oppicelli?

Direi la gambasecca (Marasmius oreades), è uno dei miei preferiti, perché nasce pochi giorni dopo la pioggia, si può seccare facilmente, è facile da riconoscere ed è molto aromatico.

Quale invece quello che preferisci cucinare?

Mi diverte molto il galletto (Cantharellus cibarius), che tiene bene la cottura e si può abbinare a tanti tipi di preparazione. Ma anche il marzuolo o dormiente, che rimane anche quello uno dei miei preferiti a livello di gusto.

Il più sottovalutato?

Probabilmente il piede di capra (Albatrellus pes-caprae), un fungo che piace molto agli estimatori, molto saporito e adatto ad essere cucinato con pietanze importanti. Se lo si cucina insieme alle cipolle si sente il sapore del fungo e non quello della cipolla.

Sei stato protagonista tante volte anche sul nostro Appennino, come direttore della Fiera del Fungo di Albareto. Ti vedremo anche l’anno prossimo dato che quest’anno è stato bloccato tutto dal Coronavirus?

Più che volentieri. Ad Albareto abbiamo fatto un bel lavoro di condivisione con la mostra micologica, che è stata salvata, perché sembrava interessare meno. Abbiamo portato anche le scuole a funghi ampliando sempre di più il nostro impegno. L’anno scorso sono state esposte oltre 500 specie, tronchi di diverse essenze arboree, e un percorso rinnovato. Speriamo che l’anno prossimo non ci siano intoppi.

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