Direttore d’orchestra, pianista accompagnatore e Maestro di coro. Scelto da Sir Antonio Pappano, Roberto Barrali porta la migliore tradizione musicale italiana nel mondo

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L’intervista di oggi per “Il Golfo Mistico” ci porta a conoscere il Maestro Roberto Barrali. Dalle finestre della sua casa-studio si vedono le anse dorate del fiume Taro. Esercita stabilmente come Direttore d’orchestra, pianista accompagnatore e Maestro di coro, è di origine siciliana ma ha scelto Ostia Parmense come buen retiro.

“Where everything started”. Chi sceglie una professione come la sua solitamente ricorda il momento preciso in cui ha deciso cosa e chi diventare.

Sì, certamente. Infatti nel mio cuore porto da tanti anni un ricordo nitido del giorno in cui (avrò avuto circa 5 o al massimo sei anni d’età) dissi a mia madre di voler suonare il pianoforte. Uno strumento che mi attirava  moltissimo e che aveva suscitato un mio vivo interesse in seguito alla visione in TV dei concerti domenicali del Teatro alla Scala di Milano diretti dal Maestro Muti.

Nella mia famiglia non ci sono altri musicisti, ma nonostante questo i miei genitori mi hanno portato spesso in teatro a vedere Opere. Un altro grande appassionato di musica lirica era mio nonno materno, che da giovane aveva ascoltato e visto in teatro i più illustri artisti della sua epoca: tra questi il Tenore Beniamino Gigli.

Chi è stato il suo primo insegnante?

Il mio primo insegnante da bambino fu Antonio Trombone, rappresentante di due scuole pianistiche. Quella russa (di Richter e Giles) e quella italiana. Il maestro Trombone mi ha trasmesso un buon connubio tra entrambe le tecniche ed mi ha garantito solide basi pianistiche a partire dai primi anni di studio. Grazie a lui ho iniziato un’attività concertistica come enfant prodige  vincendo diversi concorsi pianistici già da piccolo. Ho studiato poi con il grande Pianista Mario Feninger, concertista di fama internazionale, depositario  della tecnica virtuosistica di Ferruccio Busoni e di Liszt.

Successivamente ho avuto la gioia  di perfezionarmi  con grandi Maestri ai quali sono ancora molto legato: Ennio Pastorino e la moglie An Li Pang, allievi a loro volta di un’altro big italiano, Arturo Benedetti Michelangeli. Ho studiato inoltre con il musicologo Piero Rattalino da cui ho appreso soprattutto la curiosità intellettuale. A  tutto ciò aggiungerei anche approfonditi studi di composizione, musica da camera, clavicembalo, organo , musica antica e pratica di accompagnamento alla Danza. Tutto questo al Conservatorio Arrigo Boito di Parma.

La mia formazione artistico-musicale è stata completata da anni di “apprendistato”. All’età di 12 anni accompagnavo al pianoforte artisti di fama internazionale. Fatto che mi sta particolarmente a cuore è la parallela attività di concertista in duo pianistico con mia moglie Angela Gandolfo. Oltre che essere soprano è una valente pianista.

Barrali, lei ha lavorato e collaborato con i più grandi direttori d’orchestra. Può indicarne uno o più d’uno al quale è legato un suo ricordo particolare?

Sicuramente i miei ricordi più cari vanno a Sir Antonio Pappano: Direttore del Royal Opera House Covent Garden di Londra e dell’Orchestra di Santa Cecilia a Roma. Con lui ho avuto l’onore di collaborare all’NCPA – National Center for Performing Arts di Beijing in Cina per un Gran Galà Verdiano. I ruoli svolti per l’occasione erano Maestro del Coro, Vocal Coach dei quattro Cantanti Solisti e Pianista del Concerto. La mia grande soddisfazione, a parte il grandissimo successo della meravigliosa serata, è stata alla fine del concerto; il Maestro Pappano mi ha fatto i complimenti per la performance e ha particolarmente apprezzato il mio modo di suonare e far musica.

Durante la sua carriera ha frequentato moltissimi autori; quale rappresenta il suo autore di elezione sia in qualità di pianista che di direttore?

Sicuramente da Parmigiano adottivo le dico senza esitazione il “nostro” Giuseppe Verdi. Per la sua carica espressiva, per i numerosi messaggi e tematiche trattate: dall’amore al rapporto fra generazioni, dai drammi storico-politici al forte senso della patria, dagli alti significati risorgimentali fino alle tinte e al fuoco della passione. E poi ancora, il senso del teatro, del dramma-azione e lo scavare profondamente dentro l’animo dei personaggi protagonisti. Poi, da cittadino del mondo, le confesso la mia predilezione anche per Franz Liszt, che ho affrontato tanto sin da ragazzo come pianista.

Poi c’è  la passione per il repertorio cembalistico, organistico e di musica antica Chiaramente, lavorando principalmente nell’universo dell’Opera Lirica, in particolar modo italiana, non posso non apprezzare i più importanti compositori di Opere; Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Cilea, Giordano, Rossini, Donizetti, Catalani, Ponchielli.

Nonostante la giovane età ha girato il mondo. C’è un’atmosfera, una città, una notte che ricorda con più emozione?

Sicuramente Zurigo: città dove numerose volte ho suonato. La ricordo con particolare emozione per la bellezza dei monumenti, la valorizzazione della cultura e della musica ed il forte senso civico dei cittadini svizzeri. Tutto questo l’ho trovato anche a Stoccolma, dove ho suonato ed insegnato più volte. Poi le grandi capitali europee come Parigi e Londra dove mi sono esibito. Ma veniamo all’Italia, in cui menziono un vero e proprio gioiello: Busseto con il suo fantastico Teatro Verdi. Poi una piazzetta di un luogo incantevole: Montegroppo di Albareto. Recentemente mi è stato conferito il premio “ Montegroppo Music fest 2016”, riconoscimento che nella prima edizione andò al grandissimo Giorgio Gaslini.

Roberto Barrali tiene masterclass in tutto il mondo: cosa si prova nel trasmettere l’arte ai propri allievi?

Penso che noi artisti italiani, senza falsa modestia, siamo depositari di una grandissima tradizione lirica. Abbiamo quindi il dovere morale di trasmetterla alle giovani generazioni di cantanti o pianisti. Diceva San Francesco d’Assisi una frase che mi piace qui riportare : “È nel dare che si riceve“. È bello poter offrire agli altri la propria esperienza. I miei pupilli si sono infatti distinti vincendo competizioni nazionali e internazionali tra le più prestigiose al mondo. 

Siamo in terre verdiane. Qual è la sua idea di Verdi?

Innanzitutto la compagine orchestrale di gran parte della produzione verdiana (escludendo le opere scritte per Parigi dal Cigno di Busseto) non dovrebbe essere quella “mostruosamente gigantesca” come numero di strumentisti. Poi gli strumenti ad arco presenti ai tempi di Verdi avevano anche corde di budello che sopportavano un’accordatura più bassa (io sarei francamente sono un sostenitore del La Verdiano a 432 Hertz come fortemente voluto dal maestro). Ciò permetterebbe sicuramente alle voci di cantare in una tessitura molto più comoda e meno “stressante” per l’organo vocale, restituendo un suono forse più fedele a quello che pensava Verdi. Proprio da noi a Parma dovrebbe iniziare questo lavoro di recupero storico. Ci vorrebbero un centro studi verdiano e/o un’accademia.

Penso anche che potrebbe essere un’ottima idea portare una ventata di aria nuova. Ad esempio creando un polo d’avanguardia nell’interpretazione e nello stile. Questo permetterebbe di attirare l’attenzione di studiosi, maestri e studenti che verrebbero a Parma con maggior motivazione. Tutto ciò, inoltre, potrebbe portare un anche un considerevole indotto in città e nella nostra Provincia. Anche l’spetto economico di una tale operazione non sarebbe da sottovalutare.

Domanda quanto mai banale ma necessaria. Quali gli impegni futuri?

Un Concerto a Zurigo, due Tournées in Cina con il Soprano Angela Gandolfo e un grande concerto a Pechino. Poi ancora prestigiose produzioni liriche nella mia amatissima Venezia, poi Busseto e Roncole. Ma anche molto altro in giro per l’Italia, l’Europa ed il mondo: la nostra professione come sa ci spinge a viaggiare e spostarsi molto.

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