Lupi vicino alle abitazioni: massima attenzione – CONSIGLI

Dopo i primi problemi vicino alle case gli esperti del Wolf Apennine Center avvertono: “È…

Dopo i primi problemi vicino alle case gli esperti del Wolf Apennine Center avvertono: “È vitale mantenere la distanza tra noi e i lupi

Gli esperti del Wolf Apennine Center (WAC) del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano hanno partecipato ad un incontro nell’Appennino Reggiano trattando il tema delle criticità legate alla presenza del lupo nel territorio. La seduta prevedeva la possibilità di partecipazione attiva anche da parte di cittadini. Presenti l’esperto Willy Reggioni, coordinatore del WAC; il presidente del Parco Nazionale, Fausto Giovanelli e alcuni operatori della zootecnia della montagna.

Dopo avere illustrato origini, consistenza e distribuzione della popolazione lupina in Appennino e nelle aree circostanti, Reggioni ha risposto alle numerose domande che gli sono state poste. Sia in relazione ad aspetti afferenti biologia ed etologia del lupo, che rispetto al quadro normativo per la gestione e il contenimento delle presenze e delle criticità correlate. Tra questi, molto importante il problema dell’ibridazione che il Parco affronta nell’ambito del Progetto LIFE MIRCO-Lupo, finanziato dall’Unione Europea.


Il tema che maggiormente preoccupa è la potenziale pericolosità della specie che nel comprensorio ha sviluppato comportamenti problematici. Si tratta prevalentemente di predazioni di cani domestici in prossimità delle abitazioni e di frequenti avvistamenti di lupi a distanze ravvicinate.

Ibridi o lupi?

Il pensiero diffuso è che non si tratti di esemplari puri della specie Lupo bensì di soggetti frutto di ibridazione con cani.  “Le analisi genetiche su campioni invasivi (sangue) e non invasivi (escrementi) condotte presso il laboratorio di genetica molecolare dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ha spiegato Reggioni – evidenziano che il problema dell’ibridazione purtroppo esiste anche in Appennino settentrionale. In realtà si tratta di ibridi introgressi, ovvero di animali appartenenti a generazioni molto successive a quella che deriva dall’accoppiamento tra un cane e una lupa”.

Non si tratta infatti di ibridi di prima generazione (mezzi cani e mezzi lupi) e neppure di seconda generazione. Sono animali reincrociati più e più volte con i lupi puri per cui presentano solamente tracce del patrimonio genetico del cane. Sono molto spesso indistinguibili dai lupi puri. Si tratta pertanto di un problema che attiene esclusivamente alla conservazione del patrimonio genetico del lupo puro che è frutto dell’evoluzione naturale e che rischia di essere definitivamente compromesso in conseguenza del meccanismo del reincrocio tra lupi ed ibridi“.

Per quanto riguarda il comportamento di questi animali ibridi va detto che, crescendo nel branco, acquisiscono in tutto e per tutto abitudini ed atteggiamenti macroscopici tipicamente da lupi. In sostanza non hanno nulla che li differenzi dai lupi puri e come tali si comportano, essendo animali culturali. Ciò che va però attentamente monitorato è il comportamento dei lupi in contesti dove vivono persone“.

Concentrare le forze per scongiurare incidenti

Da quanto è emerso nell’incontro, il tema della confidenzialità e dell’avvicinamento alle abitazioni troverebbe origine in alcune pratiche umane. La conseguenza è quella di attirare gli animali in contesti antropizzati, dove questi ultimi avrebbero accesso facile a risorse che il lupo impara opportunisticamente ad utilizzare.

Reggioni ha insistito su questo punto: “È questo fenomeno, chiamato ‘abituazione’, quello su cui dobbiamo concentrare le forze per scongiurare incidenti. È vitale mantenere la distanza tra noi e il lupo. Quella diffidenza che la famiglia trasmette alla prole insieme a tutte le altre ‘istruzioni’ per la sopravvivenza e che almeno negli ultimi duecento anni ha portato a zero gli episodi di aggressione verso di noi. Evitate di avvicinarli. La pratica dei cani alla catena di notte senza sorveglianza o alcuna forma di protezione è assolutamente da evitare”.

Non sono possibili interventi di controllo del lupo

Il Lupo è specie “strettamente protetta” secondo la Convenzione di Berna del 1979 e “particolarmente protetta” secondo la direttiva europea Habitat del 1992. In Italia è la legge n.157 del 1992 sulla caccia ad includerlo definitivamente nell’elenco delle specie “particolarmente protette” e non ammissibili a prelievo venatorio.

Non sono dunque possibili oggi né da parte del Parco né da parte delle Regioni, interventi di controllo diretto del lupo. A meno che il Ministero dell’Ambiente non decida d’intraprendere azioni in regime di deroga, ammessa dalla direttiva Habitat. A livello nazionale se ne sta ragionando, ma una soluzione che, qualora venisse confermata, dal punto di vista dell’efficacia lascia molti esperti alquanto perplessi. Per quanto riguarda il nostro territorio stiamo monitorando attentamente il fenomeno per poterlo rappresentare nella sua reale dimensione“.

Il presidente Giovanelli, nel rimarcare che le strategie per la gestione del Lupo fanno capo ad enti sovraordinati all’ambito locale, ha sottolineato la necessità di affiancare alle iniziative di comunicazione azioni di approccio diretto agli attori locali a vario titolo interessati. La diffusione delle buone pratiche necessarie per ridurre i fattori di rischio sia il frutto di un processo condiviso e partecipato dalla comunità.