Marco Deriu, sociologo e membro dell’associazione, parla delle cause del fenomeno: “La violenza sulle donne è figlia di un problema societario e culturale”

Oggi 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Secondo l’ultimo Report della Polizia di Stato, in Italia 88 donne al giorno subiscono violenza, una ogni 15 minuti; e il fenomeno riguarda tutti i ceti sociali e tutte le regioni italiane. Nella maggior parte dei casi il carnefice ha le chiavi di casa: si parla quindi di violenza domestica e per combatterla c’è bisogno di profonde riflessioni culturali, che possano smuovere la mentalità patriarcale in favore della costruzione di relazioni paritarie.

A Parma saranno molte le iniziative delle associazioni che si propongono di fare informazione e sensibilizzare verso il tema: tra queste “Maschi che si immischiano“, nata nel 2016 e composta da uomini che scelgono di stare dalla parte delle donne vittime di violenza. Per loro parla Marco Deriu, che fa parte del gruppo fin dalla sua nascita. Professore dell’Università di Parma e sociologo, ci ha spiegato i propositi dell’associazione e quello che sarà in programma a Parma questa sera, in Piazza Garibaldi dalle 18.15: un dialogo tra uomini e donne che condividono pensieri e testimonianze, con l’obiettivo di far crescere la riflessione sul tema della responsabilità maschile.

Com’è nata l’associazione “Maschi che si immischiano” e con quale proposito?

L’associazione è nata in modo informale nel 2016 grazie all’iniziativa di Stefano Fornari, attivisti e giornalisti, che già da tempo si stavano interessando al tema della violenza sulle donne. Il piccolo gruppo di persone si è poi allargato e abbiamo iniziato a impegnarci concretamente per combattere la violenza, soprattutto fornendo riflessioni sul comportamento maschile e sul ruolo che ricopre la cultura fondata su stereotipi sia sul genere maschile che su quello femminile. Noi uomini di “Maschi che si immischiano” vogliamo quindi impegnarci personalmente, per fare luce sui pregiudizi, sul linguaggio, sulle forme comportamentali, e sulla coscienza collettiva che comportano insieme i numerosi casi sulla violenza contro le donne.

Cosa avete in programma per oggi, 25 novembre?

Abbiamo promosso un momento di riflessione: una sorta di veglia, con candele e profonda introspezione, che partirà alle 18.15 dai Portici del Grano in Piazza Garibaldi. Durante l’incontro uomini e donne presenti saranno si passeranno un microfono, che darà voce ai loro pensieri, considerazioni e testimonianze. L’obiettivo è quello di invitare gli uomini a metterci la faccia, per responsabilizzarsi sul tema e per proporre un’alternativa positiva al genere maschile reo della maggior parte dei casi di violenza femminile e femminicidio. Sarà quindi un esempio di impegno civile, coadiuvato da letture e testi che approfondiscono il tema.

L’invito quindi, è verso la città di Parma, che deve muoversi per cambiare la mentalità sessista e patriarcale, che è la radice dei casi di violenza contro il genere femminile. Grazie anche alla collaborazione con il Comune e con le Zebre, squadra di Rugby di Parma, stiamo mettendo in atto una campagna dal nome “Scegli che uomo 6“, per dimostrare che la violenza è una scelta, non è un destino o una cosa naturale: si può scegliere di essere non violenti.

Il Report della Polizia di Stato rivela dati preoccupanti: 88 donne al giorno sono vittime di violenza, e su sei casi su dieci l’uomo carnefice è un familiare. Inoltre, non ci sono differenze di ceto sociale o di luogo geografico. Quanto ancora c’è da fare e su cosa, a suo avviso, bisogna fare leva per la risoluzione del problema?

I dati dimostrano che la violenza è trasversale e che non si può connotare a particolari specifici: il problema di fondo è sociale e culturale. A mio avviso sono due i punti sui quali focalizzarsi maggiormente: rivedere la costruzione di identità sessuata e la riflessione sulla trasformazione delle relazioni di coppia.

Fin da piccoli infatti maschi e femmine sono bombardati di stereotipi: il bambino deve essere forte, più aggressivo e competitivo, deve arginare vulnerabilità e fragilità e non deve mostrarsi debole; mente la femmina esige protezione e controllo. Questo pensiero produce un atteggiamento negativo, che si ripercuote nella vita adulta e in certi casi diviene estremizzato.

Inoltre, è necessario riflettere sulle trasformazioni della vita di coppia. Stiamo muovendo da una società in cui l’uomo era il capo famiglia, portava i soldi a casa e rappresentava il membro familiare con le opportunità economiche; di diritto aveva il controllo della vita e del corpo della donna. Adesso, invece, ci stiamo avvicinando pian piano ad una società che riconosce la dignità, l’autonomia e l’indipendenza della donna, che ha come fine ultimo la costruzioni di relazioni paritarie. È un percorso in atto ed è necessario impegnarsi attivamente per contribuire al suo raggiungimento.

Gli uomini che ruolo possono avere in questo percorso?

Devono metterci la faccia. È importante che riconoscano il problema societario e culturale ed è ottimo che adesso si stanno attivando percorsi di aiuto e sostegno non soltanto per le vittime, ma anche per gli uomini autori di violenza.

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