L'acqua del Po e il suo valore per il territorio, tra motore economico e habitat naturale | INTERVISTA

Oggi 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite, con il compito di far prestare attenzione alle nostre acque, soprattutto quelle dolci, che l’inquinamento mette a rischio, compromettendo anche le specie animali che ci vivono. In questa giornata quindi, diamo voce a chi studia e si occupa della “nostra acqua”, il Po: Meuccio Berselli, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, ha risposto quindi alle nostre domande, spiegando storia e obiettivi dell’ente, con l’auspicio che nel futuro “l’ambiente diventi per tutti una priorità“.

Meuccio Berselli

Come e quando è nata un’Autorità che gestisce il Bacino Po e qual è nello specifico la vostra area di competenza? Quanto è grande e diversificato il vostro team?

Nel giugno 2018 il MATTM (Ministero Ambiente) conclude un lungo percorso di riforma istituzionale con cui accorpa e sopprime 35 Autorità di Bacino nazionali e Regionali e istituisce 5 Distretti: il distretto delle Alpi Orientali, il (nostro) Distretto Padano, quello dell’Appennino Settentrionale (Arno), l’Appennino Centrale (Tevere) e quello dell’Appennino Meridionale. Nasce così l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po che accorpa a sé le Autorità locali del Fiume Reno, del Conca-Marecchia, dei Bacini Romagnoli, del Fissero-Tartaro-Canal Bianco e 225 km di costa romagnola fino alla città di Pesaro.

Il Distretto, il maggiore italiano, coordina le attività delle Regioni Valle D’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna,  Veneto, Toscana, Marche e la provincia autonoma di Trento. La sede del Distretto è a Parma (sede ex Genio Civile), e avrà sedi decentrate a Venezia, Pesaro, Bologna, Milano e Torino. Il team di risorse umane oggi è di circa 50 persone con una pianta organica, a regime, di 140 dipendenti (tra qualche anno). Il Distretto è un Ente Pubblico non economico, vigilato dal MATTM, il cui legale rappresentante è il Segretario Generale (il sottoscritto).

Come Autorità del Bacino distrettuale del Fiume Po avete molti progetti in programma: come sono organizzati e con quali obiettivi?

Le nostre attività principali sono la pianificazione degli interventi necessari a ridurre il dissesto idrogeologico (miglioramento della performance delle arginature, casse di espansione, aggiornamento del piano assetto idrogeologico); le azioni necessarie a contrastare i fenomeni di siccità (osservatorio sulle crisi idriche, programmare interventi per ridurre il deficit irriguo); e studio delle azioni per migliorare o conservare la qualità del corpo idrico (inquinamento). Oltre a queste, un importantissimo progetto messo in campo dal Distretto del Fiume Po, è la valorizzazione del fiume attraverso il “Progetto strategico fiume Po”, che coinvolge diversi portatori di interesse al fine di connettere e migliorare la fruibilità turistica dell’intera asta cercando di far diventare tutto il fiume un’area MaB UNESCO.

In particolar modo, è stato lanciato il “Manta River Project”, il primo progetto di ricerca scientifica italiana sulle microplastiche lungo il corso del fiume Po. Com’è nato e come funziona nel dettaglio?

Per le piccole particelle di plastica il progetto (in corso) Manta River Project è nato con la collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma. Arpae Daphne sta raccogliendo diversi campioni di acqua dal fiume che analizzati ci daranno indicazioni della provenienza e della quantità di micro plastica presente nell’acqua. Questo ci potrà consentire di trovare dei progetti per il miglioramento della qualità delle acque, che riteniamo debba essere un obiettivo molto nobile della nostra attività.

In questi mesi abbiamo attivato anche un altro importante progetto sulle macroplastiche (bottigliette), che insieme alle microplastiche presenti nelle acque del fiume possono creare danni al mare Adriatico. Per le macro abbiamo già fatto 3 sperimentazioni, 1 a Pontelagoscuro (Ferrara), 1 a Torino ed 1 a Colorno (Pr), in cui con una barriera galleggiante abbiamo raccolto tutto il rifiuto che transitava in quella sezione. Stiamo producendo dati interessanti che in estate dovranno fare nascere progetti ed interventi per sensibilizzare tutta la comunità alla difesa dell’habitat del fiume.

Il cambiamento climatico in atto comporta periodi anomali di siccità, come riporta l’allarme di fine febbraio riguardo la crisi idrica che la vostra Autorità ha lanciato. Le cause principali sono la mancanza di piogge e clima mite che troppo presto arriva sulle sponde del fiume, ma per quanto riguarda invece le conseguenze, di cosa dobbiamo preoccuparci? Quali effetti si avranno sulla flora e sulla fauna del nostro territorio?

Quello che ci preoccupa di più sono i periodi sempre più lunghi di mancanza di pioggia con temperature sempre maggiori. Nel Po abbiamo il 55% dell’idroelettrico nazionale, il 37% dell’agricoltura nazionale ed il 55% della zootecnia nazionale. L’acqua quindi non rappresenta solo un vettore,  non è solo “paesaggio”, ma è anche un fenomenale motore economico che dobbiamo tutelare e garantire a tutti i territori al fine di evitare i conflitti da monte a valle. Ecco che l’osservatorio delle crisi idriche che convochiamo con cadenza bi-mensile ci offre la possibilità di discutere, di conoscere e di scegliere quali azioni devono essere da subito intraprese al fine di evitare che qualcuno possa rimanere senza acqua. Infatti, se i laghi (sopratutto Maggiore e Garda) non sono invasati correttamente rischiamo durante gli eventi estremi di non avere acqua per l’irrigazione e quindi il danno maggiore, oltre a non portare a raccolto le coltivazioni, è quello dell’istrusione del Cuneo salino nel Delta e il cambio di habitat di un intero territorio. Questi danni possono quindi causare gravi conseguenze economiche oltre che sociali e strutturali, pertanto la nostra azione preventiva è quanto mai opportuna è necessaria.

La Pianura Padana, irrigata da fiume Po, è la zona più inquinata d’Europa. Di conseguenza, come sono le acque del Po, e quanto influisce la sua condizione sul territorio limitrofo?

L’acqua del Fiume, dal punto di vista biologico, in questi anni è migliorata perché 6800 depuratori svolgono un ruolo fondamentale e da quando (anni 2000) anche le comunità più densamente popolate, come la Lombardia, hanno realizzato i depuratori. Il miglioramento è stato rapido e riconoscibile. Infatti, il fiume è più abitato, anche se da molte specie alloctone, e più pescoso e, finalmente, sono tornati alcuni pesci molto importanti per l’identità e la storia del fiume (storione e luccio). La strada è corretta, bisogna continuare ad investire nella depurazione, nella fito-depurazione e nella tutela e miglioramento del corpo idrico.

In merito all’emergenza sanitaria da Covid-19, trasporti e spostamenti sono stati bloccati o ridotti. Quale impatto ha o potrà avere sull’aspetto economico, oltre che sull’inquinamento delle acque del Po?

Non sono in grado oggi di analizzare il rapporto Covid-19 e inquinamento ed interazione con gli aspetti economici. Direi che tutti, a seconda della responsabilità, siamo chiamati ad una azione che analizzi comportamenti sempre più rivolti ad una maggiore attenzione all’habitat a limitarne lo stress: cominciare insieme alle nostre Comunità una nuova politica in cui l’Ambiente possa finalmente trovare per tutti noi una priorità ed un goal condiviso.

FOTO CREDITS: Ufficio Relazioni istituzionali, Andrea Gavazzoli.

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