Michele Ferrari: lo scultore di Fornovo con l’Alto Adige nel cuore | INTERVISTA

Michele Ferrari impara ad intagliare il legno nel 1999 e nel 2004 tiene il suo primo corso: una passione nata tra le montagne dell’Alto Adige

di Vanessa Allegri

L’intaglio del legno è un’arte antica ed affascinante. Molto diffusa nelle regioni di montagna come Valle d’Aosta e Trentino – dove vivono tuttora grandi maestri – questa attività era in origine praticata soprattutto da pastori e contadini. I pastori intagliavano il legno per passare il tempo mentre il loro gregge pascolava. Durante le fredde sere d’inverno, invece, le famiglie di contadini si riunivano tutte in una stalla per scaldarsi grazie al tepore emanato dagli animali. Ognuno portava qualcosa da mangiare o da bere, le donne chiacchieravano tra di loro e lavoravano a maglia; gli uomini giocavano a carte o intagliavano pezzi ed oggetti di legno.


Michele Ferrari è molto legato a questo tipo di tradizione montanara e rurale. Durante i suoi corsi d’intaglio, bassorilievo e scultura cerca infatti di trasmettere agli allievi non solo nozioni tecniche ma anche spunti culturali. L’antica pratica contadina torna così in vita e a fine serata non si è imparato solo come lavorare il legno ma anche la generosità e la gioia della condivisone.

Intaglio e scultura: amore a prima vista

Era il 1999 quando Michele s’iscrive al suo primo corso d’intaglio. “Mio papà era al bar di Felegara per vedere la partita – spiega – io l’ho raggiunto e ho visto passando un volantino con su scritto ‘Scuola di intaglio del legno a Varano Melegari’, tenuto da Norberto Naummi. Incuriosito, ho telefonato per partecipare”. Alla prima lezione è subito amore. Michele si appassiona a tal punto all’intaglio del legno da frequentare tutti i corsi, quattro sere a settimana, per imparare più rapidamente. “L’anno successivo – prosegue – feci anche il corso di scultura sia con Norberto che con Nino Medici, uno scultore di Ramiola”.

A partire dal 2004 Michele inizia a tenere i suoi corsi e ad oggi ha avuto in tutto circa 270 allievi, provenienti da tutto il Nord Italia. “La maggior parte dei corsi d’intaglio del legno sono in montagna – chiarisce – il mio è quello alla latitudine più bassa”. Durante uno dei suoi corsi conosce Silvana Ghillani, la sua compagna, a cui è legato da undici anni. Le sue lezioni sono inoltre ben illustrate nei due libri che ha scritto: “Dieci piccole lezioni corso pratico di intaglio decorativo a punta di coltello” e “Dal floreale al gotico”.

Una passione che viene dall’Alto… Adige

Le origini della passione di Michele per il legno sono da ricercare nella sua infanzia. Figlio di un maresciallo dei Carabinieri, il piccolo Michele nei primi anni della sua vita si sposta spesso da una città all’altra. Nato a Ferrara, dai tre ai sei anni vive a Passo Resia, in Alto Adige; si trasferisce poi a Salsomaggiore, frequenta la terza media a Fornovo e infine si stabilisce nella vicina frazione di Respiccio, dove tuttora vive.

Il luogo che però gli è rimasto nel cuore è l’Alto Adige, dove la lavorazione del legno è una tradizione fortemente radicata. Entrando nella casa di Michele a Respiccio si respira da subito l’atmosfera di montagna a lui tanto cara. Le pareti sono tutte di rivestite di legno “perché – rivela – quando entro e vengo accolto dal profumo del legno mi sento a casa”.

“Le sgorbie non sono mai abbastanza”

Per imparare a lavorare il legno bisogna innanzitutto conoscere gli attrezzi del mestiere, distinguerli e sapere quando usarli. I coltelli servono per intagliare, le sgorbie e gli scalpelli per scolpire. Gli scalpelli sono piatti e affilati da entrambi i lati; le sgorbie hanno invece la lama ricurva e sono affilate da un solo lato, quello inferiore. Possono essere usati a mano per lavori di precisione oppure col mazzuolo.

Una frase che Michele non si stanca mai di ripetere ai suoi allievi è “le sgorbie non sono mai abbastanza”. Lui stesso ne possiede tantissime di varie forme e misure, ma potrebbe essercene sempre una che farebbe comodo in determinate situazioni e che invece manca alla sua collezione.

Il legno è come il salame

I legni adatti ad essere intagliati sono tanti, principalmente quelli degli alberi da frutto come noce, pero, melo e ciliegio. Il tiglio è invece il legno che Michele utilizza durante le sue lezioni perché è una via di mezzo tra il duro e il tenero. Il suo preferito è però il cirmolo (Pino Cembro). Questa scelta ci riporta sempre sulle montagne dell’Alto Adige, dove è molto utilizzato. Ha inoltre un profumo buonissimo, che resiste anche a distanza d’anni. Tra tutte le sue opere, quella da cui Michele si sente più rappresentato è il bassorilievo di un paesaggio alpino, realizzata in legno di cirmolo. In questa lunga striscia orizzontale ha racchiuso tutti i principali elementi dell’ambiente alpino, dai caprioli nel bosco, all’uomo che taglia l’erba nei campi con la falce, fino allo stambecco che osserva i monti e le vallate dall’alto.

Per far capire ai suoi allievi quale sia il legno migliore da intagliare Michele ha elaborato una metafora molto efficace. “Più il legno è duro e più si lavora bene, più è tenero e più si fa fatica – spiega. Il legno è come un salame: se è fresco tagliandolo si schiaccia e si deforma; con un salame stagionato si possono invece fare fette sottili e precise”.

Ascolta il tuo legno

Una volta scelto il pezzo di legno, sia per intagliare che per scolpire, è fondamentale acquisire un certo tipo di sensibilità. “Il legno è una materia viva e va ascoltato – racconta Michele con trasporto. Non bisogna scolpirlo con la forza, dobbiamo ascoltarlo e capire come vuol essere tagliato. Il legno ci suggerisce la direzione giusta, e se sbagliamo ce lo fa capire spezzandosi o sgranandosi”.

Dopo tanti anni di pratica, gli insegnamenti più importanti che Michele ha appreso grazie al legno sono “la calma, la tranquillità e la concentrazione – confida. Prima volevo tutto e subito. Con il legno è diverso: alcune lavorazioni richiedono mesi, addirittura anni. Lavorare il legno inoltre mi aiuta a pensare. Nel mio laboratorio quando intaglio mi concentro ma al tempo stesso i pensieri scorrono liberi. Quando scolpisco invece i pensieri dopo un po’ iniziano ad andare a ritmo con i colpi di martello. Entro così in simbiosi sia con il legno che con me stesso”.

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