Scuola, FdI:” Ecco i motivi per cui il decreto sul liceo breve non può funzionare”
La nuova riforma della scuola prevede la sperimentazione del percorso breve per il liceo; Fratelli d’Italia Noceto: “Fallimento come la laurea breve”
La nuova riforma della scuola prevede la sperimentazione del percorso breve per il liceo; Fratelli d’Italia Noceto: “Fallimento come la laurea breve”
NOCETO | A partire dal 2018 cento licei italiani cominceranno la sperimentazione del liceo breve, prevista dal nuovo decreto ministeriale voluto dal Ministro Valeria Fedeli. I licei selezionati proporranno agli studenti classi con corsi della durata di quattro anni, invece che i tradizionali cinque anni necessari per giungere alla maturità. Il decreto stabilisce anche che le ore annuali possano essere aumentate: dalle 900 attuali si potrebbe arrivare fino a 1050. “Se dobbiamo guardare all’optimum scolastico in Europa – commenta Matteo Pio Impagnatiello, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia Noceto – in Scandinavia il ciclo scolastico superiore si conclude al diciannovesimo anno di età“.
La sperimentazione, secondo un’indagine del Sole 24ore dovrebbe portare allo Stato un risparmio di 3,8 miliardi di euro, conseguenza del taglio del corpo docente. “Un fattore negativo – continua Impagnatiello – sarà l’aumento del tasso di disoccupazione“. Una sperimentazione, quella del liceo breve, che viene dopo quella della laurea breve, giudicata in modo negativo da Fratelli d’Italia: “Non ha aiutato gli studenti ad inserirsi nel mondo del lavoro“.
Motivazione di natura puramente economica?
Una lamentela ricorrente dei docenti è la scarsità di tempo: compattare gli anni e quindi i programmi potrebbe essere un controsenso nei confronti della tanto conclamata didattica innovativa. “L’unico fattore rilevante del decreto – prosegue – è di natura economica. Avremo meno studenti nelle scuole, meno anni di scuola e sopratutto meno denaro da stanziare per la pubblica istruzione“.
La strada indicata da Fratelli d’Italia è un’altra: riformare in modo organico l’istruzione, razionalizzando indirizzi e programmi e cominciando dalle scuole medie. “Nella società in cui viviamo, sempre più complessa e globalizzata, non abbiamo certamente bisogno di studiare meno: ciò vale soprattutto in Italia, un Paese dotato di un grande patrimonio artistico, storico, linguistico“, conclude Impagnatiello.
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