Mare Nostrum – Qualche dato sulla realtà dei migranti in Valtaro e Valceno

Li incontriamo tutti i giorni, da qualche tempo, nelle vie dei nostri paesi. Sono per lo più ragazzi giovani, in forze, ordinati e ben vestiti, spesso impegnati a telefonare o a utilizzare linee pubbliche di wi-fi. Sono i richiedenti asilo politico, fuggiti da paesi dilaniati da povertà, fame e guerre e arrivati anche nelle nostre valli. Di loro pensiamo di sapere tutto, sulla loro situazione circolano voci e dicerie più che mai fantasiose: ricevono dallo Stato Italiano 40 euro al giorno, rifiutano gli alloggi e i pasti che gli vengono offerti, non vogliono lavorare, sono terroristi infiltrati.

La realtà è, però, ben diversa e se ne è parlato in una serata dal titolo: “È questa la nostra civiltà?” organizzata da Intersos Valtaro e patrocinata dal Comune di Borgotaro presso l’auditorium Mosconi, cui hanno preso parte Attilio Ubaldi, Vice Prefetto Prefettura di Parma, e Pier Luigi Vercesi, direttore di Sette, settimanale del Corriere della Sera.

Fondamentale per la finalità informativa della serata è stato l’intervento di Sabrina Acquistapace, tecnico dell’Ufficio di Piano, struttura che supporta  i sedici Comuni dell’ex Comunità Montana  e gli enti nell’accoglienza dei richiedenti asilo. Grazie ai dati forniti dall’Ufficio di Piano, scopriamo che, nei tre comuni della Val Taro e Val Ceno, Bardi, Bedonia e Borgotaro, che hanno predisposto centri di accoglienza per i richiedenti asilo ad oggi sono presenti 20 persone; il totale sale a 51 se si considerano i Comuni di Bore, Berceto e Pellegrino Parmense.

A Bardi e Borgotaro i richiedenti asilo soggiornano in appartamenti privati, gestiti dalla Cooperativa Fantasia che coordina il progetto, mentre a Bedonia soggiornano nella struttura socio-assistenziale Valsana. A Bardi e Borgotaro gli ospiti collaborano con varie associazioni di volontariato in attività come la manutenzione di aree verdi, la pulitura dei sentieri e l’assistenza nei trasporti di disabili. A Bedonia, invece, collaborano facendo manutenzione alla struttura che li accoglie.

La situazione dei richiedenti asilo è una situazione di attesa, di stallo; la permanenza nei centri di accoglienza è molto lunga, ancora una volta a causa della lentezza della burocrazia italiana, impreparata ad accogliere questo importante flusso migratorio. L’attesa può durare più di un anno e può concludersi con il rilascio di un permesso di soggiorno o con il rimpatrio del richiedente.

La solitudine, la lontananza dalle famiglie e dalla casa, il disagio di trovarsi in un paese sconosciuto, con una lingua sconosciuta, portano spesso i richiedenti asilo all’isolamento, al rifugiarsi nel mondo del web, unico modo per mantenere rapporti con il proprio paese. Il cellulare è infatti l’unico strumento di comunicazione per chi ha deciso di scappare dalla propria terra e lasciare indietro parte o tutta la propria famiglia.

Manca ancora tanto per migliorare la situazione e far sì che queste persone non siano così mal visti dai paesi che li ospitano. L’integrazione non è un processo facile, soprattutto in territori come le nostre valli, ancora poco abituati all’immigrazione. Di sicuro l’integrazione passa anche attraverso un maggiore coinvolgimento di questi ragazzi in attività a contatto con le persone e i luoghi che li ospitano, ma passa anche attraverso serate come queste in cui l’informazione viene data su dati verificabili e concreti.

di Gigi Cavalli