I Maniglia Antipanico dopo il Sanremo Rock:

Salire sul palcoscenico di quello che può essere unanimamente considerato il pù importante teatro della musica italiana. Suonare. E al primo colpo vincere un premio. Come? Chiedetelo ai Maniglia Antipanico, band reggiana nata appena tre anni fa, che proprio la settimana scorsa ha partecipato alla finalissima del Sanremo Rock al Teatro Ariston. E? Non hanno vinto, però il successo è stato grande, non solo per essere arrivati in finale sbaragliando la concorrenza di circa un migliaio di gruppi (selezioni comprese), ma soprattutto per aver stupito la giuria, che gli ha conferito un premio: Damiano Fontanili (24 anni, tastiere e batteria), Davide Giangaspare (26 anni, voce, chitarra e basso) ed Edoardo Morra (26 anni, chitarra e batteria) hanno ritirato la targa “Per la ricerca di una nuova espressione musicale italiana”.

Grande soddisfazione, dunque, per il trio, che dalle selezioni regionali di Montefredente, frazione del Comune di San Benedetto Val di Sambro, è finito diretto all’Ariston. “Abbiamo osato – spiega il frontman, Davide Giangaspare -, perché la nostra particolarità è quella di cambiarci gli strumenti tra un pezzo e l’altro. Ma al Sanremo Rock potevamo presentare un solo pezzo di tre minuti e trenta. Quindi abbiamo deciso di effettuare un madley tra i due brani presentati alle selezioni “H2O” e “Nucere Tenta”, condensandoli in un unico pezzo che ci permettesse di effettuare anche il cambio strumenti. Questo è stato molto apprezzato dalla giuria e ci è valso il premio“.

Perché “Maniglia Antipanico”?

Dopo tanti nomi che ci venivano in mente – spiega Edoardo (Dodo) – siamo usciti dalla sala prove spingendo il maniglione antipanico e lì ho detto: vabe raga chiamiamoci “Maniglia Anticpanico”. Damiano non è mai stato convinto, ma poi ci abbiamo tirato fuori un concetto che è stato apprezzato e il nome è rimasto questo. La filosofia che ci lega a questo nome è la necessità di trovare una via di uscita ad una società caotica in cui viviamo e per noi la musica rappresenta il mezzo con cui riuscirci. Il concetto però non è rivolto solo a noi, ma a tutti quelli che sentono di dover uscire dallo “smog dei pensieri”.

Quando è nato il gruppo?

Io e Dodo – ammette Davide – ci siamo conosciuti nel 2016 a suonare in garage, mentre nel gennaio 2017 abbiamo conosciuto altre persone mettendo insieme una band, improvvisando e basta. Ci siamo ritrovati alla fine in sei, tra cui un pittore: dalla necessità di avere un basso è arrivato il settimo componente. Ci chiamavamo Colorificio Sonoro e il pittore dipingeva live mentre noi suonavamo. Dopo alcune defezioni, nel 2018 abbiamo ricominciato noi tre a vederci in sala prove in modo continuativo, scrivendo e suonando i nostri pezzi.

Parliamo dei pezzi che vi hanno permesso di arrivare al Sanremo Rock

Nuocere Tenta è nata mentre stavo dormendo – confessa Edoardo. Siccome parlo durante il sonno, non so come mai ad un certo punto ho detto “qui c’è traffico, andiamo sulla luna”. Dopo qualche giorno ho visto su WhatsApp lo stato della mia ragazza con questa frase e le ho chiesto cosa fosse, lì mi ha spiegato che l’avevo pronunciata nel sonno e se l’era segnata. Ho quindi proposto a Davide e Damiano di scrivere una canzone con il ritornello nato dalle parole di un sonnambulo.

Durante un laboratorio di teatro a cui ho partecipato l’anno scorso – fa sapere Davide -, scrivevo su un taccuino in cui annotavo le cose che accadevano o le cose che venivano prounciate dai ragazzi. In sala prove ho annotato la frase di Dodo sullo stesso taccuino e quando mi sono ritrovato a casa con queste idee sparse e le ho scritte in un’unica pagina. Tornando a suonare è nato un giro (musicale, ndr) molto bello su cui ho iniziato ad improvvisare queste frasi. Poi l’ho ricalibrato fino all’attuale versione. “Tentar non nuoce, ma nuocere tenta” è una frase che mi disse proprio uno dei ragazzi del laboratorio.

H2O è un testo in un periodo in cui mio padre è stato male. Durante il periodo in cui è rimasto in ospedale l’emotività ha parlato per me. Sempre in sala, insieme a Damiano, abbiamo incastrato il testo all’interno dello strumentale: è uno di quei brani su cui abbiamo lavorato tanto, cercando di lavorare sui cambi di tempo rendendola anche poco scontata.

Sul palco dell’Ariston invece com’è andata?

Abbiamo portato i due brani in un madley di tre minuti e trenta secondi, che abbiamo presentato come H2O/Nuocere Tenta. Quello che abbiamo fatto è stato ridurre i testi con un lavoro di taglia e cuci, cercando di unire i due brani e poter fare anche lo scambio strumenti all’interno dell’esibizione. Il primo brano lo suoniamo con questa composizione: Davide alla chitarra e voce, Dodo alla Batteria e Damiano a tastiere e synth; a metà canzone Damiano tiene una nota appena più lunga e su quella nota Davide passa al basso, Dodo dalla batteria va alla chitarra e Damiano dalla chitarra è passato alla batteria. Fare solo un pezzo non ci bastava, volevamo assolutamente effettuare il cambio per far capire l’essenza del nostro gruppo. Noi siamo come l’acqua che si adatta al recipiente che la contiene.

Da dove nasce l’idea di scambiarvi ruoli e strumenti durante la performance?

Trovandoci durante le prove abbiamo iniziato a sperimentare. Siamo sempre stati in sala con la stessa conformazione: Davide voce e chitarra, Dodo alla chitarra e Damiano alle tastiere. Trovandoci con altri strumenti a disposizione abbiamo iniziato ad improvvisare cambiando gli strumenti. è nato tutto molto casualmente, anche perché ogni strumenti permette di esprimersi in modo diverso, ma ci è paiciuto talmente tanto da farla diventare parte della performance.

Da poco è uscito anche “Epopteia”, il vostro album: cosa significa?

Epopteia (εποπτεία) è un termine greco che significa “sguardo altrove”, perché all’interno dei testi e anche della musica ci sono tanti riferimenti. Lo stimolo dev’essere quindi quello di guardare oltre e il testo uno strumento per vedere in modo diverso le cose: da qui la decisione di farne il titolo del nostro album.

Nuda – Maniglia Antipanico

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