La poesia di Parma per allietare la quarantena:

La quarantena continua e come fatto nelle scorse settimane cerchiamo di allietare le vostre lunghe giornate in casa, portandovi qualcosa che riguarda la nostra città, la nostra storia, le nostre origini. Questa settimana vi proporremo, una volta al giorno, una poesia parmigiana: alcune, come questa prima, in dialetto; altre in italiano. Spesso ce ne dimentichiamo, ma Parma è stata anche patria di grandi poeti dialettali come Renzo Pezzani, Luigi Vicini; e non solo: come poter dimenticare infatti, Bertolucci e Artoni? Non ci resta che augurarvi buona lettura e sopratutto la raccomandazione – mai scontata – di restare in casa!

Oggi vi proponiamo “Vento” di Attilio Bertolucci. Nato a San Lazzaro di Parma nel 1911 è stato allievo di Roberto Longhi, ha insegnato storia dell’arte e poi ha svolto attività pubblicistica e di consulente editoriale. Ha diretto “Nuovi argomenti”. La sua produzione poetica iniziale è compresa nei due libri “Capanna indiana” e “Viaggio d’inverno“, preceduti dall’esordio di “Sirio“, e ha successivamente pubblicato il romanzo in versi “La camera da letto” e le raccolte “Verso le sorgenti del Cinghio” e “La lucertola di Casarola“.

“Vento” di Attilio Bertolucci

Come un lupo è il vento
che cala dai monti al piano,
corica nei campi il grano
ovunque passa è sgomento.

Fischia nei mattini chiari
illuminando case e orizzonti,
sconvolge l’acqua nelle fonti
caccia gli uomini ai ripari.

Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
prende le cose, come dopo l’amore

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