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Legionella in 13 casi prima di quartiere Montebello

A Parma ci furono 13 casi di legionella prima che scoppiasse in quartiere Montebello; Alfieri: “Ci chiediamo perché non sia stata data comunicazione”

Legionella – Parma non ha paura si chiede perché non sia stata data ampia e trasparente comunicazione ai cittadini fin dall’inizio dell’estate, quando si è verificato l’ultimo di questi 13 casi.

Solo un articolo, mai smentito, di una giornalista della Gazzetta ha portato alla luce questo fatto

I conti fatti sui numeri dati ai cittadini durante l’incontro del 6 ottobre alla scuola don Milani di Parma per fare il punto sulla diffusione della legionella in città non bastano a dire quanto questo batterio stia colpendo in provincia di Parma.


Durante la serata, presieduta dal sindaco Pizzarotti alla presenza di rappresentanti di Ausl, Iren, Regione e medici infettivologi, si è detto (dottoressa Bianca Borrini del dipartimento sanità pubblica Ausl Parma e altri) che si considerano normali dai 3 ai 5 casi di infezione da legionella ogni anno in una città come la nostra. Poi si è mostrato un grafico che conteneva le date di arrivo delle segnalazioni al Servizio igiene e sanità pubblica a partire da agosto.

Una prima segnalazione è arrivata il 29 agosto, una seconda il 13 settembre, una terza il 20, una quarta il 21, una quinta il 23. La sesta e la settima il 26 settembre

E qui è scattato l’allarme vero e proprio. Poi ne sono seguite altre 30 (in realtà almeno una in più, che però è considerata estranea al focolaio di via Montebello), comprendendo anche le due (non presenti nel tabellone) del 7 ottobre. E questo ci dice come la legionella sia ancora pericolosa.

Quel che non è stato detto, e che, invece, se vero, forse andava detto, per fornire un quadro completo della situazione, è quanto ha scritto la Gazzetta di Parma mercoledì 21 settembre a pagina 8: “Tredici casi di legionella da inizio anno”, recita il titolo; e poi il sommario: “i pazienti sono tutti guariti: i contagi in alberghi, case private e strutture sanitarie per anziani”. E, poi, nel pezzo a firma di Chiara Pozzati: “il dato comprende (strutture) di città e provincia e fortunatamente sono state tutte bonificate”. “L’ultimo caso risale ad inizio estate”, scrive la giornalista. Quindi, in questo numero, non rientrano le infezioni polmonari dell’area Montebello.

Doveva essere specificato, già a inizio estate, quanti casi si sono verificati in Provincia e quanti in città

Poiché il contenuto non è stato mai smentito ne dall’Ausl, né da nessun altro – anzi, è stato ripreso pure dal sito web del giornale cittadino -, è da ritenere che la notizia sia vera. Se vera, poteva essere comunicata all’assemblea, per dare un quadro più preciso della situazione. Doveva essere specificato (questo già a inizio estate) quanti casi si sono verificati in Provincia (l’articolo non lo dice) e quanti in città.

Sarebbe servito per capire se il numero ordinario di 3/5 casi all’anno nel capoluogo era già stato superato in giugno e perché, se era già stato superato, non sia stato dato nessun tipo di avviso e di allarme. Solo l’intraprendenza di una giornalista ha reso pubblico un fatto di questo tipo. Magari i cittadini avevano diritto di essere informati in modo ampio e trasparente già da qualche mese. Dare l’allarme, infatti, non significa creare allarmismo, ma fare conoscere alla gente che siamo di fronte a un pericolo e suggerire come questo pericolo si possa affrontare.

Nella riunione del 6 ottobre c’è chi si è lamentato che sia stato fatto poco, e quel poco in ritardo, per informare i cittadini che c’erano contagi di legionella al Montebello e di come, loro stessi, si dovessero comportare durante l’emergenza. Il primo caso è stato segnalato il 29 agosto, la massima mobilitazione delle strutture è scattata il 26 settembre, quando è stato superato il quinto caso.

La notizia è stata pubblicata sul sito del comune venerdì 30 settembre. Nel frattempo il comune, come ha confermato il sindaco durante l’incontro alla Don Milani, non ha svolto attività divulgativa sulla legionella

Anzi, Federico Pizzarotti ha dichiarato: “Io sono stato avvisato solo giovedì 29”. Singolare che la massima autorità sanitaria del comune venga informata con tanto ritardo. A una signora che protestava per le dilazioni ha risposto: “Lei vuole una tempestività che non è possibile, ma sono sicuro che al mio posto farebbe meglio di me”.

A chi gli chiedeva perché non sia stata fatta, né prima né dopo venerdì 30, attività di informazione porta a porta, distribuzione di volantini, affissione di manifesti e di altro materiale illustrativo nei locali pubblici per fare sapere alla gente del Montebello che esisteva il contagio e come andava affrontato il primo cittadino ha risposto: “Il sito del Comune è il nostro organo ufficiale”. “Non esiste nessun protocollo vincolante per una situazione di questo tipo”; quindi, pare dire, non siamo tenuti a fare di più. “E chi non sa usare il computer e chi non lo possiede come si difende?” si chiedevano i presenti. Fatto sta che dal primo caso, 29 agosto, alla prima assemblea pubblica, 6 ottobre, è passato più di un mese. Dai 13 casi precedenti, un’eternità.

Luigi Alfieri
Cofondatore di Parma non ha paura

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