L’ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Firenze nel giugno di quest’anno non lasciava spazio a fraintendimenti: 20 anni di reclusione da scontare, un cumulo di pene per una serie di reati commessi principalmente in Toscana. Concorso in furti, furto in abitazione, ricettazione e traffico d’armi. I Carabinieri di Fidenza si sono posti immediatamente sulle tracce del soggetto, un sessantenne siciliano, pluripregiudicato, con alle spalle decenni di carcere, radicato sul territorio parmigiano unicamente per vincoli famigliari. Qualche mese fa, infatti, aveva trascorso un periodo di detenzione alternativa in un centro specializzato della bassa, scelto per la vicinanza ad alcuni parenti in zona. Dopo la scarcerazione, però, nessuna traccia. Con metodo e abnegazione, reiterando servizi in borghese e controlli “casuali” e, allentando le briglie a orologeria per infondere nella preda quel senso di tranquillità e sicurezza che portano all’errore, nel tardo pomeriggio di uno dei giorni scorsi è arrivato il primo avvistamento.

Un soggetto apparentemente corrispondente alla descrizione evinta dai cartellini foto-segnaletici dei precedenti arresti è apparso ai militari appostati, e ha iniziato a potare la siepe della casa di un famigliare residente nelle campagne di Busseto, vestendo un caschetto. Quando, dopo qualche minuto, si è mostrato a viso scoperto, i Carabinieri non hanno avuto più dubbi ed è scattata l’operazione. Mentre le pattuglie coi colori d’istituto pattugliavano le zone circostanti, distanti quanto basta per non essere viste nei campi, gli uomini in borghese hanno stretto il cerchio, uscendo allo scoperto. Il soggetto ha colto immediatamente il pericolo e, preparato a fronteggiare quel momento, si è infilato in casa, sparendo alla vista. I famigliari, a quel punto, sono scesi in campo e hanno opposto quel minimo di resistenza al controllo grazie al quale il latitante, almeno apparentemente, ha fatto perdere le tracce. È scattata la ricerca a tappeto, nelle pertinenze della casa di campagna, con tutte le cautele del caso, ma fondamentale si è rivelata la cinturazione a cerchi concentrici: alcuni militari erano stati lasciati a distanza e proprio uno di questi, avendo l’intera visuale della zona, ha notato un movimento a est della casa.

Il latitante, che si era infilato in una botola collegata a una delle cantine, era riuscito a uscire da una bocca di lupo collegata a un fosso e, strisciando tra i rovi (e procurandosi graffi e ferite sulla testa) aveva guadagnato i campi laterali fuggendo in direzione della ferrovia. Ricevuto l’input dalla “vedetta” è scattata la vera e propria caccia all’uomo, con tutti i militari impegnati nell’operazione a convergere verso l’uomo in fuga, orientati anche dai latrati dei cani di alcuni dei poderi confinanti, spaventati dal trambusto. Il siciliano, dopo una fuga disperata di una decina di minuti, esausto, vedendosi ormai circondato (le pattuglie avevano abbandonato ogni discrezione e battevano la zona coi lampeggianti), ha infine alzato le mani, si è fatto raggiungere e catturare. In serata è stato accompagnato nel carcere di Parma, a disposizione dell’autorità giudiziaria e, da criminale di lungo corso, non ha mancato di complimentarsi coi Carabinieri che hanno interrotto la sua latitanza. 

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