Nato e cresciuto in provincia di Parma, sta di fatto che calcisticamente parlando, Marcello Gazzola ha la città ducale nel cuore. Il calciatore di Borgotaro ha deciso solo qualche settimana fa di appendere le scarpette al chiodo, ma il suo legame con la società crociata sembra indissolubile. Gazzola, anche ex Sassuolo ed Empoli, collaborerà con il settore giovanile del Parma Calcio andando alla ricerca di nuovi talenti per far crescere i giovani in questa società, che a suo dire ha un “centro sportivo con i fiocchi“.

Abbiamo contattato e intervistato l’ex difensore Gazzola, che ci ha raccontato il rapporto con la città, con il calcio giocato nei vari centri sportivi parmigiani e con il Tardini. Come ha scritto su Instagram nel post che annuncia il ritiro dal campo e il nuovo lavoro all’interno della società crociata: Gazzola “è tornato a casa e dalle sue parole trapela la voglia di contribuire a far crescere i ducali, partendo proprio dai più giovani.

“Sono un romantico e credo nel destino”: così hai scritto nel tuo post in cui annunciavi l’addio al calcio giocato e l’inizio della collaborazione con il Parma Calcio. Che legame hai con la città?

Con Parma ho un legame molto forte, è la città della mia provincia perché io sono di Borgotaro, ed è la città come punto di riferimento mio e della mia famiglia, inoltre calcisticamente sono cresciuto all’ombra del Tardini e del parco Cittadella dove mi allenavo quando ero piccolo negli esordienti del Parma calcio. Andavo sempre allo stadio a vedere le partite del Parma e ho sempre sognato un giorno di poter calcare quel campo con la maglia crociata.

I tuoi 17 anni di carriera sono stati densi e hai avuto l’occasione di giocare in diverse squadre e in diversi campionati. Quale momento è stato il più significativo?

Non ce n’è uno preciso. Calcisticamente ho raggiunto l’apice a Sassuolo raggiungendo prima la serie A e negli anni seguenti l’Europa League, sono stato 7 anni a Sassuolo e ho molti ricordi belli di quegli anni. Però Parma per me ha un sapore sentimentale molto più forte. Aver vinto il campionato di B e aver riportato il Parma in A è stato il traguardo più bello in assoluto, come un sogno che si realizzava. Aver giocato l’anno successivo in serie A con il Parma è stato molto gratificante per me.

Quali sono i giocatori più forti con cui hai giocato e quali i più ostici che hai affrontato come avversari?

Berardi del Sassuolo sicuramente, un talento cristallino. Giocatori forti affrontati tantissimi, perché in Serie A la qualità si alza di molto rispetto alla Serie B. Papu Gomez è quello che temevo di più e ogni volta che ci giocavo contro speravo che lui non fosse in giornata oppure che io fossi in giornata super.

Sei stato protagonista della promozione in Serie A del Parma nel 2018, un passaggio alla massima serie simbolo della rinascita della società. Come hai trovato la squadra nella seconda esperienza in maglia gialloblù rispetto all’esperienza delle giovanili, dal 1995 al 2004?

È stato un momento che porterò per sempre dentro di me. Quando sono arrivato a Collecchio da Sassuolo ero molto emozionato perché respiravo la stessa aria di quando ero lì nelle giovanili, solo che con una quindicina di anni di differenza. Quando ero in primavera del Parma e ogni tanto andavo ad allenarmi con la prima squadra era sempre un momento bellissimo, e poi arrivarci da protagonista e da giocatore a tutti gli effetti della prima squadra 15 anni dopo è sicuramente motivo di orgoglio per me. Collecchio è rimasto sempre lo stesso, il Parma può vantare di avere un centro sportivo con i fiocchi.

Com’è arrivata la decisione di appendere le scarpe al chiodo?

È stata una decisione maturata nel fine stagione di Empoli, una stagione purtroppo segnante per me, perché mi sono rotto il tendine d’Achille a inizio stagione. Ho avuto un’operazione chirurgica che mi ha tenuto lontano dal campo per diversi mesi, poi c’è stato il lockdown per il Covid e questo ha rovinato la mia riabilitazione dopo l’infortunio. Sono rientrato in squadra però avevo sempre dolore, mi allenavo solo con antidolorifici ed è stato veramente straziante fisicamente e mentalmente. Una volta rientrato a Parma dopo il prestito (avevo fatto un contratto lungo col Parma per un discorso post calcio), comunque il dolore non passava, l’età era quella che era e allora in accordo con la società abbiamo deciso che avrei potuto rendermi utile anche lontano dal campo di gioco.

Quali propositi un ex calciatore come Marcello Gazzola porterà avanti per il settore giovanile del Parma Calcio?

Ora lavoro per il Parma calcio e mi occupo dello scouting. Visiono giocatori in Italia e all’estero che possano essere in futuro giocatori del Parma calcio prima squadra. Lavoro a stretto contatto con il direttore e con il presidente, abbiamo un team di visionatori con cui ci aggiorniamo regolarmente ed è un lavoro che mi piace molto, perché comunque lavoro per la società con la quale sono cresciuto calcisticamente.

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