Nasce nel 1958 a Montebello di Corniglio, località dell’Appennino parmense, Maurizio Zennoni meglio conosciuto come il profeta del ring. Oggi è una colonna portante della Boxe Parma, ma la sua passione per lo sport nasce quando ancora era piccolo ed abitava al paese.

“Avevo appena finito le scuole medie, a Corniglio, e dovevo venire in città per studiare da geometra”, rivela Zennoni. In quel periodo iniziavano a trasmettere in televisione i primi match di pugilato e Maurizio ne era incuriosito. “Ero timido e la prima volta che sono entrato alla Boxe Parma mi sono fatto accompagnare da un amico”. Il primo a presentarsi, nell’allora sede della Boxe Parma che era una sala sopra l’attuale Teatro Due, è stato Odino Baraldi, presidente e fondatore della società. “Mi ha chiesto cosa facessi li”, spiega Zennoni. Dopo tre mesi era sul ring a disputare il primo match, a ventun’anni è passato professionista, ma “le mie mani da signorina non mi permetteranno di andare oltre”, conclude. In due match, che comunque vince, Zennoni si rompe entrare le mani: “Il professionismo – spiega – non faceva per me, così ho abbandonato e ci sono voluti anni prima che rientrassi nel mondo della boxe”.

Attualmente Maurizio Zennoni è un allenatore della Boxe Parma: ha portato al trionfo sul ring 9 campioni italiani, 2 campioni d’Europa e un campione mondiale. Per la dedizione e la passione con cui inserisce i giovani nel mondo del pugilato gli è stato conferito il Guanto d’Oro, prezioso riconoscimento per il lavoro svolto: “Una grande emozioni – continua il boxeur cornigliese – a premiarmi è stato il grande Nino Benvenuti“.

“Consiglio a tutti di provare l’emozione di salire sul ring: ciò che cresce in quel momento è sopratutto l’autostima”, prosegue. Ai suoi ragazzi, che per le prime volte si avvicinano al mondo del pugilato, insegna prima di tutto il rispetto delle regole e dell’avversario: “Chi pratica pugilato sa che una delle regole fondamentali è il rispetto dell’avversario. Al termine dell’incontro ci si abbraccia; non deve mai succedere che un rivale sul ring venga deriso o sbeffeggiato al termine del match”. Per Zennoni la boxe è come una partita a scacchi in cui servono strategia, intelligenza e riflessione. La sua missione è quella di sfatare la credenza secondo cui il pugilato è uno sport violento cercando di far passare il messaggio che sul ring la violenza va lasciata fuori.

A breve sarà in onda anche un reality – “Ti aspetto fuori” – su Cielo Tv, di cui Zennoni sarà protagonista: “All’inizio ho detto di no, poi mi sono lasciato convincere. A posteriori – racconta – sono contento di averla vissuta, anche se questo mi ha portato a trascurare un po’ l’attività in palestra e mi dispiace. I miei ragazzi prima di ogni cosa.”

Un sogno nel cassetto ce l’ha anche l’allenatore di Corniglio: “Mi piacerebbe che Parma – spiega – diventasse un centro federale per i professionisti del nord Italia e un punto di riferimento a livello nazionale”.