Mostra “Ligabue&Vitaloni”: “Gli occhi di un animale parlano uno straordinario linguaggio”

Nella Dimora Cinquecentesca di Palazzo Tarasconi sarà possibile vedere sino al prossimo 29 agosto la…

Nella Dimora Cinquecentesca di Palazzo Tarasconi sarà possibile vedere sino al prossimo 29 agosto la mostra ‘’Ligabue&Vitaloni. Dare Voce alla Natura’’, l’esposizione mette in dialogo 83 dipinti e 4 sculture di Antonio Ligabue con le opere dell’artista contemporaneo Michele Vitaloni. La mostra pone al centro del suo racconto il mondo naturale e animale fondendosi insieme per raccontare e indagare l’esistenza attraverso il bene e il male della vita. Le opere di Antonio Ligabue ripercorrono e analizzano i temi che più hanno caratterizzato il suo percorso artistico dimostrando quanto è ancora universale la sua pittura. L’elemento centrale dei suoi lavori sono le pennellate crude e nette che esprimono quella nota di malessere che aleggiava attorno al pittore, riconoscibile negli innumerevoli ritratti in cui ne emerge una figura complessa.

A tal proposito Vittorio Sgarbi scrive: “C’è il mondo interiore che si esibisce nei suoi autoritratti, Ligabue parla con se stesso, si chiede e ci chiede qualcosa. Anche in questo caso è evidente il disagio. Ligabue si batte la testa con un sasso, cerca di scacciare gli spiriti maligni. L’autoritratto non è una forma di narcisismo, esprime la necessità di capirsi meglio, in un processo di autoanalisi”. Un nucleo importante di opere è poi dedicato al mondo naturale e a quello animale inteso, come dichiara nuovamente lo storico e critico d’arte, “simboli di forza, di energia, emblemi di un desiderio di libertà, di riscatto”.  Gli animali diventano l’elemento per indagare il bene e il male, l’arte diventa il mezzo psicologico e narrativo per descrivere l’io interiore difficile e controverso dell’artista. 


A caratterizzare la mostra sono anche le rappresentative 15 opere dell’artista contemporaneo Michele Vitaloni  autore di spicco della Wildlife Art e dell’iperrealismo scultoreo. Il percorso espositivo vede un allestimento sapientemente progettato da Cesare Inzerillo, il quale è riuscito a creare un’atmosfera ben bilanciata tra i due linguaggi espressivi dando massima importanza ai due artisti creando un fecondo dialogo e connubio che attrae generazioni differenti. Fecondo e  viscerale il rapporto che lega Vitaloni  alla natura: “Mi ha sempre affascinato, sin da bambino ero attratto dal ciclo dalla vita, dagli animali e da quello che li caratterizzava e rappresentava, l’osservazione degli insetti, delle rane ma anche stregato dalla metamorfosi“. La natura gli appartiene ma al tempo stesso anche l’arte, il disegno e la pittura. Vitaloni ci racconta come nasce la sua passione per la scultura: “Alle elementari le lezioni d’arte erano libere, potevamo usare sia i pennarelli, le tempere, le matite e soprattutto la plastilina che mi ha sedotto e in quel momento sono riuscito a plasmare un pavone che qualche giorno prima avevo osservato con mio nonno nel campo. Da lì in avanti non ho smesso di creare, dipingere, illustrare e scolpire“.  La creatività e la capacità di plasmare insieme più elementi negli anni lo portano da diventare uno scultore affermato scegliendo come dice lui “una strada non spianata” perché le sue opere fondono insieme scultura e pittura ricreando con una precisione maniacale la realtà dell’animale sotto le sue innumerevoli forme espressive. Lo studio che Vitaloni fa dell’animale è accurato, attento e preciso. Lo scolpisce con fierezza e unicità unendo insieme: legno e bronzo, scalpelli e colori ad olio per dare luce a manto dell’essere vivente. Si può affermare che il lavoro artistico di Vitaloni non è solo uno sculture naturalista, ma ancor di più un artista diventato naturalista che pone al centro una filosofia di pensiero dedicata all’universalità della protezione del mondo animale. 

Le opere d’arte di Vitaloni sono sviluppate in un numero di nove, dove in scultura il numero nove rappresenta il numero perfetto. Sono opere uniche anche perché richiedono anni di lavoro, studio e attenzione verso l’animale da riprodurre ponendo massima attenzione: ai colori del manto, lo sguardo, la posa, l’espressività e la fierezza.  Quello che caratterizza il suo lavoro è anche la cura in cui mette in movimento la scultura togliendo così la staticità dell’animale onirico dipinto da Ligabue. I suoi lavori suscitano bellezza e dolcezza che conservano in sé un amore di protezione verso gli animali. Vitaloni racconta la vita che esiste anche dentro a uno piccolo fazzoletto di terra o negli occhi di un grande animale ci spiega in modo garbato e silenzioso il bene e non il male come Ligabue fa con i suoi dipinti. 

L’arte di Vitaloni è una terapia interiore che consente di passare dalla rabbia verso la dolcezza e raffinatezza di voglia riscatto costruttivi dell’uomo e dell’io personale. L’arte è il mezzo che ci permette di vivere e di raccontarci oltre che di essere raccontati,  per Vitaloni l’animale è il bene più fiero per raccontare la magia dell’arte e dello stile come diceva il filosofo Martin Bube: “Gli occhi di un animale hanno il potere di parlare uno straordinario linguaggio”, ruolo che hanno anche le opere di Vitaloni: portare il nostro occhio ad amare il bello. 

Foto Credits: Simone Buratti