Site icon

Il post-pandemia dei giovani: “Sfiducia nel mondo del lavoro, a rischio la salute mentale” | INTERVISTA

di Annunziata Manuardi e Greta Magazzini

Con le parole simboliche “Io resto a casa” l’ex premier Giuseppe Conte annunciava il 9 marzo 2020 il lockdown totale per tutta Italia. La misura era inedita per il mondo occidentale e ancora non si sapeva quanto sarebbero durate effettivamente le limitazioni. Tra le varie attività, anche le scuole e le università hanno chiuso i battenti e la lontananza dai banchi ha colpito un gruppo sociale – quello dei giovani – già in difficoltà, in un Paese come il nostro che spesso si ritrova fanalino di coda per scolarizzazione e occupazione giovanile in Europa. Gli effetti della pandemia sul mondo dei giovani sono stati quindi devastanti, e gli ultimi dati Istat confermano anche che tra le persone di età compresa tra 18 e i 34 anni l’incidenza della povertà assoluta è all’11,3%, il numero più alto considerate le fasce d’età.


L’incertezza verso il futuro, provocata dalla situazione di stallo del lockdown, ha aumentato in tutti ansie e forti preoccupazioni. Approcciarsi al mondo di lavoro, che inevitabilmente richiede energie e impegno, è diventato più difficile, a causa dell’ombra della crisi economica, poi scoppiata in seguito all’emergenza sanitaria. Sono molti quindi i punti interrogativi che i giovani si pongono, avendo davanti a loro dopo il diploma o la laurea un baratro lavorativo, fatto da contratti flessibili, bassa paga e richiesta di competenze talvolta difficili da acquisire durante i periodi di studio.

Per chiarire la condizione che stanno vivendo i giovani italiani e per delineare un possibile scenario futuro, abbiamo posto qualche domanda alla Professoressa Rita Chiesa del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e alla Psicologa Barbara Bruni, Dirigente Psicologo e Psicoterapeuta dell’UOC di Psicologica Clinica dell’AUSL di Parma. La mancanza di socializzazione e la lontananza dai coetanei, spiegano le esperte, uniti al disagio nei confronti dell’imminente cambiamento del mondo del lavoro, hanno generato insicurezze crescenti. Darsi tempo e chiedere supporto a un professionista, possono però aiutare ad affrontare questo particolare periodo di transizione.

Le ombre del lockdown: senza socializzazione i giovani hanno perso gli stimoli

I lockdown che si sono ripetuti nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto un impatto forte sulla vita di tutti. Se nella dimensione del presente, spiega la professoressa Rita Chiesa, ci siamo trovati a fronteggiare la paura di una malattia, nella dimensione del futuro la difficoltà di immaginare le conseguenze ha messo a dura prova la capacità di tenere a freno l’ansia. Lo spazio in cui vivere si è ridotto alla casa e “per i giovani tra i 18 e i 30 anni gli effetti possono essere acuiti dal fatto che l’isolamento sociale, il ritiro nel mondo virtuale, la mancanza di stimoli ad investire nella costruzione del proprio futuro, ritenuto al di fuori del proprio controllo, sono molto negativi se avvengono durante il processo di costruzione dell’identità adulta che riguarda questa fase della vita“.

Come ogni situazione di crisi, i cambiamenti portati dalla pandemia possono essere vissuti come minaccia o come opportunità. Nel brevissimo periodo, spiega la Professoressa dell’Unibo, il lockdown ha rappresentato la minaccia dell’isolamento sociale, ma anche un’opportunità di reinvestire nei legami familiari. L’immediata incertezza per il futuro comunque ha rallentato la programmazione della vita professionale, soprattutto nei giovani in cerca di lavoro, che mai come in questo periodo hanno bisogno di supporti che li guidino verso il loro empowerment.

La psicologa Barbara Bruni lavora nell’Èquipe Psicosociale in Emergenza (EPE) di psicologi e psicoterapeuti all’Ospedale di Vaio predisposta dall’Unità Operativa Complessa (UOC) di Psicologica Clinica e di Comunità dell’Ausl di Parma, e spiega che il servizio, attivo da marzo 2020 ha portato lei – e tutto lo staff dell’UOC – in contatto con molti cittadini durante l’emergenza sanitaria. La fragilità avvertita non ha riguardato solo le persone colpite dal Covid, ma anche chi ha avuto un’alterazione dello stato di benessere psico-emotivo-relazionale. Le motivazioni sono da ricercare anche nelle tematiche relative alla perdita del lavoro o alla ricerca di un’occupazione, e soprattutto per chi si trova nell’età di transizione – la fine degli studi e l’entrata nel mondo del lavoro – si sono avvertiti disagi e preoccupazioni.

Come afferma la psicologa infatti, “affrontare il tema del lavoro significa inquadrare il ciclo di vita che coinvolge la transizione all’età adulta“. “L’adolescenza, avviene attraverso step cruciali di adattamento ed in questa fase è la socializzazione a svolgere un ruolo fondamentale. Con l’emergenza COVID-19, sono cambiate le abitudini e gli stili di vita di tutti, interrompendo la socialità e ostacolando rapporti fondamentali nel processo di crescita in quella fascia d’età”. La pandemia ha acuito in alcuni casi i sentimenti di insicurezza, di apatia e solitudine, che si ripercuotono inevitabilmente sul piano lavorativo oltre che personale dell’individuo.

Il lavoro dei giovani post-pandemia: “Possibili ripercussioni a livello psicologico, anche a lungo termine”

Ogni crisi economica ha un impatto sia reale sia psicologico sulle possibilità lavorative delle persone. L'”occupabilità” infatti, intesa in psicologia come la percezione di ottenere e mantenere un lavoro, “ha un ruolo chiave sia nel motivare le persone nella ricerca di un lavoro sia nel mantenere un buon livello di benessere in situazioni di crisi” – spiega la Professoressa Chiesa. “Più alta però è la sfiducia rispetto alla possibilità di occupazione, minore è l’impegno che si mette nello sviluppo professionale”. Continua poi Chiesa: “I periodi di crisi economica hanno un effetto negativo sull’occupabilità reale e percepita ed è per questo che durante i periodi di crisi aumenta la percentuale di inattivi, persone che pur non lavorando, non sono in cerca di occupazione“.

Se la pandemia ha avuto un impatto così massiccio sull’occupabilità, non bisogna dimenticare che non è un fenomeno completamente nuovo. “Da decenni infatti i cambiamenti nel mondo del lavoro richiedono alle giovani generazioni flessibilità e capacità di adattarsi a nuovi contesti con competenze continuamente aggiornate– spiega Chiesa. “È ovvio che dal punto di vista della salute mentale non è facile gestire l’incertezza e le pratiche di orientamento, a partire da quelle offerte a scuola, devono proseguire i percorsi di aggiornamento per essere pronte a supportare una modalità di sviluppo professionale nuova“.

La pandemia ha quindi cambiato l’approccio al mondo del lavoro, non soltanto per le effettive chiusure delle attività in periodo di lockdown, ma anche perché ha influenzato la salute mentale dei giovani che si stanno prospettando in una posizione lavorativa. Le ripercussioni, confessa la Psicologa Bruni, possono essere anche a lungo termine, dato che “spesso fenomeni così destrutturanti e incerti possono innescare delle esperienze di crescita post-traumatiche“. Anche se ogni crisi, compresa quella del Covid-19, dà la possibilità di arricchirsi e di tramutare un episodio di vita devastante in una trasformazione positiva, “occorre prendere sul serio i disagi derivati da essa e attivare risposte su misura e specifiche per ogni fascia di età. Aggiunge poi Bruni: “Il senso di incertezza e frustrazione si deve imparare a conoscere come un alleato, anziché come qualcosa che non deve esserci o come un problema. Ciò avviene comunque se si crea un senso di fiducia di sé che ci mantiene ricettivi, curiosi e aperti alle situazioni e alle occasioni che possono capitarci”. Chiedere aiuto e accettare i consigli dei professionisti rimane un’àncora necessaria.

Darsi tempo e chiedere aiuto: il supporto attivato a Parma

Darsi tempo innanzitutto, è fondamentale per affacciarsi nel variegato mondo lavorativo del post-pandemia: “Non bisogna avere fretta di trovare il lavoro perfetto subito. È più utile pianificare la propria attività di ricerca lavorativa, identificare obiettivi intermedi e allargare la gamma dei lavori che potrebbero, anche solo momentaneamente, interessarci“, spiega la Professoressa dell’Unibo Chiesa. “Non smettere di sperare” inoltre, “serve per mantenere un atteggiamento positivo verso il futuro, che permette di non arrendersi anche di fronte ad eventuali difficoltà. La realizzazione professionale non è un tutto-o-nulla, ma si costruisce un traguardo alla volta“.

La psicologa Bruni spiega inoltre che l’Ausl di Parma ha dedicato uno spazio di supporto per coloro che sperimentano timori, preoccupazioni, incertezza rispetto al futuro o più semplicemente vivono uno stato di malessere riferito alla situazione attuale o trascorsa (emergenza e lockdown) che interferisce nelle relazioni interpersonali. Ci si può infatti rivolgere al 339.6860219 (lunedì-venerdì, 08.30-18.00) o inviare una e-mail all’indirizzo supportopsicologico@ausl.pr.it, indicando un recapito telefonico a cui essere contattati.

Inoltre, riporta Barbara Bruni, è interessante notare che nella nostra città ci sono alcune realtà che hanno sviluppato una forte sensibilità sul benessere psicologico del proprio lavoratore e hanno realizzato e promosso sportelli o help-line con psicologi rappresentando buone pratiche da sostenere ed incoraggiare. “Per esempio, nella nostra azienda USL, l’Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica e di Comunità garantisce supporto psicologico rivolto a tutti gli operatori sanitari e non, che operano in prima linea (reparti, in situazione critiche e/o in occasione di eventi catastrofici) e nei percorsi COVID-19, che rappresenta, da marzo 2020, un supporto prezioso per coloro che affrontano in prima linea l’emergenza“.

Le risposte dei servizi, sia di salute mentale sia per il lavoro dei giovani, sono infatti organizzati a livello locale, ma “una buona rete tra servizi territoriali è assolutamente strategica per orientare e rispondere ai bisogni di supporto psicologico dell’utenza in cerca di lavoro“, spiega Chiesa, che conclude: “Il PNRR dal momento che prevede di investire nelle politiche attive per il lavoro, soprattutto per donne e giovani, dovrebbe tenere a mente nella sua attuazione che la dimensione di supporto psicologico (compresa nell’accompagnamento al lavoro) va oltre la cura del disagio legato alla disoccupazione, e include anche il sostegno alla realizzazione di sé e del proprio potenziale“.

© riproduzione riservata

Exit mobile version