In “Come vele sopra il male” gli scatti del fotoreporter Sandro Capatti: i ricavi per la raccolta fondi del nuovo Centro Oncologico del Maggiore

Trentadue scatti per raccontare la femminilità di donne che lottano contro il cancro: “Come vele sopra il male” è l’ultimo libro fotografico di Sandro Capatti, fotografo professionista di Parma che spesso si è battuto per cause sociali. La Giornata Mondiale della Fotografia, che si celebra oggi 19 agosto, è l’occasione per fare luce su tutte le possibili sfumature dell’arte di scattare foto: la fotografia sociale è quella scelta da Capatti, che armato di macchina fotografica e grande sensibilità ha percorso l’Italia da Nord a Sud, per conoscere e far conoscere queste donne guerriere. L’obiettivo del progetto è partecipare alla costruzione del nuovo centro oncologico dell’Ospedale Maggiore di Parma, a cui andranno parte dei ricavi delle vendite del libro, uscito il 18 luglio scorso e presentato in anteprima a Parma, ma che fa già parlare di sé anche all’estero.

Sentivo la necessità di evidenziare la vita delle donne nella loro quotidianità, quando vengono colpite dal “problema”; fin da subito il messaggio che volevo che arrivasse al pubblico e alle donne con cui ho lavorato era quello di dare positività“. Nel libro illustrato infatti, non vengono ritratti cicatrici, corpi stravolti dalla malattia, o espressioni di dolore: il corpo della donna colto nel quotidiano è al centro del progetto di fotogiornalismo intrapreso da Capatti, che aggiunge che si è posto come obiettivo anche quello di “sfatare certi pregiudizi e certe frasi retoriche sia sulla malattia sia sulla la vita della donna“. Dopo aver maturato l’idea, Capatti ha contattato diverse associazioni per illustrare le finalità del lavoro e ANDOS Parma è stata l’unica ad aver risposto: da lì sono state scelte le donne da fotografare, che hanno accolto la richiesta a braccia aperte e con coraggio si sono fatte ritrarre, sempre nel rispetto della loro intimità e privacy.

La lavorazione del progetto è durata tre anni: Capatti ha viaggiato per l’Italia parlando e conoscendo le donne, e si è arricchito anche di commoventi aneddoti, testimonianza della forza “nonostante tutto”, che che le donne sfoggiano per dare alla loro femminilità nuova luce. Le donne sono state straordinarie e il loro mettersi a nudo è stato quasi naturale, “una sfida prima con se stesse e poi con me“, ha affermato il professionista, “per darmi tutto l’aiuto possibile nella realizzazione del progetto“. In particolare c’è un episodio avvenuto sul lungomare di Salerno, mentre il fotografo stava lavorando con tre donne del posto, che merita di essere citato: “ad un certo punto una delle 3 mi disse “io non ce la faccio, devo fare una cosa”; subito la mia preoccupazione era che non si sentisse bene, e gli dissi che potevamo interrompere, ma lei mi disse di no e che per continuare avrebbe dovuto liberarsi di una cosa. In quel momento portò la mano alla testa si tolse la parrucca e la gettò verso il mare: si sentì libera di essere sempre una donna anche senza capelli“.

La copertina del libro “Come vele sopra il male”

Si sono quindi venuti incontro, il fotografo Sandro Capatti e le donne colpite dal cancro, per mettere in evidenza questo male che terrorizza il nostro periodo storico, che una volta era considerato incurabile, ma che negli ultimi anni grazie alla ricerca scientifica dà più speranze di vita rispetto al passato. E tra i progetti futuri c’è anche la raccolta fondi per la realizzazione del nuovo Centro Oncologico dell’Ospedale Maggiore di Parma, uno degli ospedali più all’avanguardia per l’oncologia degli adulti e quella pediatrica, sia per i professionisti che ci lavorano, sia per le dotazioni strumentali e di nuova tecnologia di cui è dotato. “Al termine della lavorazione del progetto chiesi al direttore generale dell’ospedale Maggiore dottor Massimo Fabi se avesse piacere di scrivere la prefazione sul mio libro e lui accettò immediatamente; in seguito gli proposi l’intenzione di devolvere parte del ricavato per il nuovo Centro Oncologico“: al momento il Day Hospital oncologico ha una nuova collocazione molto dignitosa, concepita nel rispetto massimo per pazienti e accompagnatori, ma è in progetto la realizzazione del nuovo Centro, per cui per ogni copia venduta di “Come le vele sopra il male” sarà donato 1 euro.

Fotografia come sguardo dentro le anime

La fotografia nasce come risultato di un’azione chimica, che per primi Niepce e il pittore Daguerre hanno realizzato, grazie appunto al dagherrotipo nel 1837; successivamente la tecnica è stata migliorata fino a venir considerata arte, ed è diventato strumento di testimonianza, anche giornalistica, e di critica sociale, che potesse raffigurare la realtà, senza il minimo intervento dell’autore. Con l’arrivo del digitale è migliorata ulteriormente la risoluzione e oggi si possono scattare fotografie che colgono anche i più piccoli particolari dell’esistente, ma è tuttavia la scelta dei soggetti e le varie inquadrature che distinguono un fotografo dall’altro. Sandro Capatti si è da sempre occupato di temi a carattere sociale, raffigurando soprattutto gli “ultimi”, ovvero carcerati, pazienti psichiatrici, disabili, bambini, donne vittime di violenza, immigrati, o persone malate, come nell’ultimo libro pubblicato. Capatti ha lavorato in numerosi paesi, dall’Africa alla Bielorussia, dall’Europa dell’Est agli Stati Uniti, dove ha anche insegnato fotogiornalismo e ha partecipato come fotografo di guerra in Eritrea e Iraq e collaborato con giornali stranieri come il Corriere di Toronto e Le Monde.

Il progetto “Come vele sopra il male” è quindi l’ultimo di una lunga serie di lavori a carattere sociale e morale, come lui stesso afferma: “la fotografia deve avere anche un valore morale e civico: il fotografo deve fare il suo lavoro, ma deve essere sempre rispettoso in tutte le situazioni in cui si trova. La fotografia o meglio un certo tipo di fotografia come la mia deve far riflettere le coscienze, deve far arrivar un certo tipo di messaggio“. La parola chiave è quindi speranza: di evidenziare gli ultimi della società, spesso dimenticati dai piani alti, ma anche speranza di poter migliorare anche se di poco la vita e le condizioni di ogni essere umano sulla terra, o speranza di costruire qualcosa di concreto, come un nuovo ospedale. “Entrare troppo nell’intimo potrebbe avere un risultato diverso da quello prefisso“; la fotografia è infatti un testimone del tempo che viene congelato, ma deve essere anche un delicato “sguardo dentro le anime“.

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