Incendio ex caseificio Lesignano; i sindaci: “Individuare i delinquenti senza ignorare il problema”
A fuoco la struttura che avrebbe dovuto ospitare i migranti a San Michele Cavana. Si tratta del caseificio che, dopo anni di abbandono, era stato concesso in locazione al Comune dalla cooperativa “La Fabiola”
Incendio doloso al Caseificio di San Michele Cavana: i Carabinieri cercano i responsabili; Fiazza e Cesari: “Episodio da condannare“
LESIGNANO DE’ BAGNI | A fuoco la struttura che avrebbe dovuto ospitare i migranti a San Michele Cavana. Si tratta del caseificio che, dopo anni di abbandono, era stato concesso in locazione al Comune dalla cooperativa “La Fabiola” e quindi destinato ad accogliere otto migranti in collaborazione con Ciac Onlus. Una decisione, quella di inviare nuovi migranti, che aveva lasciato basito anche il sindaco di Lesignano. Giorgio Cavatorta aveva minacciato le dimissioni per l’utilizzo di un altro caseificio, quello di Mulazzano: allarme rientrato dopo l’incontro in Prefettura che ha portato ad un nuovo accordo. “Non possiamo dar ragione – ha affermato Cavatorta in seguito all’incendio – a chi commette queste azioni. Una delle più brutte pagine del Comune di Lesignano“.
L’arrivo dei rifugiati era previsto per questi giorni e i locali erano stati interamente rinnovati. Sul rogo, di origine dolosa, stanno indagando i Carabinieri. L’augurio del Sindaco è che i responsabili vengano intercettati a breve e che paghino per i danni arrecati alla struttura. Un episodio che si contestualizza all’interno di un clima generale di protesta del Parmense: meno di un mese fa a Felino una donna, che aveva deciso di cedere il proprio immobile per l’accoglienza, era stata insultata dai vicini; nei giorni scorsi il sindaco di Calestano Francesco Peschiera ha minacciato le dimissioni qualora arrivassero nuovi profughi nel Paese.
I commenti dei Sindaci; Fiazza e Cesari: “Episodi da condannare”
La richiesta d’arresto per i responsabili arriva da tutta la Provincia. I sindaci di Fontevivo e di Sorbolo, nonostante gli schieramenti diversi, sono concordi nel condannare il gesto. “L’impronta è di chiaro stampo fascista – ha scritto Nicola Cesari su Facebook – e tutto questo inquina la nostra società, portandoci a dimenticare quello che i nostri nonni e i nostri padri hanno fatto per noi in passato“. Il Sindaco di Sorbolo si augura che i nomi dei responsabili vengano resi pubblici: “Come la faccia ce la mette un Sindaco, ce la deve mettere anche un cittadino che normale non è“, conclude il neo segretario provinciale del Pd.
“Nessuno – ha commentato il sindaco di Fontevivo Tommaso Fiazza – può agire contro la legge per manifestare un dissenso e danneggiare una proprietà privata. L’incendio della struttura di Lesignano non può cadere nel dimenticatoio anzi deve essere un monito per chi sta gestendo l’accoglienza “in modo scellerato“. Fiazza ha ricordato come la sua Amministrazione sia stata additata di razzismo, in seguito alla protesta per l’arrivo dei richiedenti asilo. Nel Comune di Fontevivo la presenza della polizia locale ha evitato che il malcontento della popolazione sfociasse in proteste più dure. “Il Governo – spiega Fiazza – e la Prefettura si devono confrontare con i cittadini e la vita reale“. La proposta del sindaco è quella di aprire un vero tavolo di lavoro, che elabori un progetto concreto dove i migranti si possano guadagnare il vitto e l’alloggio: “In alternativa – conclude – il rischio è la situazione degeneri“.
Lega Nord: “Episodio che non si deve ripetere”
Anche la Lega Nord di Parma interviene a commentare l’incendio del Caseificio di San Michele Cavana. “Un grave episodio – afferma Emiliano Occhi – di intolleranza che non deve ripetersi, ma che doveva essere prevenuto“. Riprendendo ciò che la Lega dice da anni, Occhi evidenzia come il sistema di accoglienza sia costoso e senza possibilità di integrazione per i migranti. L’accusa è poi rivolta al sindaco di Lesignano Giorgio Cavatorta, prima intenzionato a dare le dimissioni e ora determinato ad andare avanti: “Attira l’attenzione su di se e scontenta i cittadini“.

