Comune, Atc e Parco dello Stirone rinnovano la convenzione per il contenimento dei cinghiali all'interno dell'area protetta

In seguito all’approvazione della Regione Emilia-Romagna del programma di gestione del cinghiale e del calendario venatorio 2020-2021 – ratifica avvenuta il 4 maggio -, Legambiente ha espresso profonda contrarietà: “C’è davvero bisogno di allargare le maglie ad attività non necessarie, com’è la caccia, in questo momento segnato dalla tragedia della pandemia?”, questo il quesito iniziale posto dall’Associazione ambientalista.

“Che siamo ancora in emergenza Covid-19 è un fatto noto a tutti – prosegue Legambiente – come è certo che con questo virus dovremo continuare a convivere e che le misure di contenimento della diffusione del contagio saranno indispensabili per parecchio tempo per evitare il riacutizzarsi della pandemia. In tutti i campi la sottolineatura delle istituzioni è “dobbiamo riprendere, ma attenzione, niente sarà più come prima”. Una regola evidentemente non applicata all’attività venatoria: tutto viene autorizzato come prima, anzi la Regione dà ancora più libertà di sparare“.

In seguito, la Onlus denuncia la mancata interlocuzione con la Regione circa gli argomenti trattati nel calendario , la quale, a seguito anche di una petizione presentata al presidente Bonaccini, ha approvato il programma rifiutando le richieste di dialogo avanzate dall’Associazione. Nessuna interlocuzione dunque – spiega Legambiente – ma la volontà di andare dritti a dare il via libera alla caccia. Ricordiamo che la caccia è un’attività non necessaria, praticata in Emilia Romagna da 35 mila persone di cui circa il 70% sopra i 60 anni di età“.

L’Associazione, poi, entra nel merito dei contenuti approvati nel calendario, lamentando che: “Rispetto agli atti approvati si evince che tutto rimane come prima, anzi peggio. La stagione venatoria inizia con l’addestramento cani in agosto e la preapertura della caccia all’inizio di settembre. Sul piano della tutela della fauna selvatica vengono tutte respinte le indicazioni dell’ISPRA a tutela delle specie ancor oggi cacciabili ma che sono in uno stato di conservazione sfavorevole (SPEC1, SPEC2, SPEC3), sono autorizzate tutte le giornate di caccia ed i periodi possibili, ed è aggiunta una norma (il cosiddetto “abbattimento accertato”) di cui è già stata dichiarata l’illegittimità costituzionale nel 2018 per la Liguria e nel 2019 per la Lombardia“.

Per quanto concerne la caccia al cinghiale, per Legambiente: “La situazione è ancora più grave, rimangono le stesse forme di caccia collettiva che sono le più impattanti ed esposte ai rischi dell’epidemia. Tra l’altro questo tipo di attività – prosegue la Onlus – è sempre stato caratterizzato da corollari conviviali pre e post battuta di caccia che, se non adeguatamente controllati dalle istituzioni,  potrebbero aggravare il rischio di contagio, per un tipo di caccia, che, già in tempi normali, è causa del maggior numero di feriti e morti ad ogni stagione venatoria. Infine si introduce il far west autorizzando la caccia libera al cinghiale da parte di agricoltori/cacciatori nel proprio terreno. E la sicurezza di tutti gli altri cittadini?“.

Sempre secondo l’Associazione ambientalista, le decisioni prese dalla Regione sono inspiegabili e profondamente sbagliate e danno origine, inoltre, a meccanismi di disparità tra la maggior parte dei cittadini, i quali dovranno conservare un elevato senso di responsabilità, e quei pochi che invece saranno legittimati al proprio passatempo senza particolari incombenze. In chiusura, Legambiente lancia un appello: “Chiediamo di rivedere subito questa scelta sconsiderata.”

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