Marco Adorni, insegnante di Lettere, ha svolto attività di ricerca presso il Centro Studi Movimenti di Parma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e informatica presso l’Università di Bologna, con una tesi di storia urbana. Attivista nell’associazionismo culturale e politico, ha pubblicato diversi saggi di storia del lavoro, storia sociale, urbana e territoriale. E’ candidato sindaco nella lista “L’Altra Parma” e ha deciso di scendere in campo per “non rimanere passivo davanti allo scollamento tra popolo e rappresentanza“. L’obiettivo di Adorni e della sua lista è quello di costruire un’amministrazione vicina al cittadino, ma allo stesso tempo autorevole e garante del rispetto delle regole, della libertà e dei principi democratici.

Una tematica molto importante è la riqualificazione dei quartieri, in particolare degli assi più in sofferenza. Che progetti ha per il San Leonardo e per l’Oltretorrente? In merito, invece, all’offerta commerciale della città, come pensa possa essere rilanciata?

La cronaca ci racconta della perdita di identità, di fenomeni come spaccio, degrado e criminalità. Non bisogna esasperare questi fenomeni ma, a nostro parere, non si può nemmeno sottovalutarli, ridurli a mera percezione, frutto del sensazionalismo della stampa o o di qualche forza politica. A differenza di altri, non dirò che per rendere felice gli abitanti di questi quartieri, dobbiamo trasformarli in salotti cittadini. 

Dobbiamo far sì che le forze dell’ordine vengano utilizzate non per reprimere le libertà personali ma per salvaguardare sicurezza e dignità agli abitanti del quartiere, a coloro che ci lavorano e che sono costantemente a rischio, e non solo a causa della criminalità ma anche a causa di scelte governative che mettono a repentaglio la coesione sociale e le attività economiche. 

Fondamentale sarà la ricostruzione del tessuto sociale di questi quartieri, attraverso un intervento attivo dell’amministrazione, che dovrà immettervi nuova linfa vitale quali associazioni, piccole cooperative, educatori di strada, circoli e bar in cui realizzare eventi culturali e in grado di promuovere l’incontro e lo scambio tra le persone. 

Per aiutare il settore commerciale, pensiamo a un set di misure quali il rinnovo delle riduzioni sulla Tari e del Cosap per tutto il quinquennio 2022-2027; la detassazione nei primi tre anni di attività per le nuove imprese; la definizione di un nuovo Pug che istituisca un rapporto equilibrato tra grande distribuzione organizzata e  piccole e medie imprese commerciali nella concessione di aree; la semplificazione burocratica e riduzione dei costi in materia di richieste e procedure autorizzative; la creazione di un portale ad hoc a cui fare affluire tutti i servizi, la documentazione e i flussi di pagamenti destinati alla pubblica amministrazione. Tutte queste iniziative potranno essere finanziate attraverso l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione della grande distribuzione organizzata, di parte delle entrate derivanti dalle sanzioni per accessi vietati in Ztl, della tassa sul turismo e della Tari. 

Servizi alla persona, inclusione e scuole: quali sono le prime tre azioni che il nuovo Sindaco dovrà fare in questi settori?

Di fronte al graduale definanziamento, da parte della Regione, dei corsi per operatori socio-sanitari, e alla conseguente riduzione della loro presenza presso le strutture, occorre compiere un’azione di valutazione obiettiva dei risultati conseguiti. Sembra incontrovertibile il fatto che vi si possa porre mano anzitutto elevandone la qualificazione e immettendone un numero adeguato al reale fabbisogno del territorio. Lo stesso dicasi per i responsabili delle Case di riposo, di cui va garantita formazione e aggiornamento.  

La nuova Amministrazione dovrà esercitare maggiore controllo nelle strutture per gli anziani affinché si vada oltre il mero monitoraggio del funzionamento tecnico delle strutture, ovvero implementando nell’azione di salvaguardia in primo luogo le persone, onde prevenire i terribili episodi di violenza o maltrattamento sui più fragili. È insomma necessaria un’azione di indirizzo per curvare la cura su una dimensione soggettiva: ogni persona fragile è diversa e ha bisogni specifici. Le sono dovuti «l’ascolto, la vicinanza, la tenerezza e la cura», per usare le parole di papa Francesco. Per questo, occorre una grande operazione culturale e ideologica che si spenda contro lo strapotere della burocrazia e del «governo del numero», soprattutto nel mondo della cura e del sostegno ai più bisognosi.  

Per quanto concerne le famiglie che si trovano da sole nell’accudire i propri anziani o diversamente abili, il Comune dovrà attivarsi per erogare contributi ad hoc, anche mediante il coinvolgimento di istituzioni bancarie e soggetti privati del mondo del commercio e dell’artigianato. Le famiglie andranno poi aiutate anche prevedendo rette agevolate per i centri diurni, le Case famiglia, le Case di residenza anziani (Cra) e le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) private, anche non accreditate.  

È necessario varare un Piano antipovertà, cercando di utilizzare nel modo migliore il Fondo sociale europeo per promuovere progetti in grado di assistere i più bisognosi. Il Comune deve varare politiche di welfare che implichino anche l’adozione da parte delle persone fragili di un patto di attivazione sociale, tra cui anche l’impegno a prestazioni lavorative nell’ambito dell’associazionismo e della cura della città. 

Per quanto riguarda le scuole, vanno ridotte le rette per gli asili nido e le scuole d’infanzia. Bisogna poi ridurre le liste d’attesa. Per questo, il Sindaco dovrebbe stipulare una convenzione con le scuole dell’infanzia paritarie cattoliche, riconoscendo la loro fondamentale funzione all’interno del sistema dell’istruzione. 

Uno dei temi più accesi nel dibattito pubblico a Parma è quello delle grandi opere. Da una parte troviamo il nuovo Stadio Tardini, che si presenta come un progetto ambizioso e d’impatto, non solo a livello sportivo. La sua posizione e la sedicente “sostenibilità” del progetto hanno però riscontrato molte controversie a livello di opinione pubblica. D’altra parte, la possibile apertura dell’aeroporto Cargo a Parma si presenta come opera “grintosa” per l’industria della città, ma a livello ambientale e di sicurezza lascia molti dubbi. Lei come si pone nei confronti del nuovo stadio e dell’ampliamento dell’aeroporto?

Siamo a favore di una riqualificazione soft del Tardini. Il faraonico masterplan presentato dalla proprietà del Parma è assolutamente da evitare. 

Siamo risolutamente contro la trasformazione del Verdi nel «primo aeroporto in Italia con vocazione cargo», come si afferma nel Piano di sviluppo aeroportuale di So.Ge.A.P. Si eleverebbe il rischio sulla popolazione, le infrastrutture e i beni, anche a causa della prossimità a importanti infrastrutture di trasporto strategiche a livello nazionale (alta velocità, autostrada del Sole, linea ferroviaria Milano-Bologna, tangenziale cittadina). Vi sarebbe un aumento esponenziale dell’inquinamento atmosferico, per non dire del fatto che l’area individuata è soggetta al pericolo di alluvioni.

Allo stato attuale, inoltre, manca un piano di risanamento acustico necessario per la realizzazione degli aeroporti e nel piano di So.Ge.A.P. non si tratta dello smaltimento dell’elevata quantità di rifiuti prodotta dall’attività di logistica. 

Se si vuole salvare l’aeroporto, occorre che il Comune indirizzi la società di gestione nell’approvazione di un piano industriale per lo sviluppo dell’aeroporto che punti a valorizzarne il ruolo di aeroporto minore. Il Comune dovrà allo stesso tempo favorire la costruzione di una rete aeroportuale regionale o macroregionale nella prospettiva di una collaborazione istituzionale tra istituzioni pubbliche statali e regionali.

Una delle maggiori sfide del futuro, ma anche del più immediato presente, riguarda la mobilità sostenibile. Quali progetti avete in mente per Parma? Cosa ne pensa dell’Area Verde recentemente istituita?

Pur condividendo l’obiettivo di far rientrare l’atmosfera di Parma negli standard della qualità dell’aria previsti nel Piano aria integrato regionale (Pair) del 2020, riducendo le emissioni degli inquinanti più critici (PM10, biossido di azoto e ozono), riteniamo che l’ordinanza comunale sulla mobilità (Area Verde) sia troppo rigida e crei un rilevante problema di giustizia sociale. Siamo in un momento storico di forte difficoltà e crisi economica per famiglie e imprese, e questo tipo di decisioni cambieranno radicalmente gli accessi alla città, rendendola di fatto accessibile solo a chi potrà permettersi veicoli nuovi. 

Dal momento che un approccio integrato è proprio ciò che viene raccomandato dal Piano aria integrato regionale, riteniamo che si sarebbe dovuto optare per un complesso di misure differenti, anche perché meno traffico non necessariamente coincide con minor inquinamento: investire sul potenziamento della mobilità elettrica pubblica, sul ricorso a modalità energetiche alternative al gas per il riscaldamento domestico (a esempio il fotovoltaico) e sul controllo dell’inquinamento prodotto dalle attività industriali e agricole. 

Occorre aumentare l’elettrificazione dei mezzi pubblici, riqualificare i parcheggi scambiatori e collegarli al centro, incrementare la mobilità sostenibile (riduzione tariffe per il car sharing e il bike sharing), correggere e ampliare i circuiti delle piste ciclabili. 

Proponiamo un piano della mobilità entro cui debba trovare posto anche un eventuale ampliamento delle isole ambientali, a patto che siano concepite in modo creativo e dinamico, intelligente e flessibile, ovvero capace di adattarsi sia in relazione agli eventi calendarizzati in un programma culturale e turistico, possibilmente di ampio respiro e con durata pluriennale, sia alle esigenze e criticità che via via dovessero palesarsi. Siamo a favore del ricorso al disegno di nuove «Zone 30», anche perché migliorano la convivenza tra veicoli e utenza debole (ciclisti e pedoni) e favoriscano la riqualificazione della zona senza impattare troppo sul commercio, con interventi di moderazione del traffico mediante segnaletica e dossi, spartitraffico, sfalsamenti planimetrici/altimetrici della carreggiata. In ogni caso, il Comune istituirà un dialogo frequente con gli esercenti delle zone toccate dalle misure più impattanti sulla mobilità e valuterà, insieme a loro, quale sia la soluzione migliore che sappia tenere in considerazione sia la mitigazione dell’inquinamento atmosferico sia le necessità del commercio e della socialità. 

Parma ha concluso da poco la carica di Capitale italiana della cultura, un evento durato due anni, ma bruscamente influenzato dall’epidemia di Covid-19, scoppiata proprio alcune settimane dopo l’inaugurazione. Come ripartire adesso mettendo l’offerta culturale al centro del rilancio della città?

Con la costituzione di agorà cittadine per la creatività, le cui competenze dovranno essere suddivise tra diverse istituzioni ed enti pubblici, sotto la direzione dell’Assessorato alla cultura. In questo modo si potrà mettere in campo un progetto strategico culturale di ampio respiro. Parma deve porsi come elemento aggregante con i comuni della provincia per sviluppare appieno la potenzialità turistica del territorio.

Gli eventi a Parma non sono mai stati concepiti entro un programma che via via negli anni si migliora, si rafforza e si adegua ai cambiamenti. Il programma deve coinvolgere i cittadini e deve resistere nel tempo.  

L’elemento fondamentale delle agorà sarà la loro composizione: saranno guidate da esponenti delle più di 500 associazioni del Terzo settore di Parma e del mondo del commercio, dai funzionari dell’amministrazione e dirigenti scolastici, da personalità con qualificate e comprovate competenze nel campo delle discipline umanistiche, musicali, artistiche, architettoniche e scientifiche. Le agorà dovranno diventare le officine di progetti pensati per i giovani (ma non solo), da finanziare attraverso partnership societarie pubblico-private promosse dall’Assessorato alla cultura. Crediamo che attivando questo processo partecipativo si potrebbero intercettare anche quel disagio che si trova rappresentato nelle piazze,  poiché il Comune si presenterebbe loro come attore credibile in quanto capace di ascolto e di attribuzione di autonomia e responsabilità.  Soltanto quando il processo educativo e formativo viene assimilato e fatto proprio si assiste a una produzione culturale autonoma, che è poi il vero scopo di ogni trasmissione di conoscenza. Ci vuole un empowerment collettivo per uscire dall’anomia di questo deserto culturale, prodotto di scarto della città neoliberale. 

Per quale motivo ha deciso di correre per le amministrative di Parma? Faccia un appello al voto: per quale motivo le cittadine e i cittadini di Parma dovrebbero votare per lei e per la sua lista elettorale?

Per non rimanere passivo dinanzi allo scollamento tra popolo e rappresentanza. Per tentare di contribuire al ripristino degli istituti democratici e del controllo popolare. Per aiutare a ristabilire un contatto con il popolo parmigiano. Il nostro obiettivo è quello di costruire un’altra amministrazione, vicina al cittadino ma allo stesso tempo autorevole, garante del rispetto delle regole ma anche della libertà e dei principi democratici.  Per questo i cittadini devono trovare una amministrazione che superi i metodi di governo basati su sanzioni, punizioni e ricatti. Ci vuole un Comune che si faccia prossimo e che sia capace di affrontare a viso aperto i problemi della società. Nelle campagne elettorali è consuetudine dai candidati sindaco invitare i cittadini a portare idee. Spesso si tratta di operazioni di facciata e con risvolti pratici quasi nulli: chi cerca idee vuol dire che non conosce i problemi e non ha proposte per risolverli. Finita la campagna elettorale, in genere la sordità amministrativa prende il posto dell’ascolto e dell’apertura alla città. L’AltraParma conosce Parma, ha idee chiare e dispone di proposte ben strutturate. Se volete un Comune veramente al servizio del cittadino, noi siamo pronti a realizzarlo.

La lista

  • Ghirarduzzi Daniele
  • Cirri Rosolino
  • Colla Roberto
  • Antognarelli Roberto
  • Ferri Alessandra
  • Gabba Cristina
  • Bazzinotti Moreno
  • Masi Matteo
  • Ruffino Alfredo
  • Pellegrini Roberto
  • Di Cataldo Silvia
  • Barbieri Lia
  • Adorni Patrizia
  • Magnani Enrico
  • Galasso Maria Teresa
  • Bonardi Martino
  • Palumberi Roberta
  • Campana Elvira
  • Bruni Samantha
  • Contini Paola
  • Lipinska Sylwia Maria
  • Soregaroli Annamaria
  • Mambelli Cristiana
  • Melotti Alberto
  • Bertoli Ilaria
  • Brusco Dino
  • Serventi Pietro
  • Tesse Davide
  • Dall’Aglio Roberto
  • Puglisi Emanuele
  • Ferretti Eduardo Esteban
  • Colla Giovanni

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