La poesia di Parma per allietare la quarantena: “Poesia” di Gian Carlo Artoni

La quarantena continua e come fatto nelle scorse settimane cerchiamo di allietare le vostre lunghe giornate in casa, portandovi qualcosa che riguarda la nostra città, la nostra storia, le nostre origini. Questa settimana vi proporremo, una volta al giorno, una poesia parmigiana: alcune, come questa prima, in dialetto; altre in italiano. Spesso ce ne dimentichiamo, ma Parma è stata anche patria di grandi poeti dialettali come Renzo Pezzani, Luigi Vicini; e non solo: come poter dimenticare infatti, Bertolucci e Artoni? Non ci resta che augurarvi buona lettura e sopratutto la raccomandazione – mai scontata – di restare in casa!

Oggi vi proponiamo la lettura di “Poesia” di Gian Carlo Artoni, avvocato per tradizione familiare, poeta per vocazione. E’ stato uno dei protagonisti dell’“Officina parmigiana”: allievo di Attilio Bertolucci, ha partecipato alle più significative imprese culturali del tempo e intrattenuto rapporti con i maggiori letterati italiani: Giuseppe De Robertis, Mario Luzi, Carlo Bo, Oreste Macrì, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Vittorio Sereni, Beppe Fenoglio, Ardengo Soffici, Roberto Longhi, Anna Banti, Antonio Delfini, Mario Tobino.

“Poesia” di Gian Carlo Artoni

Se, mentre parli, ti si accende in cuore

come un morbido fuoco, e le parole

van vibrando nei margini di suoni

dolci e improvvisi, è un volo

che sta per dispiegarsi questa nostra

tenerezza recondita: lontane

immagini riposte (primavere

vacheggiate nell’intimo brillare

d’una goccia sospesa) ora d’incanto

si fan presenti, e schiusa

per un pur breve istante – folgorata

da una luce amorosa – è la bellezza

delle cose consuete.

© riproduzione riservata