L’Italia chiamò | EDITORIALE
Il 4 novembre 1921 la salma del Milite Ignoto veniva tumulata a Roma, nel sacello…
Il 4 novembre 1921 la salma del Milite Ignoto veniva tumulata a Roma, nel sacello dell’Altare della Patria. Tre anni prima, il 4 novembre 1918, entrava in vigore l’armistizio di Villa Giusti che consentì agli italiani di rientrare nei territorio di Trento e Trieste e portare a termine l’unità nazionale iniziata in epoca risorgimentale. La Prima Guerra Mondiale era finita. Nel 1922 il 4 novembre venne dichiarato Festa nazionale: oggi non lo è più, ma sarebbe bene che lo fosse. La memoria non può e non deve andare perduta. Il sacrificio di uomini e donne italiane non può e non deve andare perduto.
Non mi dilungherò molto, rischierei di sprofondare in un abisso di frasi fatte e luoghi comuni, dai quali è sempre meglio stare lontani. Troppi i soldati, molti ragazzi giovani, hanno sofferto fame, freddo, fatica, paura nelle trincee sul fronte italo-austro ungarico. Tanti, troppi, non hanno fatto ritorno a casa.
Ricordando oggi il Centenario del Milite Ignoto, abbiamo cercato in una poesia dell’autore parmigiano Renzo Pezzani che, quegli anni di furente guerra li ha vissuti al fronte, come volontario, le parole adatte per il ricordo, per tramandare la memoria. Un omaggio, quello al 4 novembre, che non si ferma a questo articolo, ma che proseguirà nel corso della giornata con approfondimenti e servizi dedicati alla Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Le parole di questa poesia di Pezzani sono impresse sulla Cappella dedicata alla Madonna della Speranza, sul Monte Piana dove la frontiera italiana si incrociava con quella austriaca. È bene che, oltre al muro del Santuario, rimanessero impresse anche nella nostra mente.

