Lo sfogo di Alessandro Lucarelli: “Mandato via senza spiegazioni, Manenti un pagliaccio”

Lo sfogo di Alessandro Lucarelli: "Mandato via senza spiegazioni, Manenti un pagliaccio"

Foto Archivio Parma Calcio

L’ex capitano e storica bandiera del Parma Calcio Alessandro Lucarelli tuona in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Si parla di Parma, della storia dalla Serie D alla Serie A ma anche diversi aneddoti e brutti ricordi del periodo del fallimento: “Nel 2015 accettai ventimila euro a stagione, non mi importava. Per il Parma ho sempre ragionato col cuore, più che con il portafoglio. Non c’è più rispetto per figure come le nostre. Dopo 17 anni d’amore la mia storia con il club meritava un finale diverso. Sono stato mandato via senza avere una spiegazione chiara. L’ho trovata una mancanza di rispetto grave, sia per me come persona che per quello che ho rappresentato per la città di Parma”.

Quando tutti sono scappati nell’anno del fallimento lui è rimasto per riportare il Parma dalla Serie D alla Serie A: “Mi hanno lasciato solo a combattere. È stato un anno tremendo. A un certo punto non avevamo nemmeno più i soldi per l’acqua o per andare in trasferta. Noi ci allenavamo e intanto una gru portava via strutture e materiali della società. Sembrava un film di Fantozzi. Invece era vero: un incubo a occhi aperti. Quando ci esclusero dall’Europa League, conquistata sul campo, Ghirardi mi disse che era solo un errore burocratico e che tutto si sarebbe risolto. Invece fu il Vaso di Pandora, scoperchiò tutto il marcio che c’era sotto. Da lì in poi, mai più visto. È stato il primo a scappare. Manenti? Un pagliaccio. Fece quella conferenza stampa dal nulla, senza essersi presentato a nessuno. Poi venne in spogliatoio con un foglio bianco con scritto “100 milioni”. Dopo due settimane, ci disse che avevano sbagliato Iban a cui mandare i soldi. Io andai in banca e lo chiamai da lì. Con il Parma nel 2015 firmai in bianco a ventimila euro a stagione. Non mi importava. Per il Parma ho sempre ragionato col cuore, più che con il portafoglio. Ricordo la prima partita, ad Arzignano, in un campo di patate. E pensare che sei mesi prima giocavamo a San Siro. Ma quando fai le cose per amore non ti pesano. Riportare la squadra dai dilettanti alla Serie A è stata la cosa più bella della mia vita”.