La musica di Menestrella Femminista per combattere il patriarcato | INTERVISTA

Sabato 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, migliaia di persone sono scese in piazza a Parma, e non solo, per manifestare contro una società che ancora opprime le donne e fatica a tutelarle dalla violenza maschile cui, in tutte le sue forme, sono sottoposte quotidianamente. Ospite della giornata, invitata dalla Casa delle Donne di Parma, è stata la cantautrice Menestrella Femminista (all’anagrafe Nicoletta Salvi), artista romana che si dichiara “femminista da quando sono nata” e che con la sua musica riscrive e produce testi in cui l’amore non è raccontato più come una conquista e un possesso dell’uomo nei confronti della donna, come tante canzoni d’autore, anche famosissime, invece affermano.

Per me è stata molto bella la giornata del 25 novembre” – racconta Menestrella Femminsita. “Ho visto tanto fermento in tutta Italia: a Roma c’è stata una grande manifestazione e devo dire che secondo me il dibattito quest’anno è stato maggiore per i fatti di cronaca accaduti. Il movimento quindi è riuscito a intercettare persone che anni scorsi non erano interessate e forse nemmeno sapevano dell’esistenza di questa giornata“. “Fortunatamente più persone ne hanno sentito parlare, purtroppo succede sempre per i femminicidi… Vedere che la partecipazione sta aumentando è però positivo“.

A Parma, difatti, piazza Garibaldi era piena. E alla causa hanno partecipato anche tante e tanti giovani: “Mi ha fatto piacere vedere tutte le scuole presenti: tantissime ragazze e tantissimi ragazzi hanno sentito molto il problema. Era una cosa ben organizzata, e molti interventi sono stati profondi e toccanti, lontani dal ‘politichese’ che invece si sente spesso in altri tipi di manifestazione“. Sembra quindi, afferma l’artista, che quest’anno ci siano state riflessioni maggiori anche dentro le aule con gli insegnanti.

L’importanza della “riscrittura” femminista e l’eco della musica popolare

Io sono femminista da sempre, da quando sono nata“, esordisce Menestrella Femminsta quando le si chiede da dove nasce la sua identità femminista. “Mia madre era femminista e io sono nata del 1977: già dalla pancia sentivo le manifestazioni e quei discorsi mi hanno in un certo senso formata“. Nicoletta Salvi faceva la musicista suonando musica popolare e cantando famosi testi della storia della musica italiana. A un certo punto però, si è resa conto che ciò che quelle canzoni affermano erano molto dissonanti con la sua concezione femminista dell’amore, una concezione che vede uomo e donna in posizioni paritarie.

Mi ritrovavo a cantare cose che non mi rispondevano: quei testi riflettono la società in cui sono stati creati“, afferma Menestrella Femminista. “Faccio un esempio: una famosa canzone dice ‘Io che non vivo più di un’ora senza te…’ e dopo ‘sei mia sei mia sei mia’… questo per me è un amore tossico. Le persone dicono che è una canzone romantica, ma io trovandomi a cantare questi testi, ho detto: ‘Basta, devo cambiarli‘. Ho mantenuto quindi le melodie e ho una fatto una rivisitazione della musica popolare“. Così, attualizzando la musica e immettendo nuovi concetti all’interno di testi che riflettevano una società patriarcale, molte persone hanno riconosciuto l’originalità dell’arte di Menestrella Femminista. “Io voglio mantenere viva la tradizione, ma da lì sono partita per trovare il mio modo di fare musica, scrivendo anche musiche mie, sempre con echi della musica popolare. Per me era urgente mandare questi messaggi. La mia forma di attivismo passa attraverso la mia forma espressiva musicale“.

Il lavoro di decostruzione di Menestrella Femminsta è mirato a “cambiare il paradigma”: “Purtroppo lo spirito del tempo non è quello che dico io. La mie canzoni propongono un modello che ancora non esiste, perché ancora oggi viviamo in un modello patriarcale“. Ma il successo che riceve, afferma con emozione, da parte soprattutto di bambine e bambini, riempie di fiducia nei confronti del futuro.

Quanto ai modelli cui l’artista si ispira, Menestrella Femminista racconta di non basarsi sulla produzione artistica di nessuna artista in particolare. “Scrivo quello che mi viene e i miei testi sono molto semplici, anche in dialetto. Se dovessi ricercare le radici della mia musica, le troverei però senza dubbio nella musica popolare, nell’essere diretta, di dire le cose chiaramente e con ritmi immediati. Non voglio far vedere, ad esempio, quanto posso suonare bene il violino. Non mi interessa la ricerca di nuove forme musicali“.

Se i testi arrivano e non lasciano dubbi sulla propria interpretazione, è anche vero che è capitato che quella parola, “femminista”, nel nome d’arte di Nicoletta Salvi, abbia fatto storcere il naso: “Mi capita a volte di presentare il mio progetto e ricevere risposte del tipo ‘ok per le canzoni ma femminismo è una parola un po’ scomoda, ormai è un concetto superato’. Non sono d’accordo assolutamente: c’è ancora tanta strada da fare e serve capire che il problema di fondo sta nel sistema culturale“.

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