Ventisette opere e un Inno lungo due imponenti porticati: così appariva il maestoso monumento a Giuseppe Verdi

Ciò che rimane del monumento al Maestro Giuseppe Verdi è oggi custodito a cielo aperto in piazzale della Pace. A pochi metri dalla Pilotta, infatti, troviamo l’ara centrale di un più antica e maestosa struttura danneggiata dai bombardamenti del maggio 1944 e, non senza polemica, demolita l’anno seguente.

Ma qual è la storia del monumento? Dobbiamo tornare al 1913, in occasione del centenario dalla nascita di Giuseppe Verdi, quando la città di Parma decise di omaggiare l’artista con un’opera che ne rispecchiare grandezza e prestigio. Nel 1913 fu così incaricato l’architetto Lamberto Cusani di avviare i lavori di costruzione di un maestosa struttura, alta quanto la Pilotta e situata nel piazzale antistante la stazione ferroviaria. La struttura fu inaugurata il 22 febbraio 1920.

Interamente realizzata in granito e bronzo dallo scultore Ettore Ximenes, il monumento si componeva di un enorme arco trionfale, sormontato da leoni trainanti un carro mitologico attorno a cui correvano due lunghi porticati semicircolari. Su du essi le 27 statue raffiguranti i personaggi delle opere verdiane, ordinate nella giusta cronologia di composizione, a cui aggiungere la statua per l’Inno di Guerra. Al centro dell’emiciclo era situata l’ara centrale, unica parte sopravvissuta (insieme ad alcune statue) del più antico monumento.

Il 13 maggio 1944 i bombardamenti sulla città non risparmiarono il monumento che, per quanto non ferito in modo particolarmente grave, verrà abbattuto un solo anno più tardi per lasciare spazio alla nuova edilizia. Ad essere risparmiata fu solo l’ara centrale oggi situata, come detto, in piazzale della Pace, nonché 9 delle 28 statue, gran parte delle quali trafugate da privati o gettate nel torrente. Le opere salvata si trovano oggi nella sala del teatro Arena del Sole di Roccabianca.

Sulla parte anteriore dell’ara dello Ximenes è possibile osservare un altorilievo raffigurante Giuseppe Verdi in meditazione e contornato dalle Muse, mentre la parte posteriore è suddivisa in tre differenti altorilievi che rappresentano l’approvazione da parte delle province parmense dell’annessione al Regno d’Italia, la scena della trionfale accoglienza della città di Torino all’arrivo del maestro con l’epigrafe Viva V.E.R.D.I. e la consegna di Verdi al re Vittorio Emanuele II dell’esito del Plebiscito.

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